
Il settore europeo di produzione del pollo da carne si trova a un bivio: da un lato, la necessità di efficienza dettata dalla crescente domanda di proteine animali; dall’altro, la pressione normativa e dei consumatori per una transizione verso pratiche più sostenibili e un miglior benessere animale. In questo contesto, le razze di pollo a lenta crescita rappresentano un’alternativa promettente se applicate a modelli sostenibili su larga scala che integrino le implicazioni economiche con le strategie per contenere l’impatto ambientale. Il successo del settore dipende dall’integrazione di scienza, mercato e comunicazione.
Innovazione e nuove sfide per la filiera avicola europea
Il settore europeo di produzione del pollo da carne si trova oggi a un bivio. Da una parte, la domanda crescente di proteine animali spinge verso sistemi produttivi sempre più efficienti; dall’altra, normative, pressioni ambientali e aspettative dei consumatori impongono una transizione verso pratiche più sostenibili e rispettose del benessere animale.
In Italia e in molti altri Paesi europei, gli allevamenti intensivi tradizionali sono spesso associati a elevati consumi di risorse ed emissioni di gas a effetto serra, oltre a sollevare preoccupazioni sul benessere animale e sulla qualità della carne. È interessante notare, però, che i sistemi di produzione del pollo da carne sono tra i meno impattanti tra i sistemi zootecnici in termini di emissioni di gas serra (de Vries e de Boer, 2010; Poore e Nemecek, 2018), pur contribuendo significativamente alle emissioni di azoto e fosforo, che possono causare fenomeni di acidificazione ed eutrofizzazione. Nell’Unione Europea, si stima che i sistemi avicoli, insieme a quelli suini, producano circa l’85% delle emissioni totali di ammoniaca.
In questo contesto, diventa cruciale individuare strategie che riducano l’impatto ambientale, migliorino il benessere degli animali e rispondano alle richieste dei consumatori. Le razze di pollo a lenta crescita rappresentano un’alternativa promettente: pur richiedendo tempi di crescita più lunghi, offrono vantaggi significativi in termini di benessere animale e di qualità della carne, seppur comportando nuove sfide nella gestione delle risorse.
La rete tematica europea BroilerNet
La rete tematica BroilerNet per l’innovazione nella produzione del pollo da carne (https://broilernet.eu) coinvolge allevatori, ricercatori, veterinari e consulenti di 13 Paesi europei. L’iniziativa, finanziata dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe, mira a migliorare la resilienza e la sostenibilità del settore europeo dei polli da carne creando uno spazio di interazione tra scienza e pratica e favorendo la co-creazione di migliori pratiche innovative pronte all’uso negli allevamenti di polli da carne in Europa. Partner italiani del progetto sono il CRPA di Reggio Emilia (leader del pacchetto di lavoro (WP) sulla sostenibilità ambientale) e Unaitalia.
BroilerNet ha raccolto e valutato la fattibilità di buone pratiche innovative e di soluzioni di ricerca pronte per essere messe in pratica che rispondono alle esigenze più urgenti di innovazione nei tre temi chiave: sostenibilità ambientale, benessere animale e gestione sanitaria. L’utilizzo di razze di polli a lenta crescita è una delle principali sfide che il settore avicolo si trova ad affrontare oggi, come emerso anche dalla consultazione delle associazioni allevatori nei Paesi partner di BroilerNet. L’uso di queste razze è previsto dalla normativa europea per l’allevamento biologico e raccomandato nell’allevamento free-range.
Sul tema dell’impiego di razze a lento accrescimento, Ingrid de Jong e Jamie Kater di Wageningen Livestock Research hanno organizzato un workshop nell’ambito del progetto BroilerNet, tenutosi il 15 novembre 2024 a Hannover (Germania), in occasione della fiera internazionale EuroTier. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra ricercatori, allevatori e operatori del settore, con l’obiettivo di individuare i principali fabbisogni di innovazione e condividere buone pratiche utili a garantire la sostenibilità dei sistemi produttivi basati su ceppi di pollo a crescita più lenta.
