Influenza aviaria in Europa: aggiornamento dicembre 2025 – febbraio 2026

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Tra fine novembre 2025 e fine febbraio 2026 l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) ha continuato a circolare in Europa con livelli elevati, sebbene in progressiva diminuzione. Gli uccelli selvatici si confermano il principale fattore epidemiologico nella diffusione del virus.

Andamento generale

Nel periodo compreso tra il 29 novembre 2025 e il 27 febbraio 2026 sono state segnalate 2.514 rilevazioni di virus HPAI A(H5) in Europa, di cui:

406 in uccelli domestici (pollame e uccelli in cattività)

2.108 in uccelli selvatici

Le rilevazioni hanno interessato 32 Paesi europei.

Dopo un picco registrato all’inizio del periodo di osservazione, il numero settimanale di rilevazioni ha mostrato un progressivo calo fino alla fine di febbraio 2026.

Uccelli selvatici: principale driver epidemiologico

Gli uccelli selvatici continuano a svolgere un ruolo centrale nella diffusione del virus: oltre il 90% delle rilevazioni nel pollame è associato a introduzioni primarie da uccelli selvatici.

Nel periodo analizzato sono state riportate 2.108 rilevazioni nei selvatici, con una distribuzione per categorie:

uccelli acquatici (waterfowl): 72%
rapaci: 13%
uccelli marini coloniali: 7%
altre specie: 6%

Le rilevazioni sono risultate più elevate rispetto agli anni precedenti, in particolare negli uccelli acquatici, confermando una maggiore circolazione virale in queste popolazioni.

Dal punto di vista geografico, i casi si sono concentrati principalmente nell’Europa centro-occidentale, dall’area della Polonia fino al Regno Unito, includendo anche il nord Italia.

Situazione negli allevamenti avicoli

Nel periodo considerato sono stati notificati: 289 focolai di HPAI nel pollame in 18 Paesi europei.

I Paesi maggiormente interessati sono stati:
Polonia (59 focolai)
Germania (51)
Francia (39)
Italia (37)

Quasi la totalità dei focolai (99,7%) è stata causata da virus A(H5N1).

Dal punto di vista epidemiologico:
82% dei focolai sono stati classificati come introduzioni primarie
9% come secondari
9% senza informazioni disponibili.

Nel complesso, circa 15,9 milioni di capi sono morti o sono stati abbattuti negli stabilimenti colpiti.

I focolai hanno interessato diverse categorie produttive, in particolare:
polli (21,4%)
tacchini (19,4%)
anatre domestiche (13,8%)

Allevamenti non commerciali e strutture con animali in cattività

Come negli anni precedenti, numerosi eventi hanno coinvolto:

allevamenti rurali o non commerciali, spesso con piccoli gruppi di specie miste allevate per consumo privato
strutture aperte al pubblico, tra cui zoo, fattorie didattiche e collezioni ornitologiche.

In questi contesti sono stati frequentemente riportati:
mortalità improvvisa
segni clinici variabili, talvolta associati a mortalità elevata.

Diffusione nei mammiferi

L’elevata circolazione del virus negli uccelli ha determinato un lieve aumento delle rilevazioni nei mammiferi in Europa.

È stato inoltre segnalato nei Paesi Bassi un possibile evento di trasmissione da uccelli selvatici a bovini da latte, attualmente oggetto di ulteriori valutazioni

Infezioni umane

Nel periodo analizzato sono stati riportati:
10 casi umani di infezione da virus influenzale aviario
Cambogia: 1 caso A(H5N1)
Cina: 8 casi A(H9N2) e 1 caso A(H10N3)
Nessuno dei casi è stato fatale.

La maggior parte dei soggetti aveva avuto: contatto diretto con pollame oppure esposizione ad ambienti contaminati. Non è stata documentata trasmissione da uomo a uomo.

Valutazione del rischio

Secondo EFSA ed ECDC:

il rischio per la popolazione generale nell’UE/SEE è basso
il rischio è basso–moderato per le persone esposte professionalmente o in altri contesti a animali infetti o ambienti contaminati.

Il quadro epidemiologico del periodo dicembre 2025 – febbraio 2026 evidenzia che:

la circolazione del virus HPAI in Europa rimane elevata, seppur in diminuzione,

gli uccelli selvatici, in particolare le specie acquatiche, continuano a rappresentare il principale fattore di diffusione,

la maggior parte dei focolai nel pollame deriva da introduzioni primarie, con una diffusione secondaria limitata.

Il monitoraggio della fauna selvatica e l’applicazione rigorosa delle misure di prevenzione negli allevamenti restano elementi fondamentali per il controllo della malattia.

Fonte: www.ecdc.europa.eu