
Il 24 novembre l’Efsa ha pubblicato un rapporto sulla diffusione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) in Europa. I dati sono preoccupanti, soprattutto se analizzati rispetto all’anno precedente.
“Unprecedented high level of highly pathogenic avian influenza in wild birds in Europe during the 2025 autumn migration” (Livello senza precedenti di influenza aviaria altamente patogena negli uccelli selvatici in Europa durante la migrazione autunnale del 2025) è il titolo del rapporto che l’EFSA (European Food Safety Authority) ha pubblicato il 24 novembre. Il rapporto si basa sui dati raccolti tra settembre e novembre 2025, che hanno rivelato 1.443 rilevazioni del virus in uccelli selvatici in 26 paesi, una cifra quattro volte superiore rispetto all’anno precedente e la più alta registrata dal 2016.
Le segnalazioni hanno interessato ben 26 Paesi: Germania (909), Francia (165), Paesi Bassi (78), Regno Unito (esclusa Irlanda del Nord, 60), Spagna (48), Danimarca (28), Austria (24), Belgio (22), Lussemburgo (17), Italia (16), Norvegia (14), Lettonia (9), Svezia (9), Islanda (7), Lituania (6), Polonia (6), Portogallo (5), Finlandia (4), Ungheria (3), Slovenia (3), Cechia (2), Irlanda (2), Romania (2), Svizzera (2), Slovacchia (1), Ucraina (1).
La stragrande maggioranza dei casi è stata identificata come il sottotipo H5N1, una variante evoluta di recente, che ha colpito principalmente uccelli acquatici e gru comuni lungo le loro rotte migratorie, ma non mancano le varianti HPAI A (H5N5) e HPAI A (H5Nx). Le maggiori segnalazioni hanno riguardato anatidi (anatre, oche e cigni) e gru comuni; minori sono state le rilevazioni in uccelli marini coloniali (soprattutto gabbiani) e in rapaci (principalmente la poiana comune).
I ricercatori avvertono che questa elevata carica virale nell’ambiente aumenta notevolmente il rischio di diffusione negli allevamenti di pollame domestico e tra i mammiferi.

Note: l’unità riportata è il numero di rilevamenti del virus HPAI a livello di focolaio e non il numero totale di rilevamenti negli uccelli selvatici (poiché più specie possono essere coinvolte in un singolo rilevamento del virus HPAI).
Questa designazione non pregiudica posizioni sullo status e è conforme alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Parere della Corte Internazionale di Giustizia sulla Dichiarazione di Indipendenza del Kosovo.
Fonte: ADIS, EFSA e WOAH (estrazione dei dati effettuata il 14 novembre 2025).
Le raccomandazioni dell’EFSA
Per mitigare l’espansione del virus, il documento raccomanda con urgenza l’implementazione di rigide misure di biosicurezza e l’immediata rimozione delle carcasse degli uccelli selvatici infetti. Si consiglia inoltre di considerare l’attuazione di ordini di ricovero per il pollame domestico nelle aree a rischio.
Può essere utile consultare il “Bird Flu Radar” di EFSA per monitorare la probabilità di introduzione del virus HPAI nelle popolazioni selvatiche. Inoltre, occorre evitare il foraggiamento artificiale degli uccelli selvatici, soprattutto gru e cigni, nei periodi a rischio, per limitare gli assembramenti. È infine consigliato limitare le attività che disturbano inutilmente gli uccelli selvatici (es. caccia, turismo, uso di droni), per evitare una diffusione ulteriore del virus.
Bibliografia
EFSA (European Food Safety Authority), EURL (European Union Reference Laboratory for Avian Influenza), Ducatez M., Fusaro A., Gonzales J. L., Kuiken T., Ståhl K., Staubach C., Terregino C. and Kohnle L., 2025. Unprecedented high level of highly pathogenic avian influenza in wild birds in Europe during the 2025 autumn migration. EFSA Journal 2025;23(11):9811, 9 pp. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2025.9811













