Alternative ai promotori di crescita per il mantenimento del benessere intestinale

Francesca Leone, Dottoressa in scienze e tecnologie delle produzioni animali, Dottoranda in scienze ambientali

La salute dell’intestino è oggi uno dei pilastri del benessere e delle performance dei polli: un microbiota equilibrato e una barriera intestinale integra permettono di sfruttare al meglio la dieta. Probiotici, prebiotici, acidi organici, fitogenici ed enzimi di nuova generazione (come la muramidasi) aiutano a controllare i patogeni, ridurre l’infiammazione e migliorare digestione ed efficienza alimentare, ma funzionano davvero solo se inseriti in una gestione accurata di allevamento e biosicurezza.

Introduzione

Per decenni, l’impiego di promotori di crescita (Animal Growth Promoters, AGP) ha rappresentato uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza produttiva degli animali da reddito. In particolare, l’utilizzo di antibiotici a basse dosi permetteva di aumentare gli accrescimenti giornalieri, migliorare l’indice di conversione alimentare e ridurre l’impatto delle enteropatie subcliniche. Tali effetti erano attribuiti principalmente alla capacità di modulare il microbiota, riducendo la pressione dei patogeni e il livello di infiammazione cronica della mucosa intestinale. Tuttavia, un’esposizione bassa e costante di questi farmaci permetteva ai batteri di sviluppare geni di resistenza. Con il progressivo aumento della diffusione del fenomeno dell’antibiotico-resistenza (AMR), nel 2006 l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo degli AGP, considerati i rischi che comportavano sulla salute umana. In questo contesto, l’industria avicola ha cercato delle alternative valide per mantenere e promuovere la salute intestinale, riconosciuta oggi come uno dei principali determinanti delle performance produttive e del benessere animale. Infatti, negli ultimi anni il concetto di gut health (salute intestinale) ha assunto un ruolo centrale nella nutrizione: sebbene non esista una definizione universale, il benessere intestinale può essere descritto come la condizione fisiologica in cui microbiota, epitelio intestinale, sistema immunitario e funzioni digestive operano in equilibrio dinamico. L’intestino non è semplicemente un organo digestivo, ma un ecosistema altamente specializzato nel quale diversi attori interagiscono continuamente influenzando la salute, l’efficienza metabolica e, di conseguenza, le performance degli animali. Pertanto, le alternative agli AGP mirano a preservare l’integrità della barriera intestinale, ottimizzare il microbiota e ridurre l’infiammazione enterica senza esercitare la pressione selettiva tipica degli antibiotici. Tuttavia, le alternative emerse negli ultimi decenni sono efficaci e utili se associate a una buona e corretta gestione dell’allevamento, perciò devono essere considerate strumenti di supporto all’interno di un sistema multifattoriale e non sostituti diretti dell’effetto ottenuto storicamente dagli AGP.

Probiotici, prebiotici e simbiotici

I probiotici costituiscono una delle strategie più approfondite e consolidate nel panorama degli additivi funzionali per il benessere intestinale. Si tratta di microrganismi vivi e benefici, principalmente appartenenti ai generi Bacillus, Lactobacillus, Bifidobacterium ed Enterococcus, selezionati per la loro capacità di colonizzare stabilmente l’intestino e di esercitare un’azione modulante sull’ecosistema microbico. Il loro effetto si esplica attraverso diversi meccanismi complementari: esclusione competitiva nei confronti dei patogeni, produzione di metaboliti antimicrobici, miglioramento dell’integrità della barriera intestinale e regolazione delle risposte immunitarie sia innate che adattative. In questo modo contribuiscono a mantenere un ambiente enterico più resiliente, funzionale e meno suscettibile a disbiosi.

