
Nella zona del plateau de Valensole, uno dei paesaggi simbolo del sud della Francia, questa trasformazione passa anche dagli allevamenti di galline ovaiole, considerati una fonte di entrate più stabile e più rapidamente monetizzabile rispetto alla lavanda.
Dal campo viola al pollaio
Secondo Euronews, due nuovi pollai da 25.000 ovaiole ciascuno dovrebbero sorgere tra i campi di lavanda del plateau de Valensole, mentre a Roumoules un altro agricoltore ha ottenuto il permesso per un grande allevamento in più ettari di terreno.
La scelta divide i residenti: c’è chi teme un’industrializzazione del paesaggio e chi, invece, vede nella produzione locale di uova un’opportunità per mantenere attiva l’economia rurale.
Il messaggio che arriva dagli agricoltori è chiaro: la lavanda resta identitaria, ma sempre più spesso non è più sufficiente a sostenere il reddito aziendale.
Perché le uova
La svolta verso le ovaiole non nasce solo in Provenza, ma dentro una dinamica nazionale più ampia. La filiera francese dell’uovo ha fissato nel 2024 un piano per costruire 300 nuovi pollai entro il 2030, investendo 300 milioni di euro, con l’obiettivo di accompagnare una domanda interna in forte crescita.
Il settore indica inoltre come traguardo il 90% di galline allevate fuori gabbia entro il 2030, segno che la spinta produttiva si accompagna a una trasformazione del modello allevatoriale.
Nel 2025 il consumo medio in Francia è arrivato a 237 uova pro capite, spingendo il sistema produttivo a correre ai ripari per evitare una maggiore dipendenza dalle importazioni.
Un mercato sotto pressione
Le fonti di settore e Reuters segnalano che la Francia ha visto crescere le importazioni di uova e che la sovranità nazionale nel comparto è scesa sotto livelli considerati sicuri, spingendo la filiera a chiedere nuove strutture e più capacità produttiva.
Per questo, il progetto di ampliare la produzione non riguarda solo i grandi operatori: anche aziende agricole tradizionalmente legate alla lavanda stanno cercando di diversificare con attività più redditizie e meno esposte alle oscillazioni del mercato agricolo.
In questo quadro, l’allevamento di ovaiole in Provenza diventa una strategia di sopravvivenza economica prima ancora che una scelta di specializzazione.
Effetto sul territorio
La dimensione locale resta centrale, perché questi nuovi insediamenti toccano direttamente paesaggio, accettabilità sociale e uso del suolo. I sostenitori ritengono che i capannoni, se ben collocati, abbiano un impatto limitato e possano generare ricadute positive per le comunità rurali, anche attraverso la vendita diretta delle uova.
I contrari temono invece una progressiva perdita dell’immagine tradizionale della Provenza, sostituita da strutture zootecniche più grandi e visibili.
Il caso mostra bene una tensione ormai comune in molte aree agricole europee: preservare il valore simbolico del territorio oppure adattarsi a produzioni più sicure dal punto di vista economico.








