Gli aumenti di energia e mangimi impattano fortemente sulla filiera avicola

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Le carni avicole però, che rimangono per i consumatori di proteine le preferite, recuperano in redditività. Le uova si confermano un prodotto star tra i proteici e anche opzione preferita nelle strategie di  risparmio delle famiglie 

Al centro del Poultry Forum che si è tenuto a Forlì il focus Ismea sull’andamento dei consumi dei prodotti avicoli. Ne hanno discusso operatori della filiera, rappresentanti delle associazioni e  della Distribuzione moderna organizzata

Il focus ISMEA sulle vendite di uova e carni avicole, presentato oggi a Forlì in occasione del Poultry Forum, è stato al centro dell’appuntamento rivolto al settore avicolo a cui hanno partecipato gli operatori della filiera, rappresentanti delle associazioni, della Distribuzione moderna organizzata. Intervenuti numerose autorità e rappresentanti delle Istituzioni. 

Il Poultry Forum ha fatto incontrare l’intera filiera avicunicola, che ricordiamo è una delle poche in ambito zootecnico completamente autosufficiente – ha dichiarato il presidente di Fieravicola aprendo l’appuntamento –  Vogliamo fare di Fieravicola l’evento di riferimento delle carni bianche per il bacino del Mediterraneo. In questa direzione va la missione che abbiamo in programma il 5 e il 6 novembre prossimo in Algeria, così come tante iniziative rivolte all’estero e nel nostro Paese. Vogliamo fare vivere la fiera dodici mesi all’anno e infatti il Poultry sarà un evento autunnale permanente a Forlì, perché il settore ha bisogno di momenti di incontro e confronto, come avvenuto oggi sui tanti spunti che la ricerca di Ismea ha lanciato”. 

L’analisi sull’andamento del comparto, uno dei più importanti della zootecnia italiana, è stato inserito in un più ampio contesto di rilevazioni di macro-tendenze: dal consumo delle famiglie, oggi strette tra rincari e spinta inflattiva che le costringe a contrarre il carrello della spesa e ricorrere a pesanti strategie di risparmio, al rapporto costi/prezzi per gli operatori della filiera avicola partendo dalla considerazione dei fattori che stano determinando l’incremento dei costi di produzione, energia  e mangimi in primis. Secondo l’Indice Ismea le voci di spesa che registrano gli incrementi più significativi sono proprio i prodotti energetici (+80% nel periodo gennaio-settembre) e i mangimi (+27% rispetto a gen-set dello scorso anno). E queste voci hanno pesantemente condizionato la redditività delle aziende avicole.

Per le carni avicole, che vengono da un 2021 decisamente difficile oltre che poco remunerativo per i prezzi all’origine del pollo, si registra tuttavia una redditività in recupero. All’aumento dei costi è corrisposto un andamento dei prezzi che ha garantito questo recupero.

Diversa la situazione per le uova in termini di redditività. Nonostante il trend  dei prezzi in  continua ascesa da un anno, nel 2022 l’incremento dei prezzi non riesce a far fronte alla crescita ben maggiore dei costi, con ulteriore deterioramento di redditività, espresso dall’indice della ragione di scambio. 

In termini di volume le carni avicole restano le preferite da 9 consumatori su 10 (indice di penetrazione) e rappresentano il 41% i volumi tra le carni. Ma cosa si preferisce acquistare? Il prezzo più basso non basta al pollo a busto per essere più competitivo tra le referenze (-4%), mentre tiene il petto di pollo malgrado l’incremento dei prezzi. Le carni elaborate rappresentano ormai la parte più consistente del mercato e quella le cui vendite appaiono più solide. L’ampia gamma, la facilità di preparazione, il contenuto di servizio e i prodotti orientati a ricettazioni sono quelli che intercettano l’interesse degli acquirenti più giovani, il cui consumo incrementa e si conferma nelle abitudini con un +20% rispetto al pre-pandemia. 

“Nonostante l’aumento dei prezzi a doppia cifra, le carni avicole restano le preferite dagli italiani. Ma lo scenario è critico”, precisa il presidente di Unaitalia Antonio Forlini. “Secondo i dati Ismea presentati oggi, nel 2022 abbiamo assistito a un +18% dei prezzi rispetto allo scorso anno e a un +22% rispetto al 2019. L’avicoltura rimane tra i settori maggiormente colpiti dalla crescita esponenziale dei costi di produzione, aumenti che generano preoccupazione soprattutto per i consumi e che mettono a rischio la redditività delle nostre imprese. Siamo decisi a intraprendere un percorso di dialogo e confronto con il nuovo governo per tutelare il comparto avicolo, una eccellenza nella zootecnia italiana e del Made in Italy.

