Brachyspira pilosicoli e controllo dei vettori nelle patologie a trasmissione oro-fecale

Pier Enrico Rossi - Medico veterinario

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La Brachyspira pilosicoli è uno spirocheta intestinale che nelle galline ovaiole è associato a infiammazione cronica dell’intestino. La riduzione della presenza di mosca domestica negli allevamenti consente di controllare e ridurre le patologie a trasmissione oro-fecale.

Le patologie a trasmissione oro-fecale sono le infezioni la cui principale via di eliminazione è rappresentata dalle feci. Gli agenti eziologici penetrano nell’organismo prevalentemente attraverso il canale alimentare.

Le patologie a trasmissione oro-fecale sono costituite da infezioni batteriche, virali e parassitarie.

Batteriche
– Enterite da Salmonella e Brachyspira pilosicoli
– Enterocolite da E.Coli e Campylobacter

Virali
– Epatite
– Gastroenterite virale

Endoparassiti
– Vermi
– Coccidiosi.

La modalità di trasmissione può avvenire per contatto diretto tra animale infetto o portatore e soggetto sano, oppure più frequentemente avviene in maniera indiretta, grazie all’intervento di veicoli e vettori, i più comuni e abbondanti dei quali sono rappresentati dalle mosche.

La Brachyspira pilosicoli è uno spirocheta intestinale, anaerobo obbligato, gram negativo, che, nella gallina ovaiola è associato a infiammazione cronica dell’intestino. Essa provoca tifliti, diarrea giallastra e schiumosa, riduce la produzione di uova e l’aumento delle uova sporche. L’infezione è molto diffusa negli allevamenti italiani, dove gli antibiotici, anche se efficaci, non risolvono il problema a causa delle continue possibili reinfezioni causate dalle mosche. Altre specie possono essere presenti con sintomi simili, come la Brachyspira innocens, la Brachyspira intermedia e occasionalmente anche la Brachyspira Hyodysenteriae, responsabile della diarrea rossa dei suini.

Un’abbondanza di feci giallastre e schiumose è spesso considerata indice di infezione da Brachyspira. La Brachyspira Pilosicoli si caratterizza per le sue grandi doti di sopravvivenza nei lettimi, dove rimane vitale per settimane.

Le mosche, presenti costantemente in tutti i tipi di allevamento, si possono riscontrare in tutte le zone climatiche e a qualsiasi altitudine, questo perché si sono adattate perfettamente agli ambienti in cui vive l’uomo, dalle case alle aziende: infestano formaggi, carni e pesci essiccati, sostanze organiche possibilmente umide o in decomposizione.

La mosca domestica (Musca domestica) predilige discariche, letamai, allevamenti, ma anche industrie alimentari, magazzini e abitazioni. Per contenerne la diffusione è bene conoscere meglio questo insetto. La mosca domestica (Figura 1) è un insetto dell’ordine dei Ditteri, nome che identifica tutti gli insetti dotati di due sole ali, appartenente alla famiglia dei Muscidi. Con l’evoluzione il secondo paio d’ali, presente in origine, si è trasformato in due strutture, dette bilancieri, che servono all’insetto per equilibrare il volo: si tratta di ali accessorie molto piccole, quasi invisibili a occhio nudo, che vibrano e servono per stabilizzare il volo dell’insetto e aiutare l’atterraggio. Il tipico ronzio che sentiamo quando le mosche volano è causato proprio da questo secondo paio d’ali.

Le mosche domestiche sul corpo presentano una peluria sensoriale, che permette loro di captare informazioni sull’ambiente circostante, come umidità, vento o temperatura. Misurano da 2 a 18 mm e presentano una colorazione grigiastra, ma in alcuni casi presentano una livrea metallica color verde o blu. Si nutrono attraverso un apparato lambente e succhiante, detta proboscide; se la sostanza è liquida viene risucchiata direttamente, se invece è solida la mosca rigurgita saliva e sostanze litiche che hanno il compito di scioglierla per poi risucchiarla con la proboscide, realizzando una sorta di digestione esterna. Hanno sei zampe, sulle quali sono presenti dei sensilli, recettori attraverso i quali possono assaporare il cibo appoggiandovisi. Quando vediamo una mosca che si sfrega le zampette stiamo assistendo al suo assaggio del cibo: i sensilli vengono strofinati sull’apparato boccale per capire se la sostanza è appetibile oppure no.

Le mosche possono anche pungere: le femmine sono dotate di un apparato boccale pungente-succhiante. Per riprodursi e deporre le uova le femmine hanno bisogno di effettuare pasti a base di sangue; sono le femmine che pungono normalmente, ma nella specie di mosca cavallina a pungere sono anche i maschi per portare a maturazione gli spermatozoi.

Sull’estremità delle zampe è presente una sostanza collosa, che permette alle mosche di muoversi agilmente su superfici lisce o verticali. Ne esistono oltre 570 specie; in Italia le specie più conosciute sono sei:

– moscone verde
– moscone grigio
– moscone blu
– mosca domestica
– mosca del formaggio
– mosca cavallina.

