Il settore agro-zootecnico in Italia incide per il 7,1% sulle emissioni ambientali

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“Ancora fake news sul settore agro-zootecnico in generale,” così si è espresso Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili, l’associazione no profit per il consumo consapevole e la produzione sostenibile di carne, commentando la lettura che il WWF ha diffuso lo scorso dicembre rispetto ai dati contenuti nel rapporto Ispra “TEA-Transizione ecologica aperta. Dove va l’ambiente italiano?”.

“L’associazione ambientalista nella sua versione dei fatti ancora una volta individua nel settore agro-zootecnico il primo responsabile dell’impatto ambientale in Italia, un’affermazione non solo falsa, in quanto non tiene conto degli enormi progressi che fanno del nostro Paese un modello in termini di sostenibilità, ma che oltretutto travisa completamente il report dell’Istituto,” ha aggiunto Pulina, che anche quest’anno è stato inserito nella prestigiosa graduatoria degli scienziati più autorevoli al mondo, “World’s Top 2% Scientists List”.

Da una lettura non ideologica del rapporto, infatti, si apprende che l’80,5% delle emissioni nazionali sono da attribuire ai consumi energetici, mentre il settore agro-zootecnico incide soltanto per il 7,1%, con una diminuzione dal 1990 ad oggi del 17,3%, dovuta principalmente al minor numero dei capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e al minor uso di fertilizzanti azotati. Negli ultimi anni si è anche registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali ai fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse. In discesa dal 2005 ad oggi dell’11% anche le emissioni di ammoniaca. Senza tralasciare il focus su agricoltura e innovazione che apre interessanti prospettive in termini di mitigazione degli impatti.

“Il WWF, con affermazioni paradossali che indica il settore agro-zootecnico fra i principali nemici della natura, senza fornire un’alternativa valida per l’alimentazione quotidiana di quasi 8 miliardi di persone, punta pericolosamente il dito contro un comparto vitale – ha concluso Pulina – con il rischio di usare la transizione ecologica, processo necessario e su cui la zootecnia è pronta a fare la sua parte nel quadro di un’agricoltura sempre più sostenibile, in maniera strumentale con l’unico risultato di renderci più vulnerabili e dipendenti da Paesi terzi che producono con standard sociali e ambientali assolutamente inferiori ai nostri; oppure delegittimando il settore settore agro-zootecnico, aprendo le porte agli alimenti in provetta o super-processati, i veri nemici di ambiente e salute umana.”

Fonte: Carni Sostenibili