Buone nuove sulle carni avicole

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Il Rapporto sulla prospettiva agricola 2025-2035 stilato da FAO e OCSE conferma per i prossimi dieci anni quella che ormai è una tendenza da diverso tempo: il consumo delle carni bianche è in netto aumento rispetto alle altre.

Secondo il Rapporto sulla prospettiva agricola 2025-2035 di FAO e OCSE (Agricultural Outlook 2025-2034) uscito a luglio 2025, il consumo globale di carne aumenterà di circa il 13% nei prossimi dieci anni. Il pollo sarà il grande vincitore: il suo consumo crescerà di oltre il 20% e raggiungerà i 173 milioni di tonnellate, invece, carne bovina e maiale ristagneranno o addirittura cadranno in alcuni Paesi, specialmente in Europa e Nord America, dove i consumatori sono alla ricerca di opzioni più sostenibili e più sane.

Negli ultimi 50 anni la carne di maiale e quella di pollo hanno registrato un forte aumento nel consumo, grazie al processo di industrializzazione che ha trasformato la produzione zootecnica. Gli allevamenti familiari e di piccola scala sono stati progressivamente sostituiti da strutture specializzate di grandi dimensioni in grado di ospitare migliaia di capi e di garantire un’alimentazione standardizzata a base di mangimi formulati.

Prima dell’invenzione degli stabilimenti intensivi, il consumo della carne di pollo negli Stati Uniti e in Europa era un lusso, perché derivava da giovani polli o da galline che venivano allevate per la produzione di uova che solo dopo che non ne potevano più deporre venivano uccise.

Soltanto a partire dagli anni Venti, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, la situazione cambia, grazie alla selezione genetica, alla nutrizione bilanciata e all’innovazione gestionale.

Oggi, quindi, la situazione è decisamente cambiata: il pollo gode di un prezzo accessibile grazie al ciclo riproduttivo più breve rispetto ad altri animali, alla crescita veloce che consente di ridurre i costi di alimentazione e di gestione, all’elevato grado di automazione degli allevamenti e al costo relativamente contenuto dei mangimi. Inoltre, il metabolismo basale (la quantità di energia minima, espressa in calorie, che l’organismo consuma per mantenere attive le funzioni vitali in condizioni di riposo) non risulta affatto dispendioso.

Le carni avicole, poi, si confermano le più sostenibili fra le carni. È infatti ormai indubbio che abbiano un costo in risorse nettamente minore rispetto alla carne bovina e alla carne suina. La produzione di pollo richiede infatti un impiego di risorse nettamente inferiore rispetto a quella suina o bovina: per ogni chilogrammo di carne prodotta, il maiale necessita circa tre volte più energia alimentare e il bovino oltre dieci volte di più. Persino i manzi allevati esclusivamente al pascolo hanno un costo in risorse maggiore di quello associato a polli e maiali.

Infine, un altro dei motivi che spinge il consumo di pollo è legato all’elevato contenuto proteico che questo contiene. A fronte di un basso contenuto di colesterolo, infatti, il pollo fornisce ben 23 grammi di proteine complesse per ogni 100 grammi di carne cruda. Le proteine del pollo contengono tutti gli amminoacidi essenziali, in quantità adeguate per soddisfare i bisogni umani, con un indice di digeribilità che supera il 90%. Ciò vuol dire che quasi tutte le proteine ingerite vengono effettivamente assorbite e utilizzate.

L’evoluzione della filiera avicola mondiale rappresenta un modello di riferimento per l’intero settore zootecnico: un esempio di come ricerca genetica, innovazione tecnologica e gestione efficiente delle risorse possano coniugare competitività, sostenibilità e qualità.

Grazie alla capacità di rispondere in modo rapido ed efficiente alle esigenze di mercato, la carne di pollo continuerà a svolgere un ruolo centrale nell’alimentazione globale e nello sviluppo sostenibile del comparto proteico.