I prebiotici, tra cui mannanoligosaccaridi (MOS), frutto-oligosaccaridi (FOS), galatto-oligosaccaridi (GOS), xilo-oligosaccaridi (XOS) e β‑glucani, rappresentano invece substrati non digeribili che fungono da fonte energetica selettiva per i microrganismi benefici. La loro fermentazione porta alla produzione di acidi grassi a corta catena, fondamentali per il trofismo degli enterociti, la riduzione del pH intestinale e la modulazione delle popolazioni microbiche. Attraverso questi processi, i prebiotici contribuiscono a rafforzare l’omeostasi intestinale, migliorare la funzionalità digestiva e ridurre l’impatto di condizioni stressogene.

L’integrazione sinergica di probiotici e prebiotici ha portato allo sviluppo dei simbiotici, formulazioni concepite per massimizzare l’efficacia del microrganismo vivo fornendogli simultaneamente il substrato necessario per la sua colonizzazione, persistenza e attività metabolica. Questa combinazione permette di ottenere un effetto più robusto e duraturo sulla struttura e sulla funzionalità del microbiota, con ricadute positive sulla salute intestinale, sull’efficienza alimentare e sulle performance produttive degli animali.

Acidi organici

Gli acidi organici rappresentano una delle strategie nutrizionali più consolidate e sono attualmente impiegati in numerose specie zootecniche con l’obiettivo di migliorare la salute intestinale, controllare la proliferazione dei patogeni enterici e ottimizzare l’utilizzazione dei nutrienti. Tra i composti maggiormente utilizzati figurano l’acido formico, propionico, lattico e butirrico, spesso impiegati in forma protetta o microincapsulata per consentire il rilascio nei tratti più distali dell’apparato gastrointestinale. Per molti anni l’efficacia degli acidi organici è stata attribuita esclusivamente alla loro capacità di ridurre il pH del contenuto gastrointestinale. In realtà, le evidenze più recenti mostrano che i loro effetti biologici sono significativamente più complessi e coinvolgono numerosi processi correlati alla fisiologia intestinale e all’interazione ospite-microbiota. Dal punto di vista microbiologico, gli acidi organici esercitano un’importante attività di controllo nei confronti di batteri indesiderati quali Escherichia coli, Salmonella spp. e Clostridium perfringens. La forma non dissociata dell’acido è in grado di attraversare la membrana cellulare batterica; una volta penetrata nel citoplasma, caratterizzato da un pH più elevato, la molecola si dissocia liberando protoni e anioni. Questo processo determina una riduzione del pH intracellulare e altera l’omeostasi metabolica del batterio, costringendolo a consumare energia per ristabilire l’equilibrio protonico. Quando tale meccanismo supera la capacità di adattamento della cellula, la crescita batterica viene inibita o arrestata. Oltre all’azione antimicrobica, gli acidi organici influenzano favorevolmente i processi digestivi. La riduzione del pH gastrico favorisce infatti l’attivazione della pepsina e migliora la digestione delle proteine alimentari. Una maggiore digestione nel tratto prossimale dell’intestino comporta una riduzione della quota di nutrienti non degradati che raggiunge il cieco e il colon, limitando la disponibilità di substrati fermentescibili per i microrganismi opportunisti e contribuendo così alla stabilità del microbiota. Inoltre, il butirrato costituisce la principale fonte energetica per gli enterociti e svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale. Numerosi studi hanno dimostrato che promuove lo sviluppo dei villi intestinali, stimola il turnover cellulare e favorisce l’espressione delle proteine delle tight junctions, contribuendo a ridurre la permeabilità intestinale e il rischio di traslocazione batterica. A questi effetti si aggiungono importanti proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie. Diversi acidi organici sono in grado di modulare l’attivazione delle cellule immunitarie della mucosa e di ridurre la produzione di mediatori proinfiammatori, diminuendo il dispendio energetico dell’animale associato alle risposte immunitarie. In conclusione, il loro ruolo è quello di favorire un ambiente intestinale più stabile, resiliente e meno favorevole allo sviluppo dei patogeni, ma la loro efficacia risulta massimizzata quando accompagnata da adeguate misure di biosicurezza, corretta gestione dell’alimentazione, della qualità dell’acqua e del controllo dei fattori di stress ambientale.

