Biosicurezza nell’allevamento avicolo: uno strumento efficace per combattere le malattie infettive

Maria Cristina Rapi 1, Laura Musa 1, Guido Grilli 1, Giuditta Tilli 2, Alessandra Piccirillo 2 - 1 Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli studi di Milano, Via dell’Università 6, 26900 Lodi - 2 Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione, Università degli Studi di Padova, Viale dell’Università 16, Legnaro, 35020 Padova

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©Big Dutchman

NetPoulSafe

Questo è il primo di una serie di articoli tecnici sulla biosicurezza in avicoltura prodotti nell’ambito del progetto Europeo “NetPoulSafe – Networking European poultry actors for enhancing the compliance of biosecurity measures for a sustainable production (G.A. 101000728). NetPoulSafe è un network tematico dell’Unione europea che si pone l’obiettivo di individuare le migliori misure a supporto della biosicurezza e di stimolare lo scambio delle conoscenze fra i vari attori della filiera avicola europea (Francia, Spagna, Italia, Ungheria, Belgio, Paesi Bassi e Polonia). A questo progetto, in rappresentanza dell’Italia, hanno collaborato la prof.ssa Alessandra Piccirillo e la dott.ssa Giuditta Tilio dell’Università di Padova.

In questo e nei prossimi articoli, che pubblicheremo in febbraio e in marzo, saranno affrontate diverse tematiche (principi di biosicurezza, nuova normativa sulla biosicurezza, biosicurezza in fase di riproduzione e in incubatoio) relative all’attuazione delle misure di biosicurezza nel contesto dell’avicoltura nazionale.

Per maggiori informazioni: www.netpoulsafe.eu All’interno del sito sono disponibili informazioni sul progetto e i materiali di divulgazione prodotti (podcast, video, factsheet, corsi online, manuale sulle misure a supporto, etc.), disponibili in italiano e in altre lingue.



La biosicurezza è l
insieme di pratiche da attuare negli allevamenti avicoli per prevenire lintroduzione e la diffusione di malattie infettive, pertanto rappresenta un potente strumento per proteggere la salute e il benessere degli animali e la sicurezza alimentare. Lo scopo di questo articolo (realizzato nellambito del progetto NetPoulSafe – G.A. 101000728”) è quello di spiegare in maniera semplice limportanza della biosicurezza nella gestione delle malattie infettive.

Quando si parla di biosicurezza si intende l’insieme di tutte le misure pianificate e poste in atto al fine di prevenire l’ingresso (bioesclusione) e la diffusione (biocontenimento) di agenti patogeni all’interno e tra aziende zootecniche.

Oggi, la biosicurezza rappresenta uno dei più importanti strumenti a disposizione degli allevatori per creare, all’interno della realtà produttiva, condizioni igieniche ottimali, in grado di tutelare la salute e il benessere animale e di fornire garanzie in materia di sicurezza alimentare, impedendo la persistenza in allevamento di agenti di zoonosi a trasmissione alimentare.

La biosicurezza diviene dunque uno strumento gestionale chiave, nonché una parte essenziale, di qualunque sistema di produzione avicola di successo: l’insorgenza di patologie nel pollame, spesso determinate da negligenza o cattiva gestione dell’allevamento, riduce infatti la produttività, la redditività e la sostenibilità finanziaria a lungo termine di qualsiasi realtà produttiva. Gli agenti patogeni in grado di colpire e di danneggiare seriamente la filiera avicola sono riconoscibili, fondamentalmente, nei virus, nei batteri, nei funghi e nei protozoi; tutti possiedono la capacità e il potere di provocare malattie, che causano consistenti problemi in allevamento, tra i quali la riduzione delle performance produttive dei capi allevati. Per fare degli esempi, gli agenti virali sono responsabili di malattie quali la malattia di Newcastle, la malattia di Gumboro e l’Influenza Aviaria; i batteri sono responsabili dell’insorgenza di patologie quali il Colera Aviario, la Colibacillosi e la Salmonellosi; i funghi determinano problemi di Aspergillosi, di muffe e di micotossine; i protozoi causano, tra gli altri, seri problemi di coccidiosi. Tutti questi patogeni, insieme a pidocchi e acari, rappresentano una grande minaccia per l’allevamento avicolo.

Come riescono questi microrganismi nocivi, pericolosi per il successo produttivo ed economico dellazienda, a entrare in allevamento?

L’identificazione dei potenziali percorsi attraverso i quali un agente patogeno può essere introdotto in allevamento rappresenta sicuramente il primo, fondamentale passo che produttori e operatori dovrebbero compiere al fine di eseguire una corretta valutazione del rischio, necessaria per implementare un programma di biosicurezza appropriato in allevamento.

Le principali vie di diffusione e di ingresso dei patogeni sono rappresentate da:

  • trasmissione aerea;
  • trasmissione tramite assunzione, da parte dell’animale, di mangime e/o acqua contaminati;
  • trasmissione, per contatto diretto, da animali malati, di interesse produttivo o selvatici, a animali sani;
  • trasmissione indiretta attraverso attrezzature di allevamento, materiali e veicoli contaminati, o ancora tramite vettori vivi, rappresentati soprattutto da animali infestanti, come roditori, insetti, ma anche da personale e/o visitatori occasionali che non indossano indumenti appositamente predisposti nell’area predefinita.

Le vie di ingresso che i microrganismi possono sfruttare, nonché i percorsi che possono seguire per diffondersi nella realtà produttiva, sono dunque molteplici: da qui la necessità, per ogni allevatore prudente, di adottare, nel proprio allevamento, misure di biosicurezza efficienti, robuste, pratiche al fine di impedire l’introduzione e la circolazione di agenti di malattia, proteggendo sia i propri animali sia la produttività della propria azienda.

