Piano nazionale emergenze epidemiche animali 2026-2030

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Il nuovo Piano nazionale per le emergenze epidemiche negli animali (PNE) 2026-2030 è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il 18 marzo 2026, aggiornando il modello del 2014 in linea con il Regolamento UE 2016/429 e il decreto legislativo 136/2022. Elaborato dal Ministero della Salute con altri dicasteri e Regioni, il documento definisce strategie per gestire malattie trasmissibili come peste suina africana, afta epizootica e influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), con manuali operativi specifici per ciascuna.

Influenza aviaria: minaccia principale per l’avicoltura italiana

L’influenza aviaria HPAI, causata principalmente dal sottotipo H5N1, rappresenta una delle emergenze prioritarie del PNE a causa della sua alta contagiosità e impatto economico sul settore avicolo. In Italia, i focolai si concentrano al Nord, con Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna come aree critiche per densità allevamenti e rotte migratorie di selvatici. Dal 2025, l’Europa ha registrato un aumento esponenziale di casi, con oltre 60 nuovi focolai nel 2026 in Italia, Francia e Germania, ma il rischio per l’uomo resta basso grazie a controlli rigorosi su carni e uova.

Il Piano enfatizza l’individuazione precoce dei focolai tramite sorveglianza attiva: prelievi virologici su almeno 10 volatili per allevamento, per un totale nazionale significativo. In caso di positività, si prevede abbattimento immediato di capi infetti o sospetti, istituzione di zone di protezione e sorveglianza, tracciamento epidemiologico e rafforzamento biosicurezza per isolare allevamenti da fauna selvatica.

Strategie operative e innovazioni nel PNE

Per l’influenza aviaria, il PNE integra misure UE: limiti ai movimenti, disinfezione e potenziale vaccinazione d’emergenza. Novità chiave è la vaccinazione preventiva da primavera 2026 su tacchini e galline ovaiole nelle zone a rischio (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna), primo passo verso prevenzione proattiva con indennizzi per allevatori. La biosicurezza potenziata include barriere fisiche, formazione personale e gestione capi per ridurre densità in aree umide.

Queste azioni mirano a eradicare rapidamente i focolai, minimizzando perdite economiche stimate in milioni per abbattimenti ed export bloccati.

Implicazioni per il settore avicolo e zootecnia

Il PNE 2026-2030 garantisce coordinamento tra Stato, Regioni e privati, senza nuovi oneri pubblici. Per l’avicoltura, vitale per economia italiana con produzione ovi-produttiva leader UE, riduce vulnerabilità a emergenze esotiche. Gli allevatori dovranno adottare biosicurezza avanzata: reti anti-uccelli, ventilazione e protocolli pulizia.

In prospettiva, il Piano recepisce lezioni da epidemie recenti, puntando su resilienza e sostenibilità. I professionisti veterinari giocano ruolo chiave in formazione e controlli.​

Prospettive future e raccomandazioni

Con l’avvio delle vaccinazioni 2026, l’Italia si allinea alle strategie UE per zero focolai endemici. Il monitoraggio continuo EFSA risulta sempre essenziale per mutazioni.
Mentre gli allevatori sono chiamati a investire in biosicurezza, le autorità dovranno fornire le congrue risorse per sorveglianza. Obiettivo: tutelare salute animale e filiera agroalimentare.