UE, nuove regole sulle emissioni per i grandi allevamenti avicoli

Dal 2024 è entrata in vigore la nuova direttiva europea sulle emissioni industriali, che sarà progressivamente applicata ai grandi allevamenti attraverso il recepimento nazionale e l’aggiornamento delle autorizzazioni (IED 2.0, Direttiva (UE) 2024/1785). La normativa, che copre circa 75.000 grandi impianti industriali e allevamenti intensivi in tutta l’UE, è il principale strumento europeo per ridurre l’inquinamento di aria, acqua e suolo e migliorare l’efficienza nell’uso di energia e materie prime.

L’obiettivo della revisione è allineare il settore industriale e zootecnico agli obiettivi del Green Deal e della strategia “inquinamento zero”, riducendo in modo significativo le emissioni di particolato fine, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e metano entro il 2050 rispetto ai livelli del 2020. Secondo le valutazioni d’impatto della Commissione, la revisione contribuirà a ridurre in modo significativo diverse emissioni atmosferiche, con riduzioni che per alcuni inquinanti potrebbero raggiungere circa il 40% entro il 2050.

Soglie e ambito di applicazione per gli allevamenti avicoli

La revisione della direttiva estende e rafforza la copertura degli allevamenti intensivi di suini e pollame, mantenendo l’attenzione sui grandi operatori. Per il pollame, il compromesso politico approvato da Parlamento e Consiglio prevede l’applicazione delle regole alle aziende che superano determinate soglie espresse in unità di bestiame adulto (livestock units, LSU). In termini pratici, per il comparto avicolo questo corrisponde a grandi strutture con:

  • oltre 280 LSU per gli allevamenti di polli da carne, equivalenti a circa 40.000 capi;

  • oltre 300 LSU per gli allevamenti di galline ovaiole, equivalenti a circa 21.400 capi;

  • soglie specifiche per strutture miste suini–pollame, pari a 380 LSU complessivi.

Restano esclusi gli allevamenti estensivi, biologici o con animali tenuti all’aperto per una parte significativa dell’anno, che non ricadono nel regime industriale dell’IED ma continuano a essere regolati da altre normative ambientali e zootecniche nazionali ed europee. La Commissione sottolinea che l’ampliamento della copertura per gli allevamenti intensivi di suini e pollame è “essenziale per ridurre l’inquinamento da azoto” proveniente dal settore agricolo.

Permessi, BAT e calendario di attuazione

Gli allevamenti avicoli che rientrano nel campo di applicazione della IED 2.0 dovranno operare sulla base dei principi delle migliori tecniche disponibili (Best Available Techniques, BAT), già utilizzate per altri comparti industriali. Ciò significa adottare soluzioni tecniche e gestionali per ridurre le emissioni in aria, acqua e suolo, migliorare la gestione degli effluenti, limitare gli odori e incrementare l’efficienza nell’uso di acqua, energia e materie prime.

La direttiva aggiornata semplifica la procedura di autorizzazione per gli allevamenti zootecnici coperti, prevedendo per molti casi un regime “alleggerito” di registrazione elettronica anziché permessi complessi, pur mantenendo obblighi stringenti sulle prestazioni ambientali e sul monitoraggio delle emissioni. Le autorità nazionali avranno inoltre maggiori poteri per sospendere l’attività degli impianti non conformi e dovranno applicare sanzioni dissuasive, con multe che, nei casi più gravi, potranno raggiungere almeno il 3% del fatturato UE dell’operatore.

Dal punto di vista temporale, la direttiva è entrata in vigore nell’agosto 2024, e gli Stati membri dispongono di 22 mesi per recepirla nel diritto nazionale. Dopo il recepimento, gli Stati dovranno aggiornare o rilasciare i permessi ambientali in linea con le nuove regole, con un’applicazione graduale, secondo il calendario di revisione delle BAT e delle autorizzazioni nazionali.

Trasparenza, diritti dei cittadini e portale emissioni

L’IED 2.0 introduce anche una rafforzata tutela dei cittadini esposti alle emissioni degli impianti coperti dalla direttiva, inclusi i grandi allevamenti avicoli. Per la prima volta nel diritto ambientale europeo viene riconosciuto esplicitamente il diritto a chiedere un risarcimento per i danni alla salute causati da inquinamento illegale. Allo stesso tempo, la trasformazione dell’attuale registro europeo delle emissioni in un Portale europeo sulle emissioni industriali renderà disponibili informazioni più dettagliate su permessi, emissioni e prestazioni ambientali dei singoli impianti.

Secondo il Parlamento europeo, le nuove norme dovrebbero portare benefici significativi per la salute pubblica e l’ambiente, anche grazie a una partecipazione più attiva del pubblico nei procedimenti autorizzativi e a un migliore accesso alla giustizia in caso di violazioni. I dati relativi alle emissioni saranno raccolti e pubblicati in modo progressivo, con il primo flusso di informazioni previsto sul nuovo portale a partire dal 2028.

Critiche e prossimi passi: il nodo degli allevamenti bovini

Nonostante l’ampliamento dell’ambito di applicazione agli allevamenti intensivi di suini e pollame, la revisione dell’IED è stata criticata da organizzazioni non governative e associazioni ambientaliste per non affrontare in modo più completo l’impatto dell’allevamento bovino sulle emissioni di ammoniaca e metano. Nella fase negoziale, le proposte iniziali di includere i grandi allevamenti di bovini sono state abbandonate, e il testo finale prevede soltanto l’impegno della Commissione a valutare entro il 31 dicembre 2026 la necessità di misure aggiuntive sulle emissioni zootecniche, inclusi i bovini.

Per il settore avicolo, la sfida sarà coniugare la conformità ai nuovi standard ambientali con la sostenibilità economica delle aziende, in un contesto di crescente attenzione pubblica all’impatto ambientale delle filiere animali e di intensificazione delle richieste di trasparenza lungo la catena del valore. Il quadro regolatorio definito dall’IED 2.0 rappresenta un passaggio chiave in questa transizione, imponendo ai grandi operatori di adottare tecnologie e pratiche di allevamento più efficienti, pur lasciando fuori una quota significativa della produzione zootecnica europea, in particolare quella bovina estensiva e i sistemi avicoli di piccola scala.