Cresce il biologico nel settore avicolo

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Si è tenuto a Roma il convegno sulle tendenze del comparto biologico in agricoltura organizzato da ISMEA dal tema: “Appuntamento con il bio: l’agricoltura biologica del futuro” con la partecipazione del Ministero delle Politiche Agricole, Federbio, AIAB, Assobio, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Italiane, Anabio-Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri.

Dal Rapporto Ismea emerge che dal 2020 al 2021 si è registrata una tendenza positiva nel comparto avicolo: il numero di capi allevati è infatti aumentato del +20,6%, superando così i 5 milioni di animali. Negli altri settori zootecnici si è registrato un +3% per i bovini, +0,5% per i suini, mentre è in diminuzione il contingente degli ovini e dei caprini, rispettivamente del -7,6% e del -5,3%.

Dinamica marcata negli ultimi anni per il biologico nel settore avicolo

Nell’ultimo triennio le consistenze dei bovini, suini, ovini e caprini mostrano livelli pressoché stabili, mentre il comparto degli avicoli – con particolare riferimento ai polli da carne e ovaiole – presenta una dinamica più marcata, tanto da guadagnare in media circa mezzo milione di capi ogni anno.

Sempre in riferimento alle categorie zootecniche più rappresentative, attraverso un confronto con i dati ISTAT sulle consistenze, possiamo vedere come i più rilevanti in termini di incidenza del biologico sono: caprini (9,4%), ovini (8,6%) e bovini (7,0%), mentre all’interno dell’allevamento suinicolo, il biologico incide ancora solo per lo 0,7%.

In generale, nel corso degli ultimi 15 anni, il settore biologico è cresciuto a livello nazionale e internazionale a ritmi elevati, guadagnando sempre più spazio nelle politiche agroalimentari, un maggior favore presso i consumatori e nelle strategie commerciali dell’intera filiera agricola. Solo negli ultimi cinque anni, in Italia le superfici e le aziende bio sono cresciute del 40% e i consumi interni di circa il 70%. Naturalmente, tali livelli di crescita sono stati favoriti dalla ridotta dimensione iniziale del fenomeno che, tuttavia, ha raggiunto traguardi importanti.

La tendenza a livello europeo nel biologico

A livello europeo, nel 2020 – secondo gli ultimi dati completi a disposizione – la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) coltivata ad agricoltura biologica si attesta su quasi 15 milioni di ettari. La Francia, la Spagna e l’Italia, in questo ordine, sono i tre Paesi con le superfici biologiche più ampie in termini assoluti e l’Italia conferma anche nel 2021 la maggiore incidenza percentuale sulla superficie agricola complessiva, valore aumentato al 17,4% dal 16,6% del 2020, orientamento che va avanti oramai da diversi anni.

Dal campo alla tavola

Tra le strategie dell’Unione europea che interessano in particolare modo il comparto agricolo ci sono i programmi sulla “Biodiversità” e “Dal produttore al consumatore”, che sono diretti a rafforzare il ruolo degli agricoltori e degli allevatori nella filiera agroalimentare, ma contestualmente fissano anche degli obiettivi ambientali altamente sfidanti e sicuramente non a costo zero per il settore agricolo.

A sostegno della strategia europea viene messo a punto anche un bilancio finanziario ambizioso, che passa principalmente attraverso gli strumenti della Pac. Una politica che secondo alcuni Stati membri andrebbe già ripensata in un nuovo quadro politico internazionale e che dovrebbe anteporre nuove priorità agli obiettivi di crescita verde, primo tra tutti quello della sicurezza alimentare.

Fonte: Ismea, Unaitalia