Quando l’apporto proteico è eccessivo?

Aitor Arrazola, biologo ricercatore, Ph.D. in Benessere e comportamento animale

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La quota proteica rappresenta gran parte del costo dell’alimentazione dei polli da carne e, se non utilizzata in modo efficiente, riduce i ricavi. Adeguare l’apporto proteico alla performance del pollame non è solo essenziale per massimizzare i profitti, ma anche per ridurre le emissioni di azoto dagli allevamenti. Pertanto, abbinare l’assunzione proteica al fabbisogno metabolico di aminoacidi del pollo da carne può giovare al portafoglio dell’allevatore e allo stesso tempo rendere la produzione più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Principali promotori dell’accrescimento muscolare

I polli da carne di oggi sono geneticamente predisposti a ottenere una crescita rapida e magra in poche settimane grazie allo sviluppo accelerato del muscolo. Più alta è la pressione metabolica per la crescita muscolare, maggiore è il fabbisogno di proteina grezza (CP) nella dieta per il mantenimento e lo sviluppo (e viceversa). Per questo motivo, fornire diete bilanciate ai polli da carne è essenziale per sostenere la sintesi proteica necessaria all’aumento della massa muscolare. Nel caso dei polli in accrescimento, la domanda di proteine nella dieta è notevole nelle prime settimane di vita (23% di CP), per poi scendere al 18% di CP durante la fase di finissaggio, grazie all’aumento dell’ingestione giornaliera di mangime. Inoltre, le raccomandazioni proteiche differiscono in base alla linea genetica per raggiungere obiettivi di performance specifici di linea. Il contenuto proteico raccomandato può variare dal 15% di CP per polli a lenta crescita al 21,5% di CP per polli a crescita rapida, in relazione alle diverse curve di crescita. Tuttavia, superare i fabbisogni metabolici non favorisce ulteriormente lo sviluppo muscolare oltre i limiti genetici.

Oltre al contenuto di proteina grezza, la concentrazione e il bilanciamento degli aminoacidi sono fondamentali affinché i polli da carne raggiungano una rapida crescita muscolare. Durante la digestione, le proteine vengono scomposte in peptidi e aminoacidi per l’assorbimento e, una volta entrati nell’organismo, gli aminoacidi vengono assemblati per la sintesi proteica. Le proteine sono strutture tridimensionali composte da specifici aminoacidi, e la sintesi proteica può bloccarsi se mancano alcuni aminoacidi, che agiscono da nutrienti limitanti per il raggiungimento degli obiettivi produttivi. Infatti, i polli non possono sintetizzare alcuni aminoacidi (ad es. lisina) che devono essere acquisiti regolarmente con la dieta per garantire il corretto funzionamento e le performance: sono i cosiddetti aminoacidi essenziali.

Una concentrazione subottimale di aminoacidi essenziali (e del loro rapporto) può arrestare la sintesi proteica, la velocità di crescita e l’efficienza alimentare, indipendentemente dall’apporto di proteina grezza. Le diete a base di cereali (grano, orzo, avena, mais), combinate con ingredienti ricchi di proteine (leguminose), possono aumentare il livello di proteina grezza ma risultare comunque carenti di aminoacidi essenziali a causa di un bilanciamento inadeguato. Per questo motivo, le diete dei polli da carne vengono spesso integrate con aminoacidi essenziali per soddisfare i fabbisogni, ottenendo così un’alimentazione bilanciata e di maggiore valore nutrizionale. Per i polli a crescita rapida, le ricerche dell’ultimo decennio dimostrano che la concentrazione di lisina può rappresentare un nutriente limitante per la resa del petto, e che la quantità di questo aminoacido essenziale (e il suo rapporto con gli altri aminoacidi) dovrebbe essere attentamente monitorata in relazione alle specifiche nutrizionali della linea e all’ingestione/apporto di mangime. Nonostante comporti un costo aggiuntivo, l’integrazione di aminoacidi essenziali va considerata un investimento per garantire un corretto equilibrio aminoacidico e quindi le performance dei polli da carne.

Adeguare gli aminoacidi della dieta ai fabbisogni metabolici

Una volta soddisfatti i fabbisogni metabolici quotidiani di aminoacidi (per digeribilità proteica, mantenimento e crescita muscolare), gli aminoacidi in eccesso vengono eliminati e metabolizzati in carboidrati e acidi grassi. Pertanto, eccedere i fabbisogni proteici e di aminoacidi essenziali oltre le necessità metaboliche dei polli può risultare antieconomico a causa dell’elevato costo dell’alimentazione, senza benefici aggiuntivi sulle performance. In effetti, le performance non migliorano quando il contenuto proteico supera il 20% nelle diete di finissaggio e lo smaltimento degli aminoacidi in eccesso può gravare metabolicamente sugli animali.

Il contenuto proteico della dieta dovrebbe quindi essere considerato un valore di riferimento per coprire i fabbisogni di aminoacidi non essenziali, mentre la qualità proteica del mangime (in termini di quantità, equilibrio e digeribilità degli aminoacidi essenziali) va attentamente valutata e, se necessario, integrata con aminoacidi essenziali. Questo è particolarmente importante perché i polli alimentati con diete a basso contenuto di proteina grezza possono convertire gli aminoacidi essenziali in non essenziali qualora questi ultimi diventino nutrienti limitanti, con conseguenze sfavorevoli anche sul piano economico. Per questo motivo è consigliata una formulazione della dieta basata sui fabbisogni aminoacidici, così da ridurre il livello di proteina grezza e migliorare le performance. Tuttavia, nella scelta della fonte proteica, del livello dietetico e dell’integrazione di aminoacidi, è altrettanto importante bilanciare il costo degli ingredienti con il prezzo della carne.

Raggiungere l’efficienza proteica

Mantenere livelli adeguati di proteine e aminoacidi è essenziale per conservare e sviluppare la massa muscolare, mentre eccedere i fabbisogni metabolici è costoso, inefficiente e meno sostenibile dal punto di vista ambientale. Gli aminoacidi inutilizzati vengono degradati a urea e poi convertiti in acido urico per l’escrezione, che a sua volta si trasforma in ammoniaca nella lettiera. Questo comporta un aumento della concentrazione di ammoniaca nei capannoni, con possibili rischi di malattie respiratorie e altri disturbi per i polli e per il personale. In effetti, le buone pratiche di gestione dei polli da carne indicano che una riduzione dell’1% della proteina grezza (purché vengano rispettati i fabbisogni di aminoacidi essenziali) può diminuire le emissioni di ammoniaca del 10-20% senza effetti negativi sulle performance degli animali.

Passare da diete ad alto contenuto proteico a diete con la giusta quantità di proteine e aminoacidi può rappresentare una strategia pratica per massimizzare l’efficienza proteica dei polli da carne (quante proteine vengono ingerite rispetto a quante effettivamente utilizzate). In questa prospettiva, l’alimentazione per fasi può aiutare ad adattare proteine e aminoacidi della dieta ai fabbisogni metabolici, man mano che l’ingestione di mangime aumenta con l’età. Mantenere questo concetto di efficienza proteica può aiutare i produttori a ridurre gli sprechi proteici, mitigare l’impronta di azoto, migliorare la qualità della lettiera e dell’aria (e i problemi di salute correlati), ridurre le spese di alimentazione e mantenere performance produttive elevate.