L’industria delle uova nei Paesi emergenti tra il 2007 e il 2017

Hans-Wilhelm Windhorst L’autore è Direttore Scientifico del WING all’Università Veterinaria di Hannover e Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania

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Parte 1: lo sviluppo degli allevamenti di galline ovaiole

Introduzione

Il lavoro presenta in quattro parti un’analisi delle dinamiche della produzione e del commercio di uova nei Paesi emergenti (Emerging Market Countries = EMC).

Il termine “mercato emergente” è stato usato per la prima volta nel 1981 da Antoine Van Agtmael, un economista della Banca Mondiale, per caratterizzare un gruppo di Paesi che si trovavano in una fase di transizione tra Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati. Il termine sostituì una classificazione che veniva utilizzata dagli anni ’70, che distingueva tra Paesi meno sviluppati e Paesi sviluppati. Fu Van Agtmael a coniare il termine “emerging market countries”. La nuova definizione indicava che questi Paesi stavano traghettando il loro sistema socio-economico verso economie maggiormente orientate al mercato. Il termine dovrebbe sottolineare anche che questi Paesi potrebbero diventare partner commerciali interessanti per i vecchi paesi industrializzati. Nel 2009, Vladimir Kvint ha pubblicato un libro dal titolo “Il mercato globale emergente: gestione strategica ed economia” nel quale ha analizzato i fattori che hanno dato il via al processo di trasformazione. Negli anni successivi, è uscito un gran numero di pubblicazioni che riguardavano la classificazione di tali Paesi e i parametri che potrebbero caratterizzarli. Ovviamente non esiste un elenco generalmente accettato di Paesi che appartengono al gruppo dei mercati emergenti. Julien Vercueil nel 2012 ha suggerito che un termine più pragmatico potrebbe essere “economie emergenti”.

I paesi che fanno parte di tale gruppo potrebbero essere caratterizzati da:

  • un reddito intermedio compreso tra il 10 % e il 75 % del reddito medio pro capite dell’UE;
  • una rapida crescita economica nell’ultimo decennio che ha ridotto il divario di reddito tra le economie meno sviluppate e quelle sviluppate;
  • nonché processi di trasformazione istituzionale che hanno permesso una migliore integrazione nell’economia mondiale.

In questo lavoro verrà utilizzato un elenco di 37 Paesi dei mercati emergenti (EMC), basato sulle classificazioni della Banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dalla FAO.[1] Nel 2017 essi hanno condiviso il 68,2% della popolazione mondiale, il 68,1% dell’inventario mondiale delle galline ovaiole e il 73,4% della produzione mondiale di uova.

Lo status degli EMC nella popolazione mondiale e il prodotto interno lordo

Tra il 2007 e il 2017 la popolazione dei 37 EMC è aumentata da 4,58 miliardi a 5,09 miliardi di individui, pari all’11,1%. Nello stesso decennio la popolazione mondiale è cresciuta del 12,6% pari a 837 milioni di persone. I Paesi emergenti hanno condiviso il 56,4% della crescita demografica globale.

I 15 Paesi emergenti con la popolazione più alta hanno contribuito per il 92,4% alla crescita totale degli EMC. Gli aumenti in assoluto più alti sono stati registrati in India, in Cina, in Nigeria e in Pakistan; i tassi di crescita relativa più alti invece sono quelli di Nigeria, Pakistan, Egitto e Filippine. I tassi di crescita relativa più bassi sono quelli di Russia, Thailandia, Cina e Brasile.

Il PIL mondiale ha raggiunto un volume di 80.683,8 bilioni di $. A questa cifra i Paesi emergenti hanno contribuito con 29.587,9 bilioni di $, pari al 36,7%. All’interno del gruppo i valori differivano notevolmente. Mentre la Cina ha generato un PIL di 12.238 bilioni di $, pari al 15,2% del PIL mondiale, la Nigeria ha raggiunto solo 375,8 milioni di $, pari allo 0,5% (Tabella 2).

Vale la pena notare che i Paesi emergenti hanno condiviso il 68,2% della popolazione mondiale, ma solo il 31,0% del PIL. Questo documenta la notevole differenza nella forza economica dei singoli Paesi e i profondi divari tra questi ultimi e le principali economie di mercato.

