La fase neonatale del pulcino

Dott.ssa Maria Parigi - Specialista in Tecnologia e Patologia delle specie avicole, del coniglio e della selvaggina

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Durante il periodo d’incubazione del pulcino, lo sviluppo e la crescita dell’embrione sono strettamente dipendenti da vari fattori quali l’età dei riproduttori, la quantità di nutrienti presenti dentro l’uovo, la temperatura di incubazione e la conduttività termica del guscio.

L’età dei riproduttori è stata dimostrata essere uno dei principali fattori ad influenzare le dimensioni dell’embrione e la successiva schiudibilità delle uova: ai gruppi di riproduttori giovani sono infatti attribuiti tassi di schiusa più bassi e pulcini di 1 giorno di peso e dimensioni ridotte (Weytjens et al., 1999). L’età dei riproduttori influenza, infatti, le dimensioni del sacco vitellino, componente dell’uovo in grado di fornire circa il 90% dell’energia necessaria all’embrione in fase di crescita e che può arrivare a pesare fino a 3.8 grammi in più nelle uova deposte da riproduttori più vecchi, con un conseguente effetto positivo sullo sviluppo dell’embrione (Nangsuay et al., 2016).

Un altro elemento chiave per lo sviluppo embrionale è rappresentato dalla temperatura di incubazione: gli embrioni sono infatti organismi pecilotermi, ossia completamente dipendenti dalla temperatura esterna per quanto riguarda il metabolismo dei nutrienti ed il conseguente sviluppo organico. La temperatura dell’aria non può considerarsi rappresentativa della reale temperatura dell’embrione e, dal canto suo, quest’ultima risulta essere difficilmente valutabile in quanto vincolata a metodi di misurazione altamente invasivi.

Per un monitoraggio termico il più realistico possibile si ricorre quindi alla misurazione della temperatura esterna del guscio, che è unanimemente considerata indicativa della temperatura interna dell’embrione (Lourens et al., 2005). In generale, la temperatura di incubazione influenza lo sviluppo e la mortalità embrionale del pulcino, la percentuale di schiusa ed il peso del pulcino non solo nei primi giorni di vita del pulcino ma anche nella fase di accrescimento e produzione (Hulet et al., 2007). Una temperatura costante di 37.8° C risulta essere quella migliore per ottenere pulcini di buona qualità; temperature maggiori e minori anche solo di 1° C comportano diverse problematiche in termini di sviluppo, mortalità e peso del pulcino. Nonostante temperature >38° C possano avere inizialmente un impatto positivo sulla crescita dell’embrione, il perdurare di elevate temperature anche nell’ultima settimana di incubazione può portare alla schiusa di pulcini di peso e lunghezza apparentemente normali, ma con organi interni di dimensioni significativamente inferiori rispetto a pulcini della stessa età incubati a 37.8° C.

Questa alterazione organica può avere una duplice causa: da un lato, le elevate temperature comportano l’instaurarsi di uno stato carenziale dovuto al fatto che i nutrienti rimasti all’interno dell’uovo non sono sufficienti a soddisfare le aumentate esigenze metaboliche indotte dal calore (Nangsuay et al., 2016); dall’altro, l’alta temperature di incubazione può ridurre la disponibilità di ossigeno a livello tissutale limitando, di conseguenza, la capacità di assumere i nutrienti presenti nel sacco vitellino; quest’ultimo permane a livello addominale, peggiorando la qualità del pulcino e aumentando il rischio di onfalite.

Ricordiamo che il peso alla schiusa è in realtà un “peso lordo” dell’animale in quanto comprensivo anche del peso del residuo del sacco vitellino (Lourens et al., 2005) che, proprio a causa di un’errata temperatura di incubazione, può rappresentare anche il 5% del peso vivo dell’animale a scapito delle dimensioni degli organi interni. È stato, infatti, osservato che pulcini incubati a temperature >38° C presentavano alla schiusa residui di sacco vitellino più pesanti di quasi 1 grammo rispetto a pulcini della stessa età incubati a 37.8° C (Nangsuay et al., 2016).

Se consideriamo che la condizione di pecilotermia descritta per la fase embrionale viene mantenuta dal pulcino fino circa al 3°-4° giorno di vita, ne consegue chiaramente che la temperatura ricopre un ruolo fondamentale anche nella cosiddetta fase “neonatale” di questa specie animale. La completa transizione alla condizione di omeotermia sembra dipendere dalla quantità di lipidi presenti nell’uovo, ossia dalle dimensioni del sacco vitellino e di conseguenza dall’età dei riproduttori. Ne consegue che da riproduttori giovani schiuderanno pulcini con temperature rettali più basse e che necessiteranno di temperature di accasamento più alte per più tempo rispetto ad animali della stessa età originati da riproduttori più vecchi (Weytjens et al., 1999). Se le condizioni termiche di accasamento non soddisfano le necessità dei pulcini potrebbe instaurarsi un pericoloso circolo vizioso in cui l’animale riduce l’assunzione di cibo, il metabolismo rallenta, il sistema immunitario non viene stimolato, la crescita – sia ponderale sia organica – diminuisce ed il gruppo entrerà in produzione in condizioni non ottimali.

Risulta essere importante avere un’idea della temperatura rettale dei pulcini in fase di accasamento ed adattare di conseguenza la temperatura ambientale, così da contenere il più possibile un’eventuale perdita di calore da parte degli animali. Se ciò non fosse possibile, sarebbe opportuno prestare attenzione all’età dei riproduttori e, in caso di gruppi giovani, mantenere la temperatura ambientale più alta per più tempo, così da permettere al gruppo di non soffrire nella fase di transizione verso l’omeotermia.

La temperatura rettale ideale di un pulcino ad un giorno di vita dovrebbe essere compresa tra 39.5° C e 40.5° C e la temperatura ottimale a livello di lettiera dovrebbe mantenersi sopra i 30° C costantemente su tutta la superficie del capannone (Lourens and Kuijpers, 2002). In un gruppo in comfort termico osserveremo quindi una distribuzione uniforme degli animali all’interno del capannone, con alcuni pulcini impegnati a mangiare, altri a dormire ed altri ancora a giocare. Questi accorgimenti risultano essere facili strumenti da sfruttare per assicurare una cosiddetta “buona partenza” dell’animale, in quanto i primi sette giorni del pulcino rappresentano senza ombra di dubbio le fondamenta su cui si costruirà la sua carriera produttiva.

Bibliografia

Hulet, R. et al. (2007) ‘Influence of egg shell embryonic incubation temperature and broiler breeder flock age on posthatch growth performance and carcass characteristics’, Poultry Science, 86(2), pp. 408–412. doi: 10.1093/ps/86.2.408.
Lourens, A. et al. (2005) ‘Effect of eggshell temperature during incubation on embryo development, hatchability, and posthatch development’, Poultry Science, 84(6), pp. 914–920. doi: 10.1093/ps/84.6.914.
Lourens, A. and Kuijpers, M. (2002) ‘Control temperature of young chicks to reduce mortality’, World Poultry, 18(11), pp. 24–26.
Nangsuay, A. et al. (2016) ‘Effects of breeder age, broiler strain, and eggshell temperature on development and physiological status of embryos and hatchlings’, Poultry Science, 95(7), pp. 1666–1679. doi: 10.3382/ps/pew080.
Weytjens, S. et al. (1999) ‘Thermoregulation in chicks originating from breeder flocks of two different ages’, Journal of Applied Poultry Research, 8(2), pp. 139–145. doi: 10.1093/japr/8.2.139.