
Temperature record e siccità stanno aumentando la pressione sul settore avicolo europeo, con ripercussioni sul benessere degli animali, sulla produttività degli allevamenti, sulla disponibilità di acqua, sui costi dei mangimi e sulla logistica. Sebbene la produzione di carne di pollo nell’UE sia ancora prevista in crescita nel 2026, gli sviluppi recenti in Germania e Francia mostrano come gli eventi meteorologici estremi stiano già creando difficoltà significative per alcuni produttori avicoli.
In calo la produzione avicola tedesca
La Germania offre una delle indicazioni più evidenti delle attuali pressioni sul settore. Nel primo semestre del 2026, i macelli commerciali tedeschi hanno prodotto circa 755.000 tonnellate di carne avicola, il 3,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta del livello di produzione più basso registrato nel primo semestre dal 2017.
Anche il numero di volatili avviati alla macellazione è diminuito dello 0,8%, a 343,2 milioni di capi.
Il calo della produzione avicola tedesca ha diverse possibili cause e non dovrebbe essere attribuito esclusivamente al caldo e alla siccità. Il settore è stato interessato anche da malattie animali, tra cui l’influenza aviaria ad alta patogenicità, mentre la malattia di Newcastle ha colpito la produzione avicola in altri Paesi europei.
I dati evidenziano quindi un contesto operativo difficile, nel quale salute animale, condizioni meteorologiche e costi di produzione rappresentano tutti fattori rilevanti.
Lo stress da caldo diventa un rischio diretto per la produzione
La portata della sfida climatica è emersa in modo particolarmente evidente nell’Europa occidentale nei mesi di giugno e luglio. Secondo il Copernicus Climate Change Service, l’Europa occidentale ha registrato il periodo giugno-luglio più caldo mai osservato, con una temperatura media di 21,62 °C, ovvero 2,79 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020.
Per gli allevatori avicoli, l’importanza di questi dati non risiede tanto nel record di temperatura in sé, quanto nei suoi effetti sugli animali e sulla gestione degli allevamenti.
Con l’aumento della temperatura e dell’umidità, il pollame incontra maggiori difficoltà nel dissipare il calore corporeo. Lo stress termico può ridurre l’assunzione di mangime e le prestazioni produttive e, in condizioni estreme, provocare mortalità. Le temperature elevate rappresentano inoltre un rischio riconosciuto per il benessere degli animali durante le operazioni di cattura, manipolazione e trasporto.
Il rischio è particolarmente significativo negli allevamenti con sistemi di ventilazione o raffrescamento inadeguati. La disponibilità di energia elettrica e il corretto funzionamento degli impianti di ventilazione sono pertanto componenti importanti della gestione dello stress termico.
La Francia mostra gli effetti immediati
Gli effetti sono già stati osservati in Francia. Durante l’ondata di caldo di fine giugno, sono morti centinaia di migliaia di volatili, secondo le organizzazioni agricole citate da Reuters. Le perdite sono state così ingenti da mettere sotto pressione, in alcune aree, anche i servizi di raccolta delle carcasse.
L’episodio dimostra quanto rapidamente un evento meteorologico estremo possa trasformarsi in un problema produttivo diretto per gli allevamenti avicoli.
Tra le principali misure a disposizione degli allevatori figurano:
- sistemi efficaci di ventilazione e raffrescamento;
- adeguata disponibilità di acqua potabile;
- controlli regolari degli impianti elettrici e dei generatori di emergenza;
- monitoraggio di temperatura, umidità e comportamento degli animali;
- riduzione delle operazioni di movimentazione e cattura nelle ore più calde;
- evitamento dei trasporti non necessari durante i periodi di caldo estremo;
- riduzione, ove appropriato, della densità di carico per migliorare la ventilazione.
Le indicazioni europee sul benessere animale identificano le temperature elevate come un importante fattore di rischio durante il trasporto degli animali e sottolineano l’importanza della ventilazione, di adeguati spazi a disposizione e della riduzione al minimo della durata del viaggio in condizioni termiche difficili.
La siccità potrebbe aumentare la pressione sui costi dei mangimi
Gli effetti della siccità si estendono oltre il capannone avicolo. La riduzione delle precipitazioni e dell’umidità del suolo può influire sulla produzione di cereali, aumentando potenzialmente la volatilità nella disponibilità e nei prezzi degli ingredienti per mangimi.
La situazione varia considerevolmente all’interno dell’Europa. In Germania, l’Associazione degli agricoltori tedeschi ha previsto un raccolto cerealicolo complessivamente nella media per il 2026, avvertendo tuttavia di significative differenze regionali.
Per gli allevatori avicoli, la questione fondamentale non è semplicemente la dimensione del raccolto cerealicolo, ma la possibilità che le perdite produttive legate alle condizioni meteorologiche si traducano in prezzi più elevati degli ingredienti per mangimi.
Qualsiasi aumento prolungato del costo dei cereali, delle fonti proteiche o di altri componenti dei mangimi può esercitare un’ulteriore pressione sui margini degli allevatori avicoli. Al momento, tuttavia, non è stato possibile stabilire un aumento diretto dei prezzi dei mangimi avicoli europei attribuibile specificamente alla siccità del 2026.
Il basso livello dei fiumi aumenta i rischi logistici
I bassi livelli idrici dei principali fiumi europei stanno creando un’ulteriore difficoltà per le filiere agricole.