La dinamica nello sviluppo delle scorte di galline ovaiole nei Paesi emergenti

Nella Tabella 3 sono confrontati con la dinamica globale lo sviluppo della popolazione, le scorte di galline ovaiole e la produzione di uova tra il 2007 e il 2017.

Le scorte di galline ovaiole nei Paesi emergenti sono aumentate di 1,21 miliardi di esemplari, pari al 38,1%, il che ha comportato un aumento del 3,5% delle scorte mondiali di galline ovaiole. Al contrario, le scorte mondiali sono aumentate solo del 32,1%.

La Tabella 4 riporta un elenco dei quindici Paesi emergenti con il maggior numero di galline ovaiole nel 2007 e nel 2017. Un’analisi più approfondita rivela alcuni notevoli cambiamenti nella classifica dei Paesi: mentre l’India nel 2007 si è classificata al terzo posto dopo la Cina e il Brasile, nel 2017 è salita al secondo posto. L’Indonesia è scesa dal quarto al settimo posto, mentre il Bangladesh è salito dall’ottavo al quarto posto della classifica. Messico e Russia sono stati in grado di mantenere le loro posizioni, mentre Pakistan, Turchia e Malesia hanno conquistato posizioni più alte in classifica nel 2017, rispetto a dieci anni prima. L’Iran è stato sostituito dall’Ucraina. I quindici principali Paesi emergenti hanno guadagnato il 4,9% della loro quota nell’elenco mondiale di galline ovaiole, tutti e 37 i Paesi emergenti invece il 3,5%: questi dati documentano la crescita più rapida degli allevamenti di galline ovaiole nei quindici paesi leader rispetto al resto del gruppo.

La Tabella 5 elenca i quindici Paesi emergenti con la più alta crescita assoluta e relativa delle loro scorte di galline ovaiole. La composizione e la classifica dei Paesi rispetto alla crescita relativa non è identica a quella dell’aumento assoluto, come si evince facilmente dal confronto.

Uno sguardo più approfondito rivela che la crescita assoluta delle scorte di galline ovaiole nei quindici Paesi emergenti è stata superiore a quella dell’intero gruppo, il che indica che in molti Paesi del gruppo il numero di galline ovaiole deve essere diminuito. Il tasso di crescita relativa nei quindici Paesi emergenti e nell’intero gruppo è stato molto più alto che a livello mondiale. Da ciò si può concludere che questi Paesi hanno svolto un ruolo decisivo nella dinamica globale delle scorte di galline ovaiole e nella produzione di uova. Vale la pena notare che dieci dei quindici Paesi emergenti con il più alto aumento di allevamenti di galline ovaiole si trovavano in Asia e che solo Cina, Bangladesh e India hanno contribuito per il 56,2% alla crescita dell’inventario mondiale delle galline ovaiole. Dei quindici Paesi emergenti con la più alta crescita relativa dei loro allevamenti di galline ovaiole, undici erano situati in Asia, segno dell’eccezionale ruolo dei Paesi emergenti asiatici nella dinamica dell’industria globale delle uova. Il modello spaziale delle scorte di galline ovaiole nei Paesi emergenti nel 2017 è documentato nella Figura 1.

Non tutti i Paesi emergenti sono stati in grado di aumentare i propri allevamenti di galline ovaiole nel decennio analizzato. La Tabella 6 mostra che le dieci regioni in cui sono diminuiti gli allevamenti di ovaiole, insieme hanno perso 109,6 milioni di galline. Cinque di questi dieci Paesi si trovano nell’Europa orientale e sei sono Stati membri dell’UE. Mentre la causa principale del declino in questi paesi è stata la trasformazione, nell’Unione Europea, da gabbie convenzionali a sistemi di alloggio alternativi a partire dal 2012, i problemi politici ed economici sono stati i principali fattori di questa variazione in Ucraina e in Venezuela.

[1] Nelle figure sono riportati I dati di tutti i 37 Paesi, nelle tabelle sono riportati i dati relativi ai primi 15 Paesi leader nella categoria presa in esame. I Paesi EMC sono: Arabia Saudita, Argentina, Bangladesh, Brasile, Bulgaria, Cile, Cina, Colombia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Grecia, India, Indonesia, Iran, Israele, Malesia, Mauritius, Messico, Nigeria, Oman, Pakistan, Perù, Polonia, Qatar, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Romania, Russia, Sudafrica, Taiwan, Thailandia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Venezuela, Vietnam.

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