Genotipi avicoli a lenta crescita in Italia: l’iter autorizzativo e le dinamiche di impiego

Unaitalia e CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali)

Allevamento di genotipo a lenta crescita Fonte: Unaitalia.

Nel numero di dicembre di Zootecnica, la rete europea BroilerNet ha delineato le principali sfide legate all’impiego dei polli a lenta crescita nel contesto europeo. Il presente contributo intende approfondire il caso italiano, che si distingue per un percorso autonomo e strutturato, fondato su iter autorizzativi definiti a livello di amministrazione centrale.

Il settore avicolo europeo si trova oggi al centro di uno scenario complesso, caratterizzato dall’intersezione tra esigenze di efficienza produttiva, istanze dei consumatori e obiettivi di sostenibilità ambientale e benessere animale. Come illustrato nel contributo pubblicato a dicembre da Zootecnica nell’ambito del progetto BroilerNet, l’impiego di polli a lenta crescita è un tema ampiamente discusso, in quanto potenziale risposta ad alcune criticità dei sistemi convenzionali, ma al contempo fonte di nuove sfide gestionali, economiche e ambientali che richiedono valutazioni e analisi attente, che non possono essere trascurate nel bilancio complessivo della filiera. Tuttavia, questo dibattito non si declina in modo uniforme nei diversi contesti nazionali.

I genotipi a lenta crescita nel Disciplinare di etichettatura volontaria

Il Disciplinare IT 001 EA, autorizzato dal Ministero dell’Agricoltura nel 2005 – sentiti gli altri Ministeri per le parti di competenza – e detenuto da Unaitalia, costituisce oggi il quadro di riferimento strutturato per la comunicazione trasparente delle caratteristiche produttive, oltre gli obblighi di legge, della carne avicola; esso consente di valorizzare in etichetta e su base volontaria parametri quali il benessere animale (a partire dal 2009) e l’uso responsabile del farmaco, assicurando la veridicità delle informazioni fornite al consumatore. Nel nostro Paese uno standard privato non può essere adottato seguendo le modalità di un disciplinare di etichettatura volontaria e, quindi, qualora ci fosse interesse a comunicare in etichetta i requisiti di uno standard privato, ciò sarebbe possibile solo se questi fossero coincidenti con quelli già presenti nel disciplinare.

Il Disciplinare di Unaitalia è composto da un articolato che indica procedure e sanzioni; un piano di autocontrollo analitico, atto a gestire le non conformità e le azioni correttive; un piano dei controlli affidato a un organismo terzo, approvato dal Ministero dell’Agricoltura, cui spetta la funzione di vigilanza. Il D.M. 29 luglio 2004 fu notificato alla Commissione europea per l’esclusione di ostacoli alla libera circolazione dei prodotti fra gli Stati membri. Ciò consente di mantenere in etichetta le informazioni disciplinate, tradotte nella lingua dello Stato membro di commercializzazione.

L’architettura del Disciplinare poggia, quindi, sul D.M. 29 luglio 2004, con cui il nostro Paese ha definito una norma tecnica per regolamentare iter e procedure per riportare in etichetta informazioni volontarie sulle carni di pollame. Solo attraverso tale sistema è possibile comunicare (anche) il genotipo allevato.

Tabella 1 – Elenco genotipi a lenta crescita riconosciuti e impiegati nel settore avicolo (ultimo aggiornamento: dicembre 2025)
*Genotipi approvati anche per l’allevamento biologico.
Fonte Unaitalia: elaborazione da decreti direttoriali e ministeriali.

L’Italia, infatti, ha saputo anticipare le evoluzioni del mercato: già nel 2012, su richiesta di Unaitalia, è stato riconosciuto il primo genotipo a lenta crescita, a testimoniare la capacità del settore avicolo italiano di anticipare le esigenze del mercato, traducendole in strumenti concreti e verificabili.

In Italia, l’adozione di modelli imposti da terzi e privi di orientamento al mercato appare limitata grazie all’efficacia del Disciplinare, che è frutto della visione lungimirante e della volontà delle filiere produttive. Esso costituisce la cornice normativa di riferimento per l’integrazione in etichetta di informazioni aggiuntive, con particolare riguardo ai genotipi impiegati e agli standard di benessere animale.