Durante l’incontro sono emerse numerose esigenze prioritarie. Tra queste, la necessità di definire in modo chiaro il limite massimo di accrescimento e di stabilire metriche condivise per valutare i benefici di benessere animale associati alle diverse linee genetiche. È stato inoltre sottolineato il bisogno di strumenti e indicatori comuni per confrontare la sostenibilità dei vari sistemi di produzione e di procedure di audit affidabili per la certificazione del pollo a lenta crescita.
Un altro tema centrale ha riguardato la progettazione degli arricchimenti ambientali e degli spazi esterni — come le verande o “giardini d’inverno” — per gli allevamenti biologici e all’aperto, insieme all’ottimizzazione della ventilazione e del riscaldamento negli allevamenti a bassa densità. I partecipanti hanno inoltre evidenziato la necessità di programmi di vaccinazione adeguati alle razze a lenta crescita e di misure di biosicurezza rafforzate, da mantenere più a lungo nei contesti outdoor, dove è maggiore il rischio di contatto con uccelli migratori o predatori.
Dal punto di vista nutrizionale, è stato ribadito che le razze a lenta crescita richiedono programmi alimentari specifici, in grado di garantire una crescita graduale ma regolare, preservando la salute di ossa, muscoli e sistema immunitario. Sul piano gestionale ed economico, invece, sono stati messi in evidenza l’incertezza finanziaria, i rischi di investimento e la competizione con le carni d’importazione, che possono ostacolare l’adozione su larga scala di questi sistemi produttivi.
Un aspetto altrettanto importante riguarda la comunicazione verso i consumatori. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di educare il pubblico sui valori e gli attributi di sostenibilità legati alla carne di pollo proveniente da razze a lenta crescita, utilizzando i dati di filiera per valorizzare il prodotto in fase di commercializzazione e differenziarlo da quello convenzionale.
Per affrontare le sfide più rilevanti, il workshop ha proposto diverse buone pratiche, tra cui un maggiore investimento nella formazione e nell’aggiornamento del personale su temi come il benessere animale, la biosicurezza e la gestione dei polli in sistemi alternativi. Sul fronte economico, sono stati suggeriti accordi di filiera più equi, capaci di distribuire i margini lungo tutta la catena del valore, e strategie per ridurre i costi mediante l’impiego di ingredienti alternativi per i mangimi o la produzione interna di materie prime — soluzioni che possono anche migliorare l’impronta ambientale complessiva degli allevamenti.

European Chicken Commitment: standard più alti per il benessere
Accanto alle attività di ricerca e sperimentazione promosse da BroilerNet, anche il mercato e le organizzazioni della società civile stanno spingendo verso un’evoluzione del settore. Un ruolo chiave è giocato dall’European Chicken Commitment (ECC), un’iniziativa promossa da oltre 30 organizzazioni per la protezione degli animali e sottoscritta da più di 300 aziende della GDO e dell’industria alimentare (fonte: Chicken Watch).
L’ECC ha stabilito standard di allevamento più restrittivi rispetto a quelli minimi fissati dalla legislazione europea, come l’adozione di razze a lenta crescita, spazi maggiori per gli animali, accesso alla luce naturale, arricchimenti ambientali e metodi di macellazione più rispettosi del benessere. Le razze a lenta crescita riducono problemi di salute tipici delle linee genetiche convenzionali, come malformazioni scheletriche e zoppia, e favoriscono comportamenti naturali come il razzolamento e il bagno di polvere.
Le linee a crescita rapida, invece, mostrano tassi più elevati di scarti post-mortem dovuti a “tecnopatie” come ascite, decolorazione, cellulite, periepatite e miopatie del muscolo pettorale (Barbut, 2020; Baxter et al., 2021; Rayner et al., 2020). Migliorare il benessere può quindi avere effetti positivi anche sull’impatto ambientale, riducendo mortalità e scarti al macello (Kyriazakis et al., 2024).
Pro e contro del pollo a lenta crescita
I vantaggi delle razze a lenta crescita sono evidenti: migliore benessere animale, riduzione di problemi di salute, espressione di comportamenti naturali e carne con caratteristiche organolettiche superiori. Tuttavia, l’utilizzo di queste razze richiede più tempo e risorse per raggiungere il peso di macellazione, aumentando il consumo di mangimi e acqua, così come la produzione di effluenti e le emissioni di azoto e fosforo.
