
Secondo il Centro di Referenza nazionale per l’Influenza Aviare, con l’approssimarsi della migrazione autunnale degli uccelli acquatici è probabile un aumento dei casi di HPAI nei prossimi mesi. Previste una sorveglianza rafforzata sulla fauna selvatica e negli allevamenti, misure per vietare l’allevamento all’aperto nelle zone A e B e una programmazione specifica per i tacchini da carne.
Il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni di adottare quanto prima una serie di misure di prevenzione, sorveglianza e controllo contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), con particolare riferimento alle zone italiane classificate ad alto rischio A e B.
Le indicazioni arrivano in vista della migrazione autunnale degli uccelli acquatici, che interesserà in particolare il Nord Italia. Secondo il Centro di Referenza nazionale per l’Influenza Aviare (CRN IA), l’approssimarsi della stagione migratoria accresce il rischio di trasmissione dei virus HPAI al comparto avicolo e rende probabile un aumento dei casi nei prossimi mesi.
Durante il periodo estivo sono stati riportati in Europa 94 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità, a conferma della persistente circolazione dei virus influenzali aviari e del conseguente rischio di introduzione della malattia negli stabilimenti avicoli. Con la ripresa della fase migratoria, ulteriori focola i sono stati confermati in Svezia e Francia.
Sorveglianza rafforzata
In base alla nota ministeriale, le Regioni con zone ad alto rischio A e B dovranno intensificare la sorveglianza sulla popolazione selvatica. In attuazione del Piano di sorveglianza nazionale 2026 per l’influenza aviaria, dovranno essere predisposti piani di sorveglianza attiva sugli uccelli acquatici migratori, con particolare attenzione agli anatidi e agli uccelli svernanti in Italia.
Il rafforzamento della sorveglianza riguarderà anche gli stabilimenti di pollame, con l’obiettivo di favorire l’early detection. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle indagini e alle segnalazioni degli operatori in presenza di mortalità anomala o di modifiche dei parametri produttivi registrati negli stabilimenti.
Le Regioni dovranno inoltre predisporre tutte le misure organizzative necessarie per assicurare un rapido intervento in caso di conferma di un focolaio, compresi l’abbattimento degli animali e lo smaltimento delle carcasse.
Divieto di allevamento all’aperto
Tra le indicazioni ministeriali figura l’adozione di misure finalizzate a vietare l’allevamento all’aperto negli stabilimenti di pollame situati nelle zone ad alto rischio A e B.
Programmazione per i tacchini da carne
Una misura specifica riguarda le filiere con stabilimenti in Lombardia e Veneto. Ciascuna filiera dovrà predisporre un programma di accasamento dei tacchini da carne nelle zone a rischio.
La programmazione dovrà essere finalizzata a ridurre la concentrazione degli animali nella fase di età considerata critica in termini di sensibilità all’infezione e di diffusione dell’HPAI.
Controlli su fauna selvatica ed eventi
Le indicazioni ministeriali prevedono inoltre:
- l’adozione di protocolli di prevenzione e sorveglianza dell’HPAI per gli uccelli selvatici ricoverati nei Centri di recupero degli animali selvatici (CRAS);
- la valutazione, in funzione del rischio, dell’eventuale sospensione del concentramento di pollame e altri volatili in cattività nelle zone A e B in occasione di mercati, mostre, esposizioni ed eventi culturali;
- l’adozione di misure per la gestione dei richiami vivi appartenenti ad Anseriformi e Caradriformi negli appostamenti temporanei e fissi nelle zone A e B individuate in funzione del rischio;
- prescrizioni per l’immissione e la movimentazione della selvaggina da penna nelle zone A e B.
Settembre può essere considerato l’inizio della fase epidemica
Il Ministero sottolinea che, sulla base dei precedenti dati epidemiologici, settembre può ormai essere considerato il mese di inizio della fase epidemica dell’HPAI in Italia. Considerando l’approssimarsi della stagione migratoria, viene pertanto ritenuto necessario che le misure indicate siano adottate quanto prima.
La nota è firmata dal direttore generale Giovanni Filippini ed è indirizzata alle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Umbria, Lazio e Puglia e alle organizzazioni di categoria del settore avicolo. Per conoscenza, il documento è stato trasmesso anche alle altre Regioni e Province autonome e agli enti e alle autorità coinvolti nelle attività di sorveglianza e controllo.





