
La stagione 2025/26 di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) ha confermato una pressione epidemiologica elevata sul comparto avicolo italiano, spingendo le autorità sanitarie verso un’evoluzione delle strategie di controllo. Accanto alle misure tradizionali di abbattimento e contenimento, l’Italia si prepara ora all’avvio della vaccinazione preventiva del pollame nelle aree a maggior rischio.
Andamento dei focolai: dati ufficiali aggiornati
Secondo il report ufficiale IZSVe – Situazione HPAI nel pollame domestico in Italia (aggiornamento al 29 gennaio 2026), il primo focolaio della stagione è stato confermato il 29 settembre 2025 in Friuli-Venezia Giulia. Da allora, la circolazione del virus H5N1 ha interessato in modo prevalente le regioni del Nord Italia.
Nel periodo 29 settembre 2025 – 29 gennaio 2026 risultano 54 focolai complessivi confermati in allevamenti di pollame domestico. Le regioni maggiormente coinvolte sono:
- Lombardia, con una forte concentrazione in provincia di Mantova
- Veneto, in particolare nelle province di Verona, Venezia e Treviso
- Emilia-Romagna (Ferrara, Parma, Ravenna, Forlì-Cesena)
- Piemonte
- Friuli-Venezia Giulia
- Toscana
Le specie colpite includono tacchini da carne, galline ovaiole, broiler, riproduttori, oltre ad alcuni focolai multispecie. Tutti i casi notificati nel periodo risultano attribuiti al sottotipo H5N1.
I dati ufficiali confermano inoltre che non vi sono evidenze di trasmissione del virus attraverso carne avicola o uova destinate al consumo, grazie ai controlli veterinari e alle misure di gestione del rischio lungo la filiera.
Misure di contenimento e impatto sul settore
La risposta sanitaria nazionale ha continuato a basarsi su:
- abbattimenti mirati negli allevamenti colpiti
- istituzione e gestione di zone di protezione e sorveglianza
- rafforzamento delle misure di biosicurezza, in particolare nei territori ad alta densità avicola
- restrizioni temporanee alle movimentazioni e alle attività a rischio
Questa strategia ha comportato impatti economici e operativi rilevanti per le aziende avicole, tra sospensioni produttive, costi di sanificazione e gestione dei capi abbattuti, rafforzando il dibattito sulla sostenibilità di un approccio basato esclusivamente sullo stamping-out.
Verso la vaccinazione preventiva
Alla luce della persistenza del virus e della sua circolazione prolungata nel tempo, l’Italia ha definito un piano nazionale di vaccinazione preventiva, approvato a livello comunitario, con avvio previsto dalla primavera 2026.
Il programma prevede:
- priorità a tacchini e galline ovaiole
- interventi concentrati nelle aree ad alta densità avicola e in prossimità di zone umide e rotte migratorie
- integrazione della vaccinazione con sorveglianza rafforzata e biosicurezza
L’autorizzazione europea è arrivata dopo audit positivi sui sistemi italiani di controllo e tracciabilità, aprendo la strada a un modello di gestione del rischio compatibile con il mercato unico.
Contesto europeo
Il quadro italiano si inserisce in una situazione europea ancora complessa. Le valutazioni EFSA indicano una circolazione persistente di H5N1 negli uccelli selvatici e una probabilità di nuovi focolai fino alla fine della stagione invernale, confermando la necessità di mantenere elevata l’attenzione sul fronte sanitario.
Uno scenario in evoluzione
La stagione 2025/26 segna quindi un passaggio chiave nella gestione dell’influenza aviaria in Italia: dall’emergenza ripetuta verso un approccio più strutturato, basato su prevenzione, sorveglianza e strumenti vaccinali. Un’evoluzione che punta a tutelare la sanità animale, la continuità produttiva e la stabilità economica del comparto avicolo.
Fonte
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Influenza aviaria ad alta patogenicità nel pollame domestico in Italia. Situazione al 29 gennaio 2026