Sul piano economico, i costi più elevati della carne che ne derivano si riflettono sul prezzo finale, il cui aumento ne limita la diffusione senza adeguati incentivi o supporto di mercato. Come riportato nello studio di Sell-Kubiak et al. (2017), la selezione genetica mirata a migliorare l’efficienza alimentare dei broiler ha portato benefici non solo in termini di crescita più veloce e di minore indice di conversione alimentare, ma anche di sostenibilità ambientale, riducendo le emissioni di gas serra.
Per continuare a fare progressi in questo campo, non basta però puntare solo sull’efficienza generale. È fondamentale comprendere anche quali geni influenzano la capacità dei polli di utilizzare al meglio i diversi nutrienti. Alcuni studi hanno dimostrato, per esempio, che selezionare polli in grado di digerire meglio il grano può ridurre fino al 61% le deiezioni solide e fino al 56% quelle liquide, oltre a diminuire l’escrezione di nitrati e fosfati rispettivamente del 13% e del 30% (De Verdal et al., 2011).
Un ruolo decisivo in questo processo è svolto dal microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino. Questi batteri sono in grado di riciclare l’azoto scomponendo l’acido urico e di riutilizzare l’ammoniaca trasformandola in proteine batteriche. Entrambi i meccanismi contribuiscono a un uso più sostenibile dei nutrienti nell’allevamento avicolo. Capire meglio come il microbiota interagisce con l’organismo del pollo potrebbe, in futuro, portare a una digestione più efficiente dei mangimi, riducendo ulteriormente i rifiuti e le emissioni di gas serra associate alla produzione di carne avicola.
Impatti ambientali ed economici: i risultati degli studi ECC e WUR
Le valutazioni ambientali confermano questa complessità: diversi studi hanno stimato come l’allevamento a lenta crescita incida sull’impronta di carbonio in misura variabile, a seconda dell’approccio metodologico adottato.
Un recente studio commissionato da ECC e realizzato dalla società di consulenza inglese specializzata in agricoltura ADAS stima che l’adozione degli standard ECC nei sistemi avicoli europei comporterebbe un aumento del 24,4% delle emissioni di gas serra, passando da 6,68 a 8,31 kg CO2e per chilogrammo di carne prodotta. Questo incremento è principalmente dovuto al ciclo di crescita più lungo dei polli a lenta crescita, al maggiore consumo di mangime e alla minore resa in carne rispetto ai broiler convenzionali. In altre parole, servono più tempo e più risorse per ottenere la stessa quantità di prodotto finale, aumentando le emissioni per chilogrammo di carne vendibile.
Una stima più contenuta emerge invece dal Greenwell Project della Wageningen University & Research (WUR), che calcola un aumento medio delle emissioni di circa 6,3% rispetto ai polli convenzionali. Nel modello olandese, i sistemi a maggiore benessere animale mostrano un’efficienza alimentare leggermente inferiore, ma l’incremento delle emissioni risulta più moderato rispetto allo studio ECC.
La differenza tra i due risultati dipende soprattutto dalle diverse metodologie. L’analisi ECC considera l’impatto per chilogrammo di carne commercializzabile, includendo le fasi post-allevamento come macellazione e lavorazione e tenendo conto della resa minore delle razze a lenta crescita. Al contrario, WUR utilizza come riferimento il chilogrammo di peso vivo fino al macello, senza considerare le perdite post-macello.
Dal punto di vista economico, l’adozione degli standard comporta un significativo aumento dei costi di produzione, stimato da ADAS, su commissione di AVEC (associazione ombrello che riunisce tutte le rappresentanze nazionali del settore avicolo europeo) in circa +37,5% per chilogrammo di carne rispetto al sistema convenzionale. Oltre a questo incremento operativo, per mantenere la produzione di carne di pollo a livello attuale nell’Unione Europea secondo gli standard ECC sarebbe necessario realizzare circa 10.000 nuovi capannoni, con un investimento stimato di 8,243 miliardi di euro, basato su un costo di circa 420 euro per metro quadrato di spazio produttivo.
