Problemi legati alle infestazioni parassitarie in avicoltura

17

Nel corso del XXII Congresso mondiale della World Veterinary Poultry Association si è parlato del problema delle parassitosi in avicoltura. Sul tema è intervenuto il prof. Michael Hess dell’Università di Vienna.

Michael Hess, professore presso il Dipartimento per gli animali da allevamento e di sanità pubblica veterinaria dell’Università di medicina veterinaria di Vienna, ha introdotto il tema dei parassiti in avicoltura con una relazione di grande interesse dal titolo “Attuali sfide legate alle malattie parassitarie nei vari sistemi produttivi avicoli”.

Come ha spiegato il prof. Hess, le infestazioni parassitarie purtroppo rappresentano un problema grave ed estremamente attuale per gli allevamenti avicoli moderni.

Ectoparassiti

Tra gli ectoparassiti il più frequente in Europa è il Dermanissus Gallinae, mentre in Asia è l’Ornithonyssus a rappresentare il problema maggiore. Sulla sopravvivenza di questi parassiti, in assenza degli ospiti che li nutrono, incidono molto le condizioni di temperatura e umidità, ma anche la possibilità di trovare rifugio e protezione in luoghi nascosti. Le conseguenze delle infestazioni di parassiti possono essere anche gravi: il costante prurito che induce gli avicoli a grattarsi con il becco, infatti, causa lesioni cutanee che non solo compromettono il benessere dell’animale provocando anemia, ma possono indurre a episodi di cannibalismo, aumentando di conseguenza il tasso di mortalità del gruppo. Il Dermanissus Gallinae è inoltre spesso vettore di altri patogeni e ciò rappresenta un problema non solo per gli animali, ma anche per le persone che lavorano a stretto contatto con essi. È un rischio che viene spesso trascurato, soprattutto nei rurali, dove le pratiche di biosicurezza possono essere quasi inesistenti.

Per quanto riguarda l’uso di acaricidi, il prof. Hess ha fatto notare come in Europa il limite al loro utilizzo sia notevole: gli allevatori sono quindi costretti a usare prodotti alternativi, in particolar modo negli allevamenti biologici. Il rischio di sviluppo di resistenze verso le molecole, accompagnato da tali limitazioni, rende di fatto l’eradicazione del problema praticamente impossibile.

Oltre alla presenza di acari, in ambienti non sottoposti a rigidi controlli di biosicurezza molto spesso si riscontra la presenza anche di pulci e pidocchi. Questi ultimi si trovano frequentemente in alcuni Paesi africani, dove sembrano essere gli ectoparassiti principali, e anche in Brasile, per la loro ampia diffusione e le maggiori densità di accasamento, sono considerati fattori di rischio.

Endoparassiti

Gli endoparassiti vengono differenziati separandoli tra protozoi ed elminti; questi ultimi includono trematodi, cestodi e nematodi.

Eimeria spp. a livello mondiale è il protozoo principale negli avicoli: studiato da oltre 100 anni, non ha ancora smesso di colpire le produzioni avicole. Nelle zone in cui si registra un aumento della produzione, come sta per esempio accadendo in Africa, si verificano recrudescenze della malattia: per questo motivo l’Eimeria va sempre considerata quale patogeno endemico e va pertanto monitorata e prevenuta.

La coccidiosi è una patologia importante, ma è stata poco studiata nei tacchini. Su di essa ha una notevole influenza il clima (in particolare incide sulla sporulazione delle oocisti) ed è frequente che aumenti in zone caratterizzate da periodi di pioggia prolungati, come Asia e Africa.

