Alternative biologiche alle terapie antibiotiche in avicoltura

A.M. Leary e A.Turney - Lallemand Animal Nutrition

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Mentre i produttori avicoli australiani continuano a limitare l’uso degli antibiotici, aumenta il numero di terapie alternative e di prodotti chimici usati per superare gli eventi stressori dell’allevamento intensivo, che però tendono ad avere una base chimica e possono portare a resistenze se usati scorrettamente. Questo articolo esamina le alternative naturali ad alcuni di questi interventi e discute se la natura sia in grado di fornire soluzioni più idonee per gli avicoli e l’ambiente, rimanendo efficace dal punto di vista biologico.

Il ruolo degli antibiotici e il loro corretto uso per malattie specifiche, piuttosto che l’utilizzo in dosi sub-terapeutiche per promuovere la crescita, sono oramai concetti ben consolidati nell’industria avicola australiana. La produzione intensiva, tuttavia, produce eventi stressanti e non sempre riesce a soddisfare le richieste del singolo animale. Ottimizzare le rese di produzione, in questi ambienti, richiede il mantenimento di soggetti sani, il che dipende, a sua volta, dal fatto che abbiano un sistema immunitario intestinale sano.

Le nostre conoscenze del microbiota intestinale negli esseri umani e negli avicoli sono aumentate esponenzialmente negli ultimi dieci anni. Oggi sappiamo che solo l’1% del DNA è di origine umana, mentre il resto appartiene al microbiota, che ormai viene considerato come un altro organo del corpo umano. Il contributo del microbiota e i suoi effetti sull’uomo e sui polli e la loro fisiologia e salute, cominciano a essere compresi solo adesso.

Esiste un’ampia lista di fattori che influenzano la vitalità e la popolazione del microbioma del pollo, inclusi età, razza, ceppo regione intestinale, fattori materiali, alimentazione, igiene, tipo di accasamento trattamenti, sesso, mangime, tipo di allevamento, igiene, farmaci assunti, temperatura, lettiera e ubicazione geografica. Comunque, la questione principale per l’avicoltura commerciale rimane l’origine della microflora nei polli schiusi e allevati a livello commerciale.

L’attuale produzione avicola, indipendentemente dal sistema di allevamento, è ben lontana da ciò che avviene in natura. L’esempio più ovvio è il modo in cui le uova commerciali vengono incubate in incubatoi sterili piuttosto che covate dalle galline. Ci sono diversi problemi associati al processo naturale di cova, che limitano le performance dei pulcini e portano a un peggioramento del benessere e a una mortalità più alta. D’altra parte ci sono anche aspetti positivi che possono essere adattati all’allevamento commerciale. Ad esempio, l’esposizione alle galline quando le uova vengono covate consente il contatto con la microflora materna, che, a sua volta, permette che al momento della schiusa i pulcini vi siano esposti nel momento in cui rompono il guscio. L’esposizione alla microflora complessa della madre adulta permette al pulcino di sviluppare velocemente un microbiota sano, favorendo cosi la salute e l’immunità intestinale.

L’applicazione su pulcini di un giorno di una flora cecale completa derivante da un soggetto adulto sano (controllato quindi per potenziali patogeni) potrebbe fornire la soluzione a questo problema. Spruzzare i pulcini in incubatoio o al loro arrivo in azienda, mentre si stanno lisciando il piumino, fornisce un’esposizione simile a ciò che avviene durante il beccaggio dell’uovo in natura. Le galline ruspanti originariamente selezionate per dare il contenuto cecale erano soggetti sani e non sottoposti a trattamenti. Ulteriori ricerche mostrano che somministrare una microflora cecale complessa al pulcino schiuso premette una resistenza notevole verso la colonizzazione da parte di salmonelle e altri patogeni come E. coli, enterite necrotica, ecc. Infatti l’efficacia di ciascuna partita di questa microflora cecale viene testata utilizzando un modello biologico che infetta i pulcini con salmonella e solamente se si ottiene una riduzione della carica del 99,97% nella colonizzazione rispetto al controllo la partita di prodotto viene immersa in commercio.

Additivi nutrizionali

Quando si vuole ottimizzare la salute intestinale, si possono considerare diverse opzioni inclusi fitogeni, probiotici, prebiotici, enzimi e acidificatori. Spesso gli acidificatori utilizzati sono acidi organici, che includono acido acetico, propionico, formico e i sali a essi associati. L’acidificazione nel pollo diminuisce il pH intestinale, dando luogo a una migliore morfologia dell’intestino (altezza dei villi e profondità delle cripte) con effetti antimicrobici localizzati, perché i batteri patogeni tendono a preferire ambienti neutri, migliorando la digeribilità delle proteine e l’energia della dieta. È stato dimostrato inoltre che l’acidificazione negli avicoli comporta un miglioramento del sistema immunitario.

