Allevare tacchini antibiotic-free

Dr Wiebke Oellrich, Company Veterinarian, Aviagen Turkeys Ltd

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Allevare tacchini senza ricorrere all’uso di antibiotici sta diventando una pratica sempre più diffusa a livello globale, soprattutto a causa dell’antibiotico-resistenza. Per troppo tempo l’uso di antibiotici è stato visto come un modo facile e veloce di risolvere i problemi di produzione e di gestione, piuttosto che capirne le cause di base.

Si può evitare l’uso di antibiotici in allevamento investendo in migliori strutture e formazione, in una gestione più consona e adottando un approccio completamente integrato. Per raggiungere questo obiettivo bisogna tener conto di alcune importanti esigenze: la salute dei riproduttori e dei gruppi in produzione, la biosicurezza, la salute intestinale, la qualità dell’acqua e la gestione ambientale.

Fattori principali per evitare l’uso di antibiotici in allevamento

Salute dei riproduttori

Bisogna acquistare tacchinotti da incubatoi in cui si effettua una corretta vaccinazione, provenienti da riproduttori sani, alimentati con una dieta ben equilibrata; ciò è essenziale per potere superare il periodo di svezzamento e favorire l’evoluzione di una flora intestinale sana e bilanciata, fattore determinante per una produzione senza uso di antibiotici.

Biosicurezza

È importante mettere in atto un programma di biosicurezza efficace e stringente, necessario per salvaguardare la salute dei tacchini ed evitare l’introduzione e l’esposizione a malattie infettive come i Micoplasmi. Un programma efficace richiede l’identificazione delle fonti patogene più probabili e l’attuazione di pratiche apposite per prevenire la presenza e la diffusione di patogeni tra e all’interno di gruppi. Tra tali pratiche ricordiamo l’esclusione e il contenimento. L’esclusione si applica ai visitatori, ai veicoli e alle attrezzature in ingresso nel capannone; oppure a chi è stato in altri allevamenti avicoli, incluso il personale che ci lavora. Il contenimento riguarda l’isolamento dei capannoni, il controllo di ratti e insetti e l’ingresso di uccelli selvatici o altri animali. La regola è sempre quella di effettuare una doccia di disinfezione in ingresso, indossando poi gli abiti forniti dall’azienda.

Occorre notare che, per una gestione ottimale, è anche particolarmente critico il tempo di vuoto tra i collocamenti. A questo proposito è più importante il periodo di vuoto del capannone completamente pulito e asciutto dopo il lavaggio e la disinfezione, rispetto al tempo complessivo di vuoto che intercorre tra lo svuotamento e il successivo accasamento. Tale periodo dipende dai rischi sanitari e dalle condizioni geografiche.

Mangime sbriciolato, da grossolano a fine.

Salute del gruppo

Prevenire la Coccidiosi e l’Enterite necrotica è solitamente il primo fra i problemi da affrontare in una produzione antibiotic-free. La gestione della lettiera e la densità di accasamento giocano un ruolo notevole. L’assenza di un vaccino per Coccidiosi rende difficile la gestione. L’uso di un programma vaccinale adatto al collocamento e allo stato del gruppo può prevenire una serie di malattie virali e batteriche. Dove necessario, l’uso di vaccini autogeni specifici per i singoli allevamenti e solitamente diretti a combattere le infezioni batteriche può essere una valida soluzione per ridurre l’impatto dei patogeni più frequenti in allevamento.

Salute intestinale e alimentazione

Nei tacchini sono molti i fattori che influenzano la salute intestinale e, di conseguenza, le performance e la predisposizione alle infezioni. Un mangime di qualità è essenziale per una buona digeribilità. Fattori antinutrizionali – come la struttura fisica del mangime, un accesso inadeguato alle mangiatoie dovuto all’elevata densità di stoccaggio, il contenuto in nutrienti e la presenza di micotossine – possono giocale un ruolo rilevante nel ridurre la salute intestinale.

I programmi di produzione antibiotic-free devono porre una particolare enfasi nell’evitare quote di micotossine che superino i limiti raccomandati; i livelli di rischio possono essere elevati in varie aree, quindi i produttori dovrebbero verificarne l’eventuale presenza nel mangime con accuratezza, se necessario implementando un programma di gestione del rischio specifico. Vanno evitate le materie prime di scarsa qualità e quelle condizioni che potrebbero aumentare i danni provocati da muffe e insetti; meglio non utilizzare grassi e olii rancidi.