A queste specie se ne aggiungono altre, ben conosciute dai nostri coltivatori, come la mosca delle olive, la mosca del melone, la mosca dell’asparago, la mosca del sedano, la mosca della carota.

In realtà la maggior parte delle mosche fa parte di un gruppo di animali noti come saprofagi e rientra quindi tra i decompositori. Quando si nutrono delle carcasse degli animali, di escrementi o di piante in decomposizione, le mosche di fatto stanno riciclando le sostanze nutritive contenute negli stessi, rendendole nuovamente disponibili. Altre specie di mosche si nutrono solo di nettare di fiori, come le api, svolgendo una preziosa funzione di impollinazione di molte specie vegetali.

La mosca domestica si riproduce deponendo le uova all’interno di qualsiasi materiale di natura organica in decomposizione, altre depongono le uova all’interno di ferite o delle cavità nasali (ovini), mentre la mosca carnaria, a differenza della mosca domestica che produce uova, è larvipara, cioè espelle sul cadavere direttamente le larve completamente formate, che iniziano subito a nutrirsi della carne.

Le larve sono apode (Figura 2), cioè prive di zampe, sono bianche e vivono profondamente all’interno di materiale organico con umidità intorno al 60-70%, dove avviene la trasformazione da larva a pupa e infine a mosca. Il processo di trasformazione è accompagnato dalla risalita verso la superficie, dove la mosca può uscire una volta che si è aperto il bozzolo. A due soli giorni dall’uscita dal bozzolo la mosca è già in grado di accoppiarsi: la femmina una volta sola, il maschio più volte. La femmina con un solo accoppiamento è in grado di deporre uova per tutta la durata della sua vita (otto/dieci giorni) e ha una capacità riproduttiva elevatissima: può deporre centinaia di volte, fino a raggiungere anche mille uova.

La mosca domestica è un potenziale vettore per la trasmissione di infezioni enteriche, quali dissenteria, diarrea, di particolare rilevanza Salmonella e Brachyspira, oltre che malattie quali l’epatite e forme parassitarie. Dopo essere venute in contatto con substrati infetti (feci, escreti), le mosche contaminano meccanicamente il mangime, trasportandovi agenti patogeni quali batteri, virus, protozoi, uova di elminti, oppure rigurgitando o defecando sull’alimento. Oltre alla capacità di veicolare patogeni le mosche sono in grado di causare grossi fastidi legati semplicemente alla loro presenza (azione molesta). L’insistenza tipica della mosca nel molestare gli altri esseri è stata sublimata in tenacia in battaglia ed è proprio con tale significato che compare come elemento decorativo dei blasoni (Figura 3): la mosca araldica è generalmente rappresentata rampante, ovvero con la testa rivolta verso l’alto.

Il controllo delle mosche viene attuato con adulticidi costituiti per lo più da esche gialle (colore che attrae gli insetti) che sfruttano il ferormone Z9 tricosene, utilizzato dalle mosche per comunicare. Di fronte alla capacità riproduttiva derivante dal breve ciclo vitale e dal numero di uova deposte, gli adulticidi, da soli, non sono però in grado di controllare la popolazione delle mosche. Occorre dunque rivolgere l’attenzione alle larve.

I sali organici sono dei composti che si formano tra gli acidi organici e un metallo. Se l’acido organico è un acido grasso a lunga catena, questi sali prendono il nome di saponi: quindi i saponi sono una categoria speciale di sali organici. I sali organici sono generalmente solubili in acqua e non hanno una parte idrofila e una lipofila come i saponi; i più comuni sono il citrato di sodio e il potassio. L’impiego di sali organici, presenti nell’LT Plus Summer, sparsi sulla lettiera si sono rivelati in grado di impedire alla larva di diventare mosca, nel momento preciso dello stadio larvale, impedendo alla pupa di diventare adulto.

Grazie alla presenza dei sali organici LT Plus Summer è quindi in grado di disidratare la pupa, impedendole la muta. Inoltre la possibilità di fornire LT Plus Summer in forma granulare oppure inserito all’interno di paglia pellettata, permette una distribuzione sicura e una lenta e costante cessione e solubilizzazione dei sali, garantendo un’azione prolungata: nella lettiera dei broiler, per esempio, è in grado di coprire l’intero ciclo produttivo.

Un ambiente d’allevamento privo di mosche, tranquillizza gli animali e impedisce la proliferazione di patologie oro-fecali, basti pensare ai danni provocati da Brachyspira nell’allevamento della gallina ovaiola. Inoltre, recenti ricerche hanno dimostrato che l’impiego di LT Plus Summer ha un’azione diretta contro la Salmonella Typhimurium.

A cura del Centro Ricerca&Sviluppo TECNOZOO s.r.l. – Torreselle di Piombino Dese (PD)