Gli studi condotti da Wageningen University & Research (WUR) nell’ambito del progetto Greenwell confermano un aumento dei costi, ma in misura più contenuta (+19% a livello di allevamento). Tuttavia, il maggior valore di mercato dei prodotti provenienti da sistemi a più alto benessere può compensare parzialmente tali costi, permettendo agli allevatori di mantenere una redditività simile a quella del sistema convenzionale.

Conclusione
Il futuro della produzione di polli da carne in Europa sarà sempre più guidato dalle scelte dei consumatori, una parte dei quali è sensibile ai temi della sostenibilità ma anche al prezzo di mercato, che rimane uno dei principali fattori di acquisto insieme a gusto e sicurezza alimentare (Ferrari, 2024).
L’allevamento di pollo a lento accrescimento può rappresentare una soluzione concreta per conciliare benessere animale e qualità della carne. Riuscire a renderlo sostenibile su larga scala richiede un approccio integrato, che consideri anche le implicazioni economiche e le strategie per contenere l’impatto ambientale. Solo integrando scienza, mercato e comunicazione il pollo a lento accrescimento potrà diventare un modello di riferimento per un’alimentazione più etica e sostenibile in Europa.
Bibliografia
ADAS. (2024). Costs and implications of the European Chicken Commitment in the EU. European Chicken Commitment.
Barbut, S. (2020). Understanding the woody breast syndrome and other myopathies in modern broiler chickens. Proceedings of the Australian Poultry Science Symposium, 99–102.
Baxter, M., Richmond, A., Lavery, U., O’Connell, N. E., & Yildirim, A. (2021). A comparison of fast-growing broiler chickens with a slower-growing breed type reared on higher welfare commercial farms. PLOS ONE, 16(11), e0259333. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0259333
Bos, B., van Kernebeek, H., Mostert, P., van Harn, J., van Horne, P., & de Jong, I. (2024). Welfare, environmental impact and economy of broiler chicken production: An overview of the lessons learned from the Greenwell project. Wageningen University & Research.
Clark, M., & Tilman, D. (2017). Comparative analysis of environmental impacts of agricultural production systems, agricultural input efficiency and food choice. Environmental Research Letters, 12(6), 064016. https://doi.org/10.1088/1748-9326/aa6cd5
De Verdal, H., Narcy, A., Bastianelli, D., Chapuis, H., Même, N., Urvoix, S., Maisonnier, S., Carré, B., & Mignon-Grasteau, S. (2011). Improving the efficiency of feed utilization and reducing the environmental impact of poultry production through genetic selection for digestive efficiency. Animal, 5(7), 1089–1098. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21733156/
de Vries, M., & de Boer, I. J. M. (2010). Comparing environmental impacts for livestock products: a review of life cycle assessments. Livestock Science, 128(1–3), 1–11. https://doi.org/10.1016/j.livsci.2009.11.007
Ferrari, P. (2024). EU CAP Network Focus Group ’Alternative solutions for livestock product differentiation’. Starting paper. 15 November 2024. EU CAP Network.
Fontanesi, L., Nanni Costa, L., Petracci, M., & Trevisi, P. (2024). Produzioni animali e bioeconomia. In Atti del XX Convegno AISSA — Le scienze agrarie nella bioeconomia (Vol. 5, p. 35). Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie.
Kyriazakis, I., Dokou, S., Taylor, J., Giannenas, I., & Murphy, E. (2024). A meta-analysis of the sources of variation in the environmental impacts of different broiler production systems. British Poultry Science, 66(2), 193–205. https://doi.org/10.1080/00071668.2024.2409192
Poore, J., & Nemecek, T. (2018). Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers. Science, 360(6392), 987–992. https://doi.org/10.1126/science.aaq0216
Rayner, A. C., Newberry, R. C., Vas, J., & Mullan, S. (2020). Slow-growing broilers are healthier and express more behavioural indicators of positive welfare. Scientific Reports, 10(1), 15151. https://doi.org/10.1038/s41598-020-72198-x
Sell-Kubiak, E., Wimmers, K., Reyer, H., & Szwaczkowski, T. (2017). Genetic aspects of feed efficiency and reduction of environmental footprint in broilers: a review. Journal of Applied Genetics, 58(4), 487–498. https://doi.org/10.1007/s13353-017-0392-7