Il Reno è stato particolarmente colpito. All’inizio di agosto, il livello dell’acqua a Kaub ha raggiunto minimi record, con le interruzioni che hanno costretto a fare maggiore affidamento sul trasporto su strada e hanno contribuito all’aumento delle tariffe di trasporto. La situazione è diventata così critica che diversi Länder tedeschi hanno sospeso le restrizioni alla circolazione dei camion la domenica, nel tentativo di alleggerire la pressione sulle catene di approvvigionamento.
Per la produzione avicola, la rilevanza riguarda principalmente il trasporto degli ingredienti per mangimi e di altri input produttivi. Cereali, prodotti a base di soia, additivi per mangimi e carburanti dipendono tutti da una logistica affidabile.
Se i bassi livelli idrici dovessero persistere, l’aumento dei costi di trasporto potrebbe esercitare un’ulteriore pressione sui costi di produzione avicola. L’entità dell’impatto dipenderà dalla durata delle interruzioni e dalla capacità dei fornitori di ricorrere a modalità di trasporto alternative.
Le malattie restano una delle principali minacce
Il clima estremo rappresenta solo una parte del quadro dei rischi. Le malattie animali continuano ad avere un impatto diretto sulla produzione avicola europea.
La malattia di Newcastle ha avuto un impatto particolarmente significativo in Polonia nel 2025. Secondo i dati USDA, la Polonia ha registrato 53 focolai di Newcastle negli allevamenti commerciali di broiler, su un totale di 83 focolai negli allevamenti avicoli, con l’abbattimento di quasi 7,1 milioni di broiler.
La Spagna ha registrato il primo caso di Newcastle in un allevamento di polli nel dicembre 2025, con ulteriori casi segnalati all’inizio del 2026. Nel 2025 la malattia di Newcastle è stata inoltre rilevata in Slovacchia e Bulgaria.
L’influenza aviaria ad alta patogenicità rimane un altro importante rischio per l’industria avicola europea, sebbene l’USDA abbia previsto per il 2026 una pressione dell’HPAI nell’UE inferiore rispetto agli anni precedenti.
Per gli allevatori, la prevenzione delle malattie rimane quindi una componente fondamentale della gestione del rischio, insieme alle misure necessarie per proteggere gli animali dalle temperature estreme.
La produzione dell’UE è comunque prevista in crescita
Nonostante queste pressioni, il mercato avicolo europeo nel suo complesso rimane su un percorso di crescita.
Secondo il Foreign Agricultural Service dell’USDA, la produzione di carne di pollo nell’UE è prevista a 12,25 milioni di tonnellate nel 2026, rispetto alle 12,09 milioni di tonnellate del 2025 e alle 11,73 milioni di tonnellate del 2024. La previsione corrisponde a una crescita di circa l’1,3% rispetto al 2025.
La Polonia dovrebbe mantenere il ruolo di principale produttore di carne di pollo dell’UE, con una quota superiore al 22% della produzione totale. Anche Francia e Spagna dovrebbero aumentare la produzione.
Questi dati mostrano che l’impatto di caldo, siccità e malattie non è uniforme in tutta Europa. Mentre alcuni produttori stanno affrontando pressioni operative significative, il mercato dell’UE nel suo complesso dovrebbe comunque continuare a crescere.
Tuttavia, le previsioni USDA sono state pubblicate nel marzo 2026, prima che fosse evidente la piena portata delle ondate di calore e della siccità estive. Rappresentano quindi una base per le prospettive di mercato, piuttosto che una valutazione definitiva dell’impatto dell’estate 2026.
Cosa attende gli allevatori avicoli?
Per il settore avicolo europeo, la questione fondamentale è la capacità degli allevamenti e delle filiere di adattarsi a condizioni meteorologiche sempre più difficili, mantenendo al contempo salute degli animali ed efficienza produttiva.
I principali fattori da monitorare nella seconda metà del 2026 saranno:
- mortalità legata al caldo e riduzione delle prestazioni produttive;
- disponibilità e costo dell’acqua potabile;
- prezzi dei cereali e delle fonti proteiche per mangimi;
- nuovi focolai di HPAI e malattia di Newcastle;
- affidabilità dei sistemi di ventilazione e raffrescamento;
- disponibilità di energia elettrica durante gli episodi di caldo estremo;
- condizioni del trasporto di mangimi e altri input produttivi.
La produzione avicola dell’UE potrebbe comunque aumentare nel 2026, ma l’esperienza di Germania e Francia mostra che la crescita a livello di mercato non significa necessariamente che i singoli allevamenti operino in condizioni favorevoli.
Per gli allevatori avicoli, la sfida crescente è rappresentata dall’interazione tra stress da caldo, malattie animali, costi dei mangimi, disponibilità di acqua e logistica. Gli eventi meteorologici estremi stanno quindi diventando un fattore di rischio produttivo sempre più importante per l’industria avicola europea: non come unica causa delle perturbazioni del mercato, ma come ulteriore pressione su un sistema produttivo già complesso.
Vedi anche:
Gestione del caldo e nutrizione negli allevamenti commerciali
Additivi alternativi per aiutare i broiler a fronteggiare lo stress da caldo
Francia, il caldo estremo causa centinaia di migliaia di perdite negli allevamenti avicoli





