
Il Nepal sta affrontando crescenti preoccupazioni per la diffusione dell’influenza aviaria, con focolai segnalati in tutta la valle di Kathmandu e un’attenzione sempre maggiore sulle misure di contenimento sia in ambito commerciale che pubblico.
Recenti casi di influenza aviaria sono stati confermati in diverse località della valle, spingendo le autorità ad avviare operazioni di abbattimento e a rafforzare i controlli di biosicurezza. Secondo i rapporti ufficiali, oltre 600.000 capi di pollame sono stati abbattuti a livello nazionale nel tentativo di contenere il virus. I focolai hanno interessato sia allevamenti commerciali sia piccoli allevamenti familiari, sollevando dubbi sull’efficacia dei sistemi di sorveglianza e di rilevamento precoce.
La valle di Kathmandu, una regione densamente popolata e importante hub per il consumo e il commercio di pollame, è emersa come uno dei principali epicentri della crisi. I servizi veterinari sono stati mobilitati per monitorare la situazione, mentre nelle aree colpite sono state introdotte restrizioni sulla movimentazione di pollame e prodotti correlati. Nonostante queste misure, la ricorrenza dei focolai suggerisce la presenza di lacune persistenti nella biosicurezza a livello aziendale e nei sistemi di segnalazione delle malattie.
Ulteriori controversie sono emerse attorno allo zoo centrale del Nepal a Lalitpur, dove sono stati rilevati casi di influenza aviaria tra gli uccelli in cattività. La risposta dello zoo è stata criticata da esperti e osservatori del settore della sanità animale, che hanno messo in dubbio l’adeguatezza dei protocolli di contenimento adottati. Sono state sollevate preoccupazioni riguardo a ritardi nell’azione, presunti ritardi nella segnalazione e nell’attuazione delle misure di contenimento, nonché al potenziale rischio di trasmissione ad altri animali.
La situazione ha evidenziato criticità strutturali più ampie nel sistema sanitario animale del Nepal, tra cui risorse limitate, problemi di coordinamento tra le autorità e la necessità di strategie di preparazione più solide. Gli esperti avvertono che, senza un’applicazione coerente delle misure di biosicurezza e un miglioramento della sorveglianza, il Paese potrebbe continuare a essere esposto a focolai ricorrenti.
Le autorità stanno esortando gli allevatori ad adottare pratiche igieniche più rigorose, limitare l’accesso agli allevamenti e segnalare tempestivamente eventuali sintomi sospetti. Sono inoltre in corso campagne di sensibilizzazione per ridurre il rischio di trasmissione e garantire una gestione sicura dei prodotti avicoli.
Sebbene finora non siano stati segnalati impatti rilevanti sulla salute umana, le autorità restano in stato di allerta, sottolineando l’importanza di una risposta rapida e del coordinamento tra le diverse agenzie per prevenire un’ulteriore diffusione del virus.