La contaminazione batterica del mangime o dell’acqua può recare danni al tratto intestinale con una conseguente risposta infiammatoria dell’intestino, un minore transito intestinale per i digesta, e una ridotta disponibilità e assimilazione dei nutrienti.

Condizioni ambientali inadeguate, in particolare una cattiva gestione della ventilazione, danno luogo a lettiere umide instaurando un clima deleterio per i tacchini con conseguenti problemi intestinali e diarrea, che vanno poi a peggiorare ulteriormente le condizioni della lettiera. La diarrea può anche essere causa di uova sporche nei gruppi di riproduttori, il che ne facilita l’infezione oppure comporta scarti in grandi quantità. La lettiera umida è anche nota come causa di dermatiti plantari nel tacchino.

Qualità dell’acqua

La qualità dell’acqua è spesso trascurata nella produzione, anche se si tratta di un nutriente vitale che può avere un impatto negativo sui soggetti se contaminato da patogeni pericolosi o anche da alte cariche di batteri, lieviti o muffe. Di solito si pone massima attenzione alla qualità dell’alimentazione, ma occorre valutare che, nel corso della loro vita, i tacchini consumano un quantitativo doppio di acqua rispetto al mangime.

Anche se si usa acqua di buona qualità, è necessario effettuare una pulizia quotidiana delle linee idriche e degli abbeveratoi e una detersione totale dell’impianto a fine ciclo. Ciò è necessario a causa dei batteri, funghi o lieviti che possono velocemente formare un biofilm nel sistema idrico. Alcuni additivi, come vitamine o vaccini somministrati nell’acqua di bevanda, possono ugualmente creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di biofilm. Quando il biofilm viene rimosso, migliora sia il tasso di mortalità che lo stato sanitario generale dei soggetti. Idealmente, la formazione del biofilm andrebbe prevenuta sin dall’inizio, pulendo le linee tra i cicli.

Un programma di sanificazione quotidiano dell’acqua porta quindi beneficio sia ai tacchini che all’impianto stesso. L’utilizzazione di disinfettanti registrati per l’uso nell’acqua di bevanda di animali destinati alla produzione alimentare riduce i livelli di patogeni presenti. Ci sono varie metodiche di sanificazione, ma occorre tener presente che i tacchini sono assai sensibili ai sapori e potrebbero ridurre il consumo di acqua.

Ambiente

Per produrre antibiotic-free in modo efficace è essenziale assicurare un buon ambiente di allevamento, a bassa densità. Ogni soggetto che si trovi in un ambiente non ideale, secondo la propria età, sarà stressato e più predisposto alle malattie. Durante la pulcinaia, ad esempio, è importante fornire sufficiente spazio per l’alimentazione e l’abbeverata, per evitare competizione tra i pulcini. Lo stress ha un’influenza negativa sui consumi alimentari che potrebbero peggiorare la motilità intestinale, con risvolti negativi sulla salute dei soggetti e quindi sulla loro resistenza alle malattie.

È importante mantenere il controllo della temperatura per evitare stress da caldo o da freddo e fornire, al contempo, una corretta ventilazione per estrarre i gas e l’umidità e garantire buona ossigenazione. Un ambiente così controllato e confortevole per i tacchinotti e favorisce il consumo di mangime. I tacchini trascorrono la vita a contatto con la lettiera che deve essere sempre in buone condizioni, secca ma senza polvere, per evitare problemi respiratori. Livelli alti di ammoniaca nell’aria comportano danni delle vie aeree e quindi aumentano l’esposizione a infezioni.

Conclusioni

L’aver avuto la possibilità di utilizzare antibiotici per molti anni ha portato a pratiche integrate che dovranno essere cambiate man mano che l’industria si avvia verso una produzione antibiotic-free. Tale procedura non aggiunge davvero nulla di nuovo ai sistemi attuali, ma richiede un’attenta cura dei dettagli senza lasciare niente al caso. I sistemi devono essere adattati a operazioni specifiche, devono essere continuamente rivisti e le pratiche modificate secondo le necessità. Avere un approccio proattivo, piuttosto che reattivo, dovrebbe portare al risultato desiderato.