
Le carni avicole continuano a rappresentare una delle fonti proteiche di maggiore qualità nell’alimentazione umana. A confermarlo è la revisione scientifica presentata dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) durante il congresso annuale di Bergamo, che aggiorna le evidenze disponibili sul ruolo di pollo e tacchino nella dieta e sul loro rapporto con la salute.
Il documento dedica particolare attenzione alla qualità delle proteine, oggi considerata un parametro più significativo della sola quantità. Secondo il Digestible Indispensable Amino Acid Score (DIAAS), il metodo raccomandato dalla FAO per valutare la qualità proteica degli alimenti, pollo e tacchino rientrano tra le migliori fonti proteiche disponibili grazie alla presenza di tutti gli aminoacidi essenziali e all’elevata digeribilità. Anche la composizione nutrizionale conferma queste caratteristiche. I tagli magri senza pelle si distinguono per il ridotto contenuto di grassi: il petto di pollo ne contiene 0,8 g ogni 100 g di prodotto, mentre la fesa di tacchino 1,2 g. Entrambi apportano oltre 23 g di proteine per 100 g e rappresentano una buona fonte di vitamine del gruppo B, ferro, zinco e selenio.
La revisione analizza inoltre le più recenti evidenze sul rapporto tra consumo di carni avicole e salute. Gli studi disponibili delineano un quadro complessivamente favorevole: il consumo di pollame, inserito in una dieta sana ed equilibrata e in sostituzione di altre tipologie di carne, in particolare quelle lavorate, è stato associato a un possibile effetto protettivo sul declino cognitivo e, in alcuni contesti, a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche. Gli autori sottolineano tuttavia che questi risultati devono essere interpretati considerando l’insieme delle abitudini alimentari e dello stile di vita.
Le conclusioni sono coerenti con le attuali raccomandazioni nutrizionali. La V Revisione dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN) conferma la porzione standard di 100 g per le carni bianche, mentre le Linee guida CREA per una sana alimentazione raccomandano da due a tre porzioni settimanali di carne, privilegiando quelle bianche non trasformate rispetto alle carni rosse e ai prodotti trasformati.
«Secondo le raccomandazioni nutrizionali nazionali e internazionali e le nuove conoscenze scientifiche emerse sul tema della salute pubblica, la carne avicola conferma di avere un ruolo centrale, a tutte le età, nell’alimentazione umana», afferma Livia Pisciotta, ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e coordinatrice del gruppo di lavoro SINU. «Pollo e tacchino si configurano come una risorsa alimentare preziosa, in grado di conciliare esigenze nutrizionali e sicurezza alimentare, purché il loro consumo rientri nelle quantità raccomandate e sia inserito in una dieta ricca e varia sul modello della dieta mediterranea.»
La revisione arriva in una fase di crescita dei consumi. In Italia il consumo pro capite di carni avicole è passato da 21,38 kg nel 2023 a 22,05 kg nel 2024, il valore più elevato dell’ultimo decennio. Secondo le proiezioni FAO-OCSE, entro il 2030 il pollame rappresenterà quasi la metà del mercato mondiale delle carni.
«Le carni avicole si confermano una scelta di valore, capace di coniugare salute, sicurezza alimentare e accessibilità», commenta Lara Sanfrancesco, direttrice di Unaitalia. Una tendenza che trova riscontro anche nei dati della filiera nazionale: nel 2024 il comparto avicolo italiano ha raggiunto un livello di autoapprovvigionamento di circa il 105%, confermandosi l’unico comparto zootecnico completamente integrato e in grado di soddisfare il fabbisogno interno.
Leggi anche: Unaitalia: carni bianche, nel 2025 consumi da record a 22,47 kg