Quali sono le procedure di biosicurezza necessarie da attuare per proteggere la propria realtà produttiva?

Le procedure da mettere in atto si collocano a diversi livelli. La costruzione di barriere, fisiche e concettuali, diventa la base necessaria per l’implementazione in allevamento di un efficace piano di biosicurezza, costruito in particolare su tre pilastri: segregazione e controllo del traffico di personale e degli automezzi da/verso l’allevamento, pulizia e disinfezione di strutture e attrezzature.

Gli allevamenti avicoli devono essere progettati in modo tale da impedire lingresso di altri animali, sia domestici che selvatici e da limitare l’accesso a persone non autorizzate nelle aree adiacenti ai capannoni (recinzioni, reti antipassero alle finestre). Nello specifico i capannoni devono essere costruiti in modo da impedire l’accesso a uccelli e roditori: tutti i possibili ingressi devono essere sigillati o coperti con rete metallica, la cui integrità deve essere controllata periodicamente. Particolare attenzione deve essere posta a zone di maggior rischio, quali le prese d’aria, gli estrattori, gli scarichi, le finestre, etc. I roditori, ad esempio, sono conosciuti da tempo per essere vettori di infezioni gravi per il pollame quali Salmonella Typhimurium, Campylobacter, Escherichia coli, Staphylococcus aureus, Pasteurella etc. e quindi il loro ingresso deve essere limitato il più possibile grazie a rigide norme di biosicurezza che comprendono anche il loro controllo.

Anche la lotta agli insetti rientra nelle buone norme di biosicurezza; le mosche, ad esempio, grazie alla peluria che le ricopre esternamente sono in grado di trasportare, sia all’interno che all’esterno dell’allevamento, Salmonella Enteritidis, Campylobacter jejuni, Enterococcus faecium e altri batteri, compresi quelli che hanno un’elevata resistenza agli antibatterici. Analoga funzione può essere attribuita al tenebrione (Alphitobius diaperinus) e all’acaro rosso (Dermanyssus gallinae), molto presenti negli allevamenti di animali a lunga vita. Gli insetti sono anche in grado di mantenere le infezioni tra un ciclo e l’altro se non correttamente controllati, in quanto la durata della loro vita è superiore al periodo di vuoto sanitario, soprattutto nelle stagioni a clima mite.

Di primaria importanza anche la gestione del personale e di eventuali visitatori occasionali: addetti alla cura quotidiana degli animali, veterinari, camionisti, squadre di intervento, manutentori, etc. rappresentano uno degli elementi più importanti nella trasmissione delle malattie all’interno e verso la realtà zootecnica: le visite devono quindi essere ridotte al minimo, permesse solo quando strettamente necessarie e attentamente controllate. Misure di biosicurezza importanti sono quindi rappresentate, tra le altre, dalla predisposizione di una recinzione perimetrale all’allevamento, avente un unico cancello di accesso sempre chiuso e con segnaletica di “divieto di accesso”, rivolto al personale non autorizzato. Per il personale autorizzato e/o per occasionali visitatori deve essere previsto, ad ogni passaggio tra ‘zona sporca’ (esterna ai capannoni) e ‘zona pulita’ (interna ai capannoni), l’obbligo di lavaggio e disinfezione di, almeno, mani e scarpe, nonché cambi o di calzature e di indumenti in locale adibito a spogliatoio. Anche gli automezzi in ingresso devono essere disinfettati. Importante è sottolineare che, all’interno dell’area circostante l’allevamento, devono essere ammessi solo i mezzi il cui accesso si renda indispensabile per le attività produttive; tutti gli altri veicoli devono essere parcheggiati fuori dal perimetro aziendale.

Altre barriere procedurali importanti per prevenire la diffusione di patogeni in allevamento sono rappresentate da un’efficace pulizia e disinfezione di tutte le strutture e le attrezzature, previa attenta rimozione di tutto ciò che è materiale organico, alla fine di ogni ciclo produttivo e prima del ripopolamento dell’allevamento: l’obiettivo deve essere quello di abbattere la carica di agenti patogeni eventualmente presenti in ambiente e, conseguentemente, di ridurre al minimo il rischio di insorgenza di problemi sanitari nel ciclo successivo. L’importanza dell’applicazione di un corretto piano di pulizia e disinfezione è fondamentale soprattutto se si sono avuti casi di salmonellosi, in quanto questo batterio è in grado di sopravvivere nella lettiera per diversi mesi. Anche mangiatoie, abbeveratoi e linee di distribuzione idrica devono essere inclusi in questi piani. Periodicamente è necessario procedere anche alla pulizia e disinfezione dei silos del mangime, in quanto possono residuare salmonelle minori che arrivano con l’alimento, nonché micotossine qualora rimanga del mangime tra un ciclo e l’altro. Affinché tali operazioni diano risultati tangibili è necessario che tutti i materiali di costruzione posseggano precisi requisiti, quali facilità di lavaggio, di detersione e di disinfezione. Infine, è importante sottolineare che, per attuare un programma di biosicurezza efficace e di successo, tutte le misure devono essere semplici, comprensibili, conosciute, fruibili, meglio se attraverso apposita cartellonistica collocata in varie zone dell’allevamento, da tutte le persone coinvolte e regolarmente monitorate.

Tutti quelli descritti sono aspetti cruciali nelle aziende avicole e, per tale motivo, necessitano di grande attenzione: bisogna infatti ricordare sempre che le malattie in allevamento aumentano notevolmente i costi e le perdite produttive, lasciando l’allevatore con poco o nessun profitto e mettendo potenzialmente a rischio la salute pubblica.