Le regole di biosicurezza ovviamente consentono di tenerla sotto controllo; naturalmente gli allevamenti in gabbia sono assai meno colpiti di quelli a terra. Una volta che i parassiti sono entrati nel capannone, il loro sviluppo è favorito dall’alta densità, dalla lettiera bagnata e dalla cattiva ventilazione, mentre alti livelli di ammoniaca impediscono la sporulazione delle oocisti. La prevenzione e il controllo della coccidiosi vengono realizzate tramite farmaci e vaccinazioni e, di recente, anche altri interventi quali l’uso di prebiotici, probiotici, olii essenziali, acidi organici, enzimi e peptidi, utili per migliorare la risposta dell’ospite. Tali sostanze, ha fatto notare il prof. Hess, hanno un effetto assai ampio sulla fisiologia intestinale e sono necessari maggiori approfondimenti per capirne i meccanismi. È noto invece che una combinazione tra coccidiostatici e vaccinazione può portare benefici, per dare maggiore effetto a determinati principi attivi farmacologici. In alcuni Paesi si discute circa l’eliminazione degli ionofori, onde vietare qualsiasi molecola nel mangime, ma questa decisione non considera le possibili conseguenze negative sulla produzione.

Il secondo principale parassita protozoario è l’Histomonas meleagridis (HM) che colpisce polli, tacchini e anche selvatici. Nonostante H. gallinarum sia il suo vettore più frequente, di rado si trova nei tacchini malati, mentre è presente nei polli: per questo motivo è consigliabile allevare separatamente polli e tacchini. Histomonas e H. gallinarum vengono facilmente diffusi dai lombrichi, mentre sembra che gli insetti non abbiano un ruolo importante come vettori della malattia. Perciò rappresentano un fattore di rischio non solo l’allevamento all’aperto, ma anche bassi livelli di igiene, diarrea, lettiera bagnata e condivisione dello spazio all’aperto di polli e tacchini. Studi recenti inoltre hanno ipotizzato che l’acidificazione dell’acqua di bevanda con acidi organici peggiori le lesioni a livello ciecale.

A lungo i polli sono stati considerati semplici reservoir della malattia, senza conseguenze cliniche, ma negli ultimi anni il quadro è cambiato ed è stata notata una maggiore mortalità, insieme a calo della deposizione, nelle ovaiole allevate all’aperto. Non è chiara l’evidenza della sierologia nei polli all’aperto (anche se le discrepanze possono derivare da diverse metodiche di ELISA utilizzate), così come anche la stagionalità della malattia è poco chiara: in alcuni Paesi si manifesta indipendentemente dalla stagione, mentre in altri è estiva, indipendentemente dal sistema di produzione dell’allevamento colpito. Il divieto dell’uso di farmaci, quindi di trattamenti specifici verso l’istomoniasi, ne ha favorito la riemersione in polli e tacchini. Nonostante le gravi conseguenze sul benessere animale e l’impatto economico di cui è causa, la ricerca in questo campo è ancora limitata e il prof. Hess ha auspicato che sul tema vengano fatte nuove ricerche.

Ascaridia galli, Heterakis gallinarum e Capillaria spp. sono i principali nematodi nel pollo. Uno dei problemi maggiori dei nematodi è che non sono ospite-specifici e colpiscono quindi svariate specie. A differenza delle infezioni protozoarie, le elmintiasi colpiscono prevalentemente i soggetti vecchi in tutti i sistemi produttivi e ovviamente, come ripetuto per tutte le parassitosi, sono più frequenti laddove le regole di biosicurezza non sono applicate nonché nelle tipologie di allevamento alternative, specialmente nelle produzioni free range.

Nel caso di Ascaridia galli i sintomi dell’infestazione sono vari e caratterizzati soprattutto da perdita di peso, maggiore mortalità, diarrea e peggiori risposte immunitarie, che favoriscono l’insorgere di altre infezioni. Heterakis gallinarum invece è il vettore principale di Histomonas meleagridis e la sua importanza nel pollo sta crescendo. Anche Capillaria è frequentemente rilevata nel corso dei monitoraggi, specialmente nelle ovaiole all’aperto, con incidenze in alcuni Paesi tra il 35 e il 40%. I cestodi si trovano anche negli avicoli rurali, ma pare che alcune linee genetiche siano meno suscettibili a esserne colpite.