L’iter autorizzativo e il ruolo del CREA-ZA

Il processo di riconoscimento di un genotipo a lenta crescita prende avvio da una richiesta formale da parte di Unaitalia agli uffici competenti del MASAF.

Prima di accordare l’autorizzazione con decreto dirigenziale, il Ministero deve acquisire parere favorevole del Centro di Ricerca “Zootecnia e Acquacoltura” (CREA-ZA), che può avvalersi sia di studi scientifici esistenti che di prove sperimentali condotte presso lo stabulario del centro di ricerca stesso e/o sul campo. Una volta ottenuto il riconoscimento per l’impiego del genotipo nel disciplinare, si può procedere a richiedere l’autorizzazione all’impiego anche nel sistema di produzione biologica. Acquisito parere favorevole a seguito di una nuova valutazione specifica del CREA-ZA, l’iter prevede un ulteriore e definitivo passaggio presso il tavolo tecnico dedicato, culminando nella modifica dell’allegato del decreto ministeriale che elenca i genotipi a lenta crescita idonei per la produzione biologica. L’elenco dei genotipi viene trasmesso alla Commissione europea.

Allevamento di genotipo a lenta crescita all’aperto
Fonte: Unaitalia.

Informazioni e dati del Disciplinare

I dati attuali sull’applicazione del Disciplinare evidenziano una crescita progressiva dell’impiego dei genotipi a lenta crescita in Italia: dall’1% registrato nel 2019, si è raggiunto il 7,9% nel 2023, con un’ulteriore crescita nel 2024 (8,5%). Tale incremento, avvenuto in modo graduale, ha consentito alle aziende di adattare i modelli produttivi alle richieste di mercato, preservando la sostenibilità economica e la competitività del settore.

Secondo i dati 2024 della banca dati del Disciplinare di etichettatura, il 76% della produzione avicola italiana è immesso sul mercato con informazioni volontarie aggiuntive in etichetta, in aumento rispetto al 64% registrato nel 2023. Di questi prodotti, il 31% risponde a standard di “maggiore benessere” garantendo simultaneamente densità di allevamento ridotte (inferiori a 33 kg/m² o 30 kg/m²), arricchimenti ambientali e/o la disponibilità di luce naturale.

■ Tabella 2 – Percentuale di capi per singolo requisito del Disciplinare (elaborazione Unaitalia su dati BDN e banca dati Disciplinare, 2019-2024) NOTA: i valori indicati rappresentano la percentuale di capi presenti nella banca dati Unaitalia per ciascun requisito del Disciplinare, calcolata sul totale dei capi macellati in Italia riportati nella BDN per l’anno di riferimento. Le categorie considerate includono alcune delle informazioni previste dal Disciplinare. *Dal 2022 la voce “Maggior benessere” viene utilizzata quando le informazioni riguardano la densità di allevamento in abbinamento con almeno una delle informazioni relative ad arricchimenti ambientali e uso di luce solare.

L’adozione di requisiti come l’uso della luce naturale e gli arricchimenti ambientali, che mirano a favorire i comportamenti naturali degli animali, mostra una tendenza positiva negli ultimi anni. Nel 2024, le percentuali di capi accasati e assoggettati al Disciplinare per questi requisiti si sono attestate al 66% per l’uso di luce naturale e al 61% per gli arricchimenti ambientali.

Inoltre, circa il 46% della produzione avicola italiana riporta in etichetta il requisito “allevato senza uso di antibiotici”, in crescita rispetto al 38% del 2023. Si osserva anche una progressione per gli animali allevati con sistemi di allevamento all’aperto, che rappresentano il 3% della produzione avicola nazionale, mantenendo una quota stabile nel panorama complessivo del settore.

La rilevanza e la diffusione del Disciplinare sono testimoniate dalla sua continua evoluzione; siamo infatti giunti al termine della sua ottava revisione. Questo processo di aggiornamento costante è finalizzato a migliorarne l’efficacia, adeguandolo alle mutevoli sensibilità dei consumatori e, in molti casi, come ampiamente dimostrato, anticipando le richieste del mercato verso standard di benessere animale e sostenibilità sempre più elevati e rigorosi.

Questo impianto regolato e flessibile garantisce un equilibrio tra la tutela della libertà di scelta del consumatore – basata su informazioni chiare, trasparenti, armonizzate e verificate – e la competitività del sistema produttivo nazionale.