Influenza aviaria HPAI, il Ministero chiarisce il piano pilota di vaccinazione negli allevamenti avicoli

Il Ministero della Salute ha pubblicato le FAQ ufficiali sul piano pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) negli allevamenti avicoli, confermando obiettivi, modalità operative e finalità del progetto. La misura riguarda un numero molto limitato di aziende: cinque allevamenti in tutto, tre di tacchini da carne nel Veronese e due di galline ovaiole nel Mantovano.

L’iniziativa non rappresenta una sperimentazione sui vaccini, già autorizzati a livello europeo, ma un progetto applicativo pensato per verificare sul campo tracciabilità, sorveglianza e gestione sanitaria degli animali vaccinati.

Un intervento per contenere il rischio

L’influenza aviaria è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce i volatili e può causare conseguenze economiche molto gravi negli allevamenti, soprattutto nelle forme ad alta patogenicità. Oltre alla mortalità e ai costi di contenimento, il problema riguarda anche le restrizioni commerciali che possono essere applicate ai territori interessati.

Secondo il Ministero, la vaccinazione viene introdotta in un contesto in cui biosicurezza, sorveglianza e controllo delle movimentazioni restano fondamentali, ma possono non essere sufficienti da sole nei territori a maggiore pressione virale. L’obiettivo è ridurre la diffusione del virus, limitare i focolai e contenere l’impatto sanitario ed economico della malattia.

Perché un piano pilota

Il piano pilota serve a verificare gli aspetti applicativi della strategia vaccinale, tra cui la corretta registrazione delle vaccinazioni, la tracciabilità degli animali e dei prodotti e l’efficacia dei sistemi di sorveglianza. Il Ministero sottolinea che i vaccini impiegati sono già autorizzati dalle autorità europee e non si tratta quindi di una fase di test sul prodotto vaccinale.

Gli allevamenti coinvolti sono stati individuati dal Centro di referenza nazionale per l’Influenza Aviaria e dal Ministero della Salute, in accordo con il settore avicolo e con le Regioni interessate, sulla base del rischio di introduzione e diffusione del virus. La vaccinazione è autorizzata solo in questi cinque allevamenti.

Specie coinvolte e modalità di somministrazione

Il piano prevede la vaccinazione di galline ovaiole e tacchini, considerate le specie più interessate in base all’andamento delle precedenti epidemie. La somministrazione avviene per via sottocutanea nei tacchini e/o intramuscolare nelle galline ovaiole.

La vaccinazione è a carico dell’operatore dell’azienda avicola, anche tramite le filiere produttive, ed è eseguita da personale appositamente formato sotto la supervisione dei veterinari aziendali e dei servizi veterinari delle Asl competenti per il territorio. I costi restano a carico delle aziende.

Vaccini autorizzati e strategia DIVA

I vaccini utilizzabili nel piano devono essere autorizzati dall’Ema per pollo e tacchino, compatibili con una strategia DIVA sierologica e virologica e dimostrare efficacia verso i virus HPAI attualmente circolanti nelle specie da vaccinare.

Le tipologie richiamate dal Ministero sono due:

  • vaccini vettorizzati, che utilizzano un virus innocuo per gli animali e non trasmissibile all’uomo;

  • vaccini a subunità, usati come richiamo e contenenti solo la parte più immunogena del virus.

Il Ministero specifica inoltre che non si tratta di vaccini a mRNA.

Sicurezza per animali e consumatori

Le FAQ ministeriali chiariscono che la vaccinazione non ha funzione terapeutica e non elimina completamente il rischio di infezione, ma aiuta a ridurre la malattia grave e la diffusione del virus. In presenza di una buona risposta immunitaria, eventuali infezioni tendono a manifestarsi in forma lieve.

Per quanto riguarda la sicurezza, il Ministero afferma che i vaccini sono sicuri per operatori e consumatori e che non comportano rischi per la salute umana. Anche uova e carne restano sicure per il consumo e non contengono vaccini o loro componenti.

Controlli e commercializzazione

Gli allevamenti vaccinati saranno sottoposti a monitoraggi periodici, almeno mensili, e verifiche prima della movimentazione degli animali. È inoltre prevista la segnalazione tempestiva di sintomi sospetti o mortalità anomale.

I prodotti ottenuti da animali vaccinati potranno essere commercializzati solo sul territorio nazionale. Il Ministero precisa che questa limitazione non riguarda la sicurezza degli alimenti, ma risponde a esigenze certificative e procedurali legate agli accordi sanitari internazionali.

Una misura che si affianca alla biosicurezza

Il piano pilota conferma la centralità della vaccinazione come strumento aggiuntivo, non sostitutivo, delle misure di biosicurezza. La riduzione del rischio dipenderà infatti anche dalla corretta somministrazione dei vaccini, dalla situazione epidemiologica e dalla corrispondenza tra ceppi circolanti e vaccini utilizzati.

Nel medio termine, l’obiettivo è rendere la popolazione avicola delle aree a rischio più resistente alle introduzioni del virus, soprattutto quelle legate agli uccelli selvatici, riducendo così l’impatto sanitario ed economico dell’influenza aviaria.

Fonte: www.salute.gov.it


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