Ottimizzare la qualità dell’acqua negli allevamenti avicoli biologici

Susan Watkins, Center of Excellence for Poultry Science - University of Arkansas System’s Division, U.S.A.

430
©iranslal.com

Come primo passo, per sviluppare un buon programma di controllo idrico in grado di beneficiare la produzione occorre riconoscere l’importanza della qualità dell’acqua.

Essa può essere facilmente alterata da diversi contaminanti, sia ambientali che aggiunti volontariamente nelle linee idriche. Il passo successivo consiste nell’identificazione delle aree critiche da migliorare. Innanzitutto, la corretta pulizia del sistema idrico tra un ciclo e l’altro è una pratica fondamentale, che richiede non solo la scelta del prodotto migliore, ma anche il giusto utilizzo nelle dosi, proprio mentre il capannone è vuoto. Infine, va implementato un programma di igiene e profilassi, mentre i soggetti sono presenti, limitando al massimo tutti i prodotti potenzialmente tossici o che favoriscono lo sviluppo di patogeni.

Problemi idrici in allevamento

Uno dei maggiori problemi idrici negli allevamenti avicoli è il fluire lento, a volte stagnante, dell’acqua, soprattutto in alcuni momenti del ciclo: ciò altera le temperature, consentendo uno sviluppo dei patogeni. Questi fattori, insieme al ferro, manganese e zolfo presenti in natura nell’acqua e ad altri prodotti aggiunti e impiegati dall’allevatore, come residui di probiotici, acido citrico, vitamine, acidi organici, vaccini e latte in polvere, possono comportare uno sviluppo della crescita microbica, con conseguente formazione di biofilm. Infatti, una volta che un biofilm si è formato, i patogeni vi si nascondono e ottenere una perfetta pulizia delle linee idriche diventa difficilissimo.

Tamponi routinari, condotti nelle linee idriche, consentono di identificare eventuali contaminanti. È auspicabile anche raccogliere campioni per osservare sia la carica batterica totale che quella fungina. Un buon risultato consiste nel registrare meno di 1.000 unità formanti colonie per millilitro (cfu/ml) nel campione di acqua mentre, in un tampone, il limite non dovrebbe superare le 10.000 cfu/ml. È altamente consigliato anche di effettuare un’analisi chimica. Conoscere il livello di minerali presenti nell’acqua, come ferro, manganese, zolfo, consente infatti di bilanciare l’alimentazione, neutralizzando patogeni come E. coli, pseudomonas, klebsiella, streptococchi ed altri.

La pulizia delle linee idriche

Il lavaggio delle linee idriche tra due cicli rappresenta sempre l’azione principale per ottimizzare la qualità dell’acqua. Tra i migliori prodotti disponibili per la pulizia c’è l’acqua ossigenata, da impiegare secondo istruzioni al 2-3%. Occorre tuttavia prestare attenzione a non usare un dosatore automatico, perché spesso raggiunge concentrazioni solo dello 0,78%, rispetto ai 2-3% necessari. Quindi, è necessario regolare le pompe al livello voluto e lasciare che il prodotto agisca abbastanza a lungo da svolgere la propria azione, ovvero per circa 24 ore. Prima di usare qualsiasi prodotto per la pulizia, consultare ovviamente il produttore delle linee e abbeveratoi per sapere se sia compatibile o meno con i materiali usati. Infine, bisogna risciacquare bene le linee, diluendo il prodotto fino a livelli non tossici, in modo che gli animali possano bere l’acqua da subito. In questo modo, saremo certi che, se anche il biofilm non è stato completamente eliminato, almeno non si ricostituirà e non trasmetterà i patogeni ai soggetti.

Con che frequenza pulire le linee di distribuzione dell’acqua?

È noto che l’azione di pulizia dovrebbe essere fatta il più spesso possibile, considerando anche le tubazione sotterranee, perché trasportano patogeni da un gruppo al ciclo successivo. La soluzione ideale è effettuare la pulizia tra un ciclo e l’altro per eliminare ogni rischio. Occorre, inoltre, limitare l’uso di additivi nell’acqua, mantenendone la sanità quotidiana. Prodotti come vitamine o acido citrico possono favorire lo sviluppo batterico e, dunque, anche causare dei problemi sanitari. Dopo il loro eventuale impiego, in ogni caso, è meglio eseguire un controllo batteriologico dell’acqua. Molte sono le sostanze che si possono impiegare nel quotidiano per l’igiene dell’acqua, inclusa l’immissione, a bassi livelli, di perossido di idrogeno: si consigliano concentrazioni tra le 25 e 50 ppm nell’acqua di bevanda. Un buono strumento è anche l’ossidazione dell’acqua, fatta sia nel vascone che nel pozzo. L’importante è non trascurare mai l’igiene per avere sempre una ottima qualità dell’acqua e buone prestazioni dei soggetti.

Dagli Atti del “Midwest Poultry Federation Convention”, St. Paul, Minnesota, U.S.A.