La filiera avicola italiana vuole continuare a produrre e garantire proteine nobili a tutti i cittadini. In ragione di ciò, auspichiamo che nelle turbolenze che caratterizzano lo scenario attuale ci sia l’impegno di tutti gli attori, dalle filiere alla distribuzione e alle istituzioni, per rafforzare la fiducia reciproca e la stabilità delle imprese per limitare al massimo la ricaduta sui consumatori degli aumenti dei costi.”

Le uova rimangono un prodotto «star» tra i proteici (+5,2%) perché, al netto del processo di normalizzazione dei consumi, hanno capitalizzato la loro diffusione in tempo di pandemia.

Rispetto al pre-pandemia, nonostante la variazione negativa tra il 2022 e il 2021, rimane un segno positivo di crescita per gli acquisti di uova. Purtroppo, nell’ultimo anno si è registrato un fortissimo allontanamento dei giovani (-18%) e solo gli over 55 hanno continuato a incrementare l’utilizzo delle uova in cucina (+1,5%).  In relazione al periodo pre-pandemico, invece, tutte le famiglie con età superiore ai 30 anni hanno aumentato il consumo di uova in maniera massiccia, solo tra i giovani appunto le uova sembrano davvero aver perso appeal (-8/9%). Cresce il dato (sia in volume che di prezzo) per le uova da allevamento a terra e all’aperto (rispettivamente +29,8% e +25,8% i volumi rispetto al pre covid), rimane fermo il bio

“Il prodotto uova soffre da un anno e nel 2022 si sono acuiti i cumuli di ritardo di margine. Purtroppo i dati sono questi e a comprovare questa difficoltà è il fatto che a livello europeo sono diminuiti gli accasamenti di galline. Ciò perché molti allevatori, a queste condizioni, hanno preferito fermare le produzioni – commenta Stefano Gagliardi direttore di Assoavi – mentre per i consumi il 2022 va considerato in maniera differente nei vari periodi dell’anno. Fino a maggio la controcifra vs il 2021 a volume (dato GDO) era negativa. Il ritorno alla vita normale da parte delle persone, ad esempio il boom del turismo estivo, ha aiutato la ripresa, in particolare degli ovoprodotti food service.  Inoltre le famiglie hanno preso più consapevolezza del fenomeno inflattivo ormai al 10% e stanno cambiando le loro preferenze di acquisto. Sono in molti (soprattutto anziani e famiglie numerose) che ricorrono alle uova come bene economico, conveniente, sano e versatile in cucina e questo nonostante un aumento di prezzo settembre 2022vs21 del 14% circa. Sostanzialmente ci aspettiamo una tendenza positiva dei consumi uova in questo periodo. Crediamo che le uova siano in grado di offrire positività al consumatore se continuiamo a costruire sui pilastri che hanno da sempre caratterizzato il comparto. Italianità, garanzia della filiera, allevamenti alternativi riusciranno a convincere e attrarre anche in questo periodo economico di grande incertezza”.

Anche per i prodotti avicoli si conferma l’importanza della sostenibilità: le referenze alimentari che in qualche maniera evochino la sostenibilità sulla loro confezione continuano infatti a crescere passando dal 30% al 35% in un anno (Fonte: Nielsen).

In generale emerge un quadro complesso per l’avicoltura, di fronte al quale però le imprese avicole, interpellate su presente e futuro, hanno risposto con un sentiment sostanzialmente positivo. Alla domanda sull’andamento del settore nel terzo trimestre 2022, due operatori su tre ritengono migliorata la situazione del comparto della prima trasformazione delle carni avicole rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In merito alle previsioni di vendita la metà degli operatori ritengono che saranno positive o stabili fino a fine anno. (Fonte Indagine ISMEA sul Clima di Fiducia dell’Industria – terzo trimestre 2022)

L‘analisi sui consumi dei prodotti avicoli è stata presentata da Fabio del Bravo di Ismea ed è stata approfondita nella  tavola rotonda moderata dal giornalista Lorenzo Frassoldati, con  Filippo Cerulli – Vice Presidente Assoavi,  Antonio Forlini – Presidente Unaitalia,  Massimiliano Lazzari – Responsabile Carni Coop Italia,  Claudio Merlo – Buyer Avicunicolo Consorzio Conad. 

Le conclusioni dell’appuntamento sono state di Luigi Ricci Dirigente settore produzioni animali del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

In concomitanza si è svolto  a Forlì il VII Simposio di Sipa  (Società Italiana Patologie Aviare) con sessioni dedicate alle sfide sanitarie che interessano la filiera avicola.