Il benessere animale negli allevamenti di ovaiole – Seconda parte

D. Cavero, H&N International GmbH - M. Schmutz, Lohmann Breeders - W. Bessei, University of Hohenheim

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In futuro, l’allevamento delle galline ovaiole in Europa sarà sempre più di tipo alternativo e il benessere animale rivestirà un ruolo fondamentale. In questa seconda parte si prendono in esame alcuni fattori determinanti da tenere sotto controllo per il benessere della gallina ovaiola.

L’attitudine al nido

L’attitudine al nido non è stata considerata rilevante fintanto che le galline sono state selezionate per l’allevamento in gabbia, soprattutto per le linee maschili. Per le linee femminili, invece, una buona attitudine al nido era un tratto valutato e incluso già prima dell’era cage-free. Con il passaggio dalla gabbia ai sistemi alternativi, l’attitudine al nido nelle linee da uova sta diventando sempre più fondamentale. Le uova deposte fuori dal nido sono esposte a diverse problematiche: possono sporcarsi e contaminarsi se deposte sulla lettiera, rischiare di rompersi se deposte sul posatoio o rischiare di essere mangiate. Ridurre al minimo le uova a terra negli allevamenti richiede attente procedure di gestione quali, per esempio, trasferire le pollastre alla struttura di produzione nei tempi giusti, raccogliere frequentemente le uova a terra all’inizio della deposizione, evitare zone di oscurità nella lettiera, facilitare l’accesso al nido, offrire spazio nido sufficiente per tutti gli animali e fornire un nido attraente e comodo. Tuttavia, anche se vengono seguite tutte le raccomandazioni, il problema delle uova deposte a terra non può essere risolto esclusivamente con procedure gestionali.

Le principali case genetiche includono nei loro programmi di selezione il tratto dell’attitudine al nido con criteri adeguati per meglio adattare gli ibridi commerciali ai sistemi alternativi. H&N e Lohmann Breeders hanno colto la sfida da più di un decennio, le linee pedigree sono sempre state testate anche per i sistemi a terra, oltre alla tradizionale selezione per la gabbia. Lo sviluppo del cosiddetto nido a imbuto consente l’identificazione delle uova delle singole galline all’interno dei gruppi allevati a terra. Le galline sono etichettate con un tag che funziona da transponder che identifica l’ingresso nel nido, mentre l’attribuzione delle uova deposte alla singola gallina viene abilitata tramite apposito software. Questo tipo di nido consente di selezionare per l’attitudine al nido e contribuisce a ridurre le uova deposte a terra negli allevamenti.

Pica e cannibalismo

I danni causati da pica e cannibalismo rappresentano un serio problema di benessere non solo per le galline ovaiole, ma anche per tacchini da ingrasso, anatre mute e per altre specie di volatili. Questo comportamento può svilupparsi nelle pollastre in giovane età e continuare poi da adulte.

Le fasi di pica o plumofagia di solito precedono il cannibalismo. Il momento di inizio di questi fenomeni è imprevedibile. Le aree preferite sono la parte bassa della schiena, vicino al pigostilo, attorno alla cloaca e al collo. In alcuni casi si verifica pica delle dita delle zampe e delle punte delle ali, senza precedenti episodi gravi.

Il beccaggio della cloaca è spesso correlato alla fuoriuscita di mucosa dall’ovidotto in fase di ovodeposizione, in alcuni casi come prolasso. La deposizione fuori dal nido o la luce intensa all’interno dei nidi rendono le mucose visibili alle compagne e stimolano la beccata cloacale. Una volta che una gallina mostra macchie di sangue su una qualsiasi parte del corpo, diventa un bersaglio per le altre; le ovaiole ferite verranno pertanto beccate a morte entro poche ore, se non sono separate o trattate con repellenti. La causa principale di tale comportamento è la naturale curiosità delle galline, che usano la vista e il becco alla ricerca di cibo. Sono molti i fattori che possono influire su questi comportamenti, considerati anomali nelle linee commerciali: sono state identificate carenze nutrizionali, mancanza di materiali per il razzolamento, luce intensa, dimensione del gruppo, densità di allevamento e altri fattori di rischio. Le raccomandazioni per prevenire questo comportamento dannoso comprendono aggiustamenti nutrizionali, per esempio incrementare il livello di amminoacidi essenziali, minerali e fibra grezza, e migliori pratiche gestionali, come l’aggiunta di balle di erba medica da beccare, blocchi di calcio o altri materiali per tenere le galline occupate. I mezzi più efficaci sono la riduzione dell’intensità luminosa e il trattamento del becco.

