
Tra giugno e agosto 2026 sono stati segnalati soltanto due focolai di HPAI negli allevamenti avicoli europei. Con l’avvio della migrazione autunnale, tuttavia, biosicurezza e sorveglianza restano prioritarie.
I rilevamenti di influenza aviaria ad alta patogenicità in Europa hanno continuato a diminuire durante l’estate, raggiungendo livelli stagionali molto bassi.
Tra il 5 giugno e il 28 agosto 2026 ne sono stati notificati 110 in 12 Paesi europei, secondo l’ultimo rapporto congiunto di EFSA, ECDC e Laboratorio di riferimento dell’Unione europea per l’influenza aviaria.
Quasi tutti hanno interessato l’avifauna selvatica: 103 rilevamenti, contro sette negli uccelli domestici. Tra questi ultimi, due riguardavano allevamenti avicoli in Germania e Svezia e cinque uccelli in cattività.
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 mostra un calo del 72% negli uccelli domestici e del 45% nei selvatici. Tutti i rilevamenti hanno riguardato il virus HPAI A(H5N1); non sono invece emerse nuove segnalazioni di A(H5N5).
Dagli uccelli marini agli Anseriformi
Anche la distribuzione tra le specie selvatiche è cambiata. L’82,5% dei rilevamenti ha coinvolto uccelli acquatici, appartenenti soprattutto all’ordine degli Anseriformi. Nello stesso periodo del 2025, al contrario, il 75% riguardava specie marine che nidificano in colonie.
Fra giugno e agosto non sono stati osservati in Europa eventi di mortalità anomala associati all’HPAI negli uccelli selvatici.
I pochi focolai negli uccelli domestici non permettono di stabilire un rapporto significativo con la distribuzione geografica e temporale del virus nell’avifauna selvatica. Sono stati però riscontrati in aree dove l’HPAI era presente anche nei selvatici. Il contatto diretto o indiretto con questi ultimi continua a essere indicato come la principale via d’introduzione negli stabilimenti che detengono uccelli domestici.
Il minimo estivo non segna quindi la fine del rischio. Nei prossimi mesi, l’arrivo dei migratori e la presenza nelle popolazioni selvatiche di numerosi giovani privi di immunità pregressa potrebbero favorire una maggiore circolazione dei virus influenzali.
Prepararsi alla stagione di maggiore rischio
L’esperienza degli anni precedenti mostra un aumento stagionale del rischio HPAI A(H5). Per questo, con l’avanzare dell’autunno potrebbe rendersi necessario innalzare il livello di preparazione degli allevamenti.
La biosicurezza deve essere mantenuta a livelli elevati durante tutto il ciclo produttivo e nelle eventuali operazioni di abbattimento, anche quando gli animali sono vaccinati. L’attenzione è particolarmente importante per gli stabilimenti appartenenti alla stessa proprietà o inseriti in una filiera integrata e nelle aree ad alta densità avicola.
Alla biosicurezza deve affiancarsi una sorveglianza in grado di individuare rapidamente gli allevamenti infetti.
Un’indicazione interessante arriva dal settore francese dell’anatra. Nell’anno epidemiologico 2025-2026, i focolai nelle anatre domestiche sono diminuiti nettamente, nonostante gli elevati livelli d’infezione riscontrati negli uccelli selvatici. Gli autori ritengono probabile che la vaccinazione preventiva obbligatoria, applicata insieme a una rigorosa biosicurezza, abbia contribuito a limitare sia le introduzioni dai selvatici sia la trasmissione tra allevamenti.
Il risultato francese non ridimensiona il ruolo della biosicurezza. Al contrario, mostra come vaccinazione e misure preventive debbano procedere insieme.
Fuori dall’Europa
L’HPAI A(H5N1) ha continuato a circolare in America centrale e meridionale, dove i focolai negli uccelli domestici hanno interessato spesso allevamenti non commerciali e familiari.
In Messico sono stati notificati ufficialmente al WOAH tre focolai di HPAI A(H7N3), tutti in esemplari selvatici di plain chachalaca (Ortalis vetula). Le segnalazioni dello stesso sottotipo nel pollame messicano, citate separatamente nel rapporto, provengono invece da fonti giornalistiche e si riferiscono al periodo gennaio-luglio 2026.
Il Nepal ha continuato a registrare numerosi focolai nel pollame. In Australia, dopo la prima introduzione di HPAI A(H5N1) nel territorio continentale, il virus si è diffuso tra diverse specie selvatiche residenti ed è stato associato a mortalità anomala nelle sterne crestate maggiori (Thalasseus bergii).
Per il settore avicolo europeo, i dati estivi sono incoraggianti. Le prossime settimane diranno però se il ritorno dei migratori si tradurrà, come atteso, in una maggiore circolazione virale. È questo il momento per verificare che biosicurezza e sistemi di sorveglianza siano pronti per la stagione autunnale.
Fonte: EFSA, ECDC ed EURL, “Avian influenza overview June–August 2026”, pubblicato il 22 settembre 2026.
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