Esistono comunque dei rischi potenzialmente associati all’uso degli acidi organici nel mangime o nell’acqua. Usare un eccesso di acidi nel mangime ne diminuisce la palatabilità e di conseguenza il consumo. L’aggiunta di acidi al mangime o nel sistema di di abbeveraggio può anche corrodere gli impianti di metallo. Infine, pare che alcuni patogeni, tra cui l’E. coli, sviluppino una tolleranza naturale al pH acido.

Un’alternativa possibile a questo utilizzo è rappresentata dall’acidificazione biologica: in questo caso al soggetto viene somministrata, tramite acqua o mangime, un batterio specifico, il Pediococcus acidilactici MA 18/5M, chein maniera esclusiva e veloce produce alte quote di acido lattico (L+) nel sistema digerente del pollo. In questo caso l’acidificazione avviene nel lume e nello spazio ciliato in cui sono assorbiti i nutrienti. L’applicazione di questi batteri fornisce tutti i benefici dell’acidificazione, aumentando la digeribilità dei nutrienti, l’immunomodulazione a livello locale, la maturazione intestinale e la riduzione del pH intestinale in modo naturale.

Sviluppo di un biofilm favorevole all’ambiente

Molto spesso nei polli lo sviluppo di un biofilm sulla superficie o nei sistemi idrici viene considerato un problema, perché influenza negativamente la salute. I biofilm si formano quando uno o più microrganismi aderiscono alla superficie e iniziano a colonizzarla. Come parte di questa colonizzazione, essi producono una matrice extracellulare che li protegge e consente la loro crescita e riproduzione. Tale protezione può anche essere efficace verso i tentativi di sanificare le superfici in allevamento. Alcuni studi hanno dimostrato che, se i patogeni non sono protetti da una matrice di biofilm, sono molto sensibili alla disinfezione; se invece i batteri sono protetti dal biofilm, trattati con i medesimi disinfettanti sono da 10 a 100 volte più resistenti a disinfettanti e antibiotici, rispetto ai batteri non protetti. Negli allevamenti commerciali i produttori tentano di controllare i biofilm pulendo con detergenti e disinfettando le superfici dei capannoni e delle attrezzature. Queste operazioni riducono ma non eliminano i biofilm, che ricrescono rapidamente grazie ai batteri sopravvissuti o ad altri batteri opportunistici, presenti nel capannone.

Un metodo per ovviare al problema è popolare il capannone e l’attrezzatura con un biofilm positivo. Applicando biofilm positivi, appositamente prodotti in base alla capacità di aderire alle superfici di allevamento, è possibile creare un biofilm protettivo di batteri benefici ben selezionati, come il Pediococcus (Figura 1). In tal modo si limita l’opportunità dei patogeni opportunisti di svilupparsi, grazie all’esclusione competitiva. Mentre la applicazione di biofilm positivi potrebbe non rimuovere completamente ogni patogeno, la ricerca ha dimostrato che è possibile ridurre le aree di alta e media contaminazione (Figura 2).

Gestione della lettiera

La gestione della lettiera e della pollina negli avicoli è critica per la salute e il benessere degli animali. Molte linee guida in tema di benessere sono assai specifiche circa la tipologia di lettiera dei capannoni avicoli, che deve essere asciutta e friabile. Il mantenimento della qualità della lettiera nei capannoni di ovaiole allevate a terra riduce l’umidità, migliora la qualità dell’aria e consente un migliore isolamento termico, il che favorisce anche migliori performance.

Usare processi naturali per ottimizzare la qualità della lettiera è una nuova soluzione per incrementare le performance. Le tipologie di attività che andrebbero considerate in questa situazione includono un insieme di enzimi e batteri positivi. Gli enzimi vengono usati per scindere materiali complessi in zuccheri fermentescibili, che vengono poi usati come fonte nutritiva dai batteri. I batteri, da parte loro, fermentano positivamente le parti organiche della lettiera, riducendo le emissioni di ammoniaca e quindi migliorando gli odori del capannone, aumentando lo sviluppo dei batteri acidolattici ed escludendo in tal modo per via competitiva i patogeni. Il risultato è un ambiente più sano e con minore ammoniaca.

Conclusioni

I produttori avicoli hanno sviluppato ambienti e processi che sottopongono il pollo a stress innaturali, richiedendo al contempo il massimo delle performance. Agenti stressori provenienti da diverse fonti si presentano in tutte le fasi della vita del pollo. Le terapie più convenzionali consistono in trattamenti o pulizie, ma non agiscono in maniera biologica, in linea con l’animale e il suo ambiente. Esiste invece una gamma di soluzioni biologiche che possono essere usate nella produzione avicola moderna per gestire i vari stressori. Tra esse ricordiamo l’esclusione competitiva, l’acidificazione microbiologica e l’aggiunta alle lettiere di additivi e biofilm positivi sulle superfici ambientali. La pressione dei consumatori che richiedono una riduzione dei trattamenti antibiotici e dei vaccini può essere ottenuta introducendo soluzioni biologiche e più naturali, in modo da risolvere i problemi legati all’allevamento convenzionale.