Il trattamento del becco non previene la pica, ma riduce i danni alla livrea, le ferite per lo strappo delle piume e il cannibalismo dovuto a ferite sanguinanti. Pertanto, il cannibalismo si verifica più raramente negli allevamenti dove si attua il trattamento del becco, ma questa procedura causa dolore e viene pertanto criticata dalle associazioni animaliste. In alcuni Paesi come Germania, Olanda, Svizzera, Austria e Scandinavia, questo trattamento è generalmente vietato. Nell’UE il trattamento del becco, come misura preventiva contro pica e cannibalismo, è consentito nei pulcini fino a 10 giorni di età, se effettuato da personale competente e formato. In altri Paesi il trattamento del becco richiede un’autorizzazione speciale da parte delle autorità preposte al benessere degli animali, mentre altri Stati hanno già annunciato il divieto di debeccaggio in un futuro prossimo. È stato stimato che l’uso di galline a becco integro aumenta i costi di produzione delle uova, principalmente a causa di una maggiore mortalità.

Negli allevamenti con soggetti non debeccati è necessaria un’attenzione particolare e costante da parte degli allevatori per intervenire prima che pica e cannibalismo si diffondano nel gruppo. Prove sul campo hanno dimostrato che, anche se le migliorie gestionali suggerite prima possono ridurre i danni, il fenomeno rimane tuttavia sempre possibile, e che per risolvere il problema anche la selezione genetica può dare un aiuto.

Vari studi hanno dimostrato una relazione fra la variazione genetica e la plumofagia. A seconda del modello statistico utilizzato, l’ereditabilità variava tra lo 0,11 e lo 0,20. La selezione per il tratto di bassa o elevata incidenza di pica o lesioni inflitte dal becco si è dimostrata efficace in vari esperimenti. La selezione per ottenere elevata plumofagia ha mostrato risposte significative entro poche generazioni, mentre la risposta è stata inferiore quando si è voluto selezionare per il tratto di bassa plumofagia, in quanto alcuni soggetti con elevata pica sono riapparsi anche dopo 11 generazioni di intensa selezione.

La selezione base per ridurre la pica consisteva nell’allevare le famiglie di linee pure in piccoli gruppi e valutare le condizioni della livrea dei soggetti, oltre a registrarne la mortalità. Questa procedura si è dimostrata in parte efficace e ha ridotto i danni al piumaggio. Ora si sta selezionando per avere un becco più smussato e tale carattere è stato incorporato nei programmi di selezione da diversi anni per ridurre l’impatto negativo sulle piume. La plumofagia nelle ovaiole ha una natura multi-fattoriale, non è pertanto possibile intervenire ed eliminarla completamente con le misure genetiche convenzionali.

Si prevede che la situazione migliorerà quando nel genoma del pollo verranno identificati i marcatori specifici per il piumaggio; attualmente diversi istituti di ricerca stanno effettuando studi in questa direzione. I primi risultati mostrano che la plumofagia è una caratteristica di tipo poligenico, influenzata cioè da molti geni con tanti piccoli effetti. Una potenziale soluzione, in futuro, potrebbe essere l’utilizzo combinato della tecnologia a sensori e metodi genomici per identificare nei gruppi gli animali che tendono alla pica e le loro vittime.

Fine della seconda parte

La bibliografia è disponibile su richiesta

Tradotto da Gianluca Selva – ALI LOHMANN, Distributore LOHMANN BREEDERS in Italia.

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