Oli essenziali e fitoterapici

Negli ultimi anni hanno suscitato un crescente interesse gli oli essenziali e, più in generale, i prodotti fitogenici. Questa categoria comprende estratti vegetali, spezie, erbe aromatiche e composti bioattivi derivati da piante, utilizzati con l’obiettivo di supportare la salute intestinale e le performance produttive. Tra le molecole maggiormente utilizzate vi sono timolo e carvacrolo, derivati dal timo e dall’origano, la cinnamaldeide estratta dalla cannella e l’eugenolo presente nel chiodo di garofano. Tali composti hanno dimostrato di possedere proprietà antimicrobiche, antiossidanti e antinfiammatorie. Oltre a contribuire al controllo di alcuni microrganismi enteropatogeni, questi composti possono influenzare favorevolmente la composizione del microbiota intestinale, sostenere l’attività degli enzimi digestivi endogeni e migliorare la digestione dei nutrienti. Diversi studi hanno inoltre evidenziato una possibile azione di modulazione delle risposte infiammatorie della mucosa intestinale e una riduzione dello stress ossidativo, associato a un deterioramento dell’integrità della barriera intestinale. Nonostante i risultati promettenti, la risposta biologica ai prodotti fitogenici presenta ancora una certa variabilità. Fattori quali origine botanica, composizione fitochimica, tecnologie di estrazione, stabilità dei principi attivi durante la produzione dei mangimi e condizioni di allevamento possono influenzarne significativamente l’efficacia.

Enzimi

Tradizionalmente gli enzimi esogeni sono stati utilizzati per incrementare la digeribilità delle materie prime e ridurre gli effetti dei fattori antinutrizionali presenti negli ingredienti vegetali. Fitasi, carboidrasi e proteasi migliorano rispettivamente l’utilizzo del fosforo fitico, la degradazione dei polisaccaridi non amilacei e la digestione delle proteine, contribuendo ad aumentare la disponibilità dei nutrienti per l’animale e a ridurre la quantità di substrato indigerito che raggiunge i tratti distali dell’intestino. Tuttavia, la ricerca si è progressivamente spostata verso una nuova generazione di enzimi in grado di agire non solo sulla digestione dei nutrienti, ma anche sulla salute intestinale, come ad esempio la muramidasi, che è un enzima capace di degradare il peptidoglicano, principale componente strutturale della parete cellulare batterica. Il continuo turnover del microbiota determina il rilascio di grandi quantità di frammenti di parete batterica che tendono ad accumularsi nel lume intestinale. Sebbene questi residui derivino in gran parte da batteri non patogeni, la loro presenza viene riconosciuta dai recettori del sistema immunitario innato e può contribuire al mantenimento di uno stato di attivazione immunitaria cronica, riducendo l’efficienza produttiva. In quest’ottica, la muramidasi non agisce come un antimicrobico né modifica significativamente la popolazione batterica intestinale, ma contribuisce alla rimozione dei residui biologici derivanti dal turnover microbico, riducendo il carico antigenico presente nel lume intestinale. Numerosi studi condotti nel pollo da carne hanno evidenziato che l’integrazione della dieta con muramidasi può migliorare l’integrità della mucosa intestinale, favorire una migliore morfologia dei villi e incrementare l’efficienza di assorbimento dei nutrienti. Sono stati inoltre osservati miglioramenti dell’indice di conversione alimentare e, in alcuni casi, delle performance di crescita, particolarmente evidenti in condizioni di stress per gli animali.

Conclusioni

Ad oggi, il mantenimento del benessere intestinale rappresenta uno dei principali obiettivi della nutrizione avicola. Probiotici, prebiotici, acidi organici, fitogenici ed enzimi sono strumenti utili per supportare la salute intestinale in combinazione con buone pratiche di management.