Nei tacchini svolge un ruolo particolare A. dissimilis, che agisce negativamente sulla conversione e sulla produttività. Le infestazioni da vermi hanno conseguenze poco chiare sulla salute del pollo e sono spesso influenzate da co-infezioni, frequenti nei soggetti più maturi. Piuttosto che sintomi clinici riferibili ai nematodi, queste infestazioni spesso influiscono sul consumo di mangime, il comportamento e il metabolismo, con conseguenze sull’energia metabolizzabile. Anche la densità di allevamento è un fattore che incide sulla diffusione, nonostante sia difficile valutare tale affermazione in condizioni sperimentali per il numero limitato di soggetti utilizzati in tali prove. Infine, incidono sulle infestazioni da vermi anche alcune pratiche gestionali, quali la lettiera profonda o la rotazione delle aree di pascolo all’aperto.

Dal punto di vista scientifico, Michael Hess ha sottolineato come per valutare l’impatto di certi tipi di produzione o della gestione, le tecniche per misurare la carica di vermi sono importanti, ma il sistema di rilevamento va monitorato costantemente. A parere del professore è ancora valida la flottazione in fase post mortem, come pure la conta dei vermi nel lume è in grado di dare un quadro più preciso ed è altresì utile la quantificazione delle uova di parassiti escrete, specialmente se se ne valuta la sensibilità antielmintica. I risultati devono tenere conto anche della diversa fecondità delle femmine dei vermi, su cui incidono vari fattori, come la densità. La tecnica McMaster è ampiamente usata e facile per quantificare le uova di parassiti più sensibili alla diversa soluzione di zucchero usata per la flottazione, mentre per i cestodi la flottazione è poco utile, ed è meglio affidarsi alla rilevazione della presenza del parassita nei soggetti morti, anche perché spesso non è possibile sacrificare soggetti vivi. In qualsiasi caso, l’autopsia rimane sempre un esame valido.

Recenti meta-analisi e studi sulle infestazioni elmintiche nei polli hanno notato prevalenze che variano dal 4 al 100%. Nei Paesi in via di sviluppo il principale fattore è la presenza massiccia di gruppi rurali, anche se l’industrializzazione della produzione ne sta diminuendo l’impatto. Nei Paesi europei si assiste invece al fenomeno contrario, con un aumento delle produzioni alternative e all’aperto: qui la prevalenza aumenta da zero – nelle pollastre allevate all’interno del capannone – fino a livelli alti, quando vengono allevate in sistemi alternativi. Tale fenomeno si verifica specialmente per A. Galli e H. gallinarum, mentre non è stato notato per i cestodi.

Il ciclo complesso dei trematodi, con ospiti intermedi e la necessità di laghi per la schiusa delle uova di parassiti, spiega perché essi siano prevalenti nei selvatici acquatici. Per tale ragione, Prosthogoonimus viene rilevato davvero in rari casi nell’ovidutto della gallina e comunque in allevamenti rurali. Come terapia sono ampiamente utilizzati i benzimidazoli, anche se negli allevamenti all’aperto sono frequenti le reinfezioni.

La relazione del prof. Hess si è conclusa con un invito a considerare il tema della biosicurezza quale procedura essenziale nel prevenire le infestazioni da parassiti, in particolar modo degli endoparassiti, che vengono trasmessi tramite le feci. La pulizia, che prevede la completa rimozione delle feci e di tutte le tipologie di sporco, e il rispetto di alcuni parametri nelle procedure di disinfezione (quali temperatura, tempo e concentrazione) sono fondamentali.

Non bisogna dimenticare, infine, neanche gli ospiti intermedi, poiché costituiscono un rischio costante per l’introduzione dei patogeni. Per questi motivi il controllo dei parassiti richiede la valutazione della biologia dell’organismo specifico e dell’ambiente in cui si trova, onde utilizzare un approccio integrato.