
L’influenza aviaria H5N1 ha ufficialmente completato la sua diffusione globale. L’Australia, fino a due giorni prima l’unico continente rimasto indenne dal virus sulla terraferma, ha confermato due casi di aviaria altamente patogena nell’Australia Occidentale, segnando un momento storico per la sanità animale mondiale.
Primo e secondo caso: la cronaca
Il primo caso è stato confermato il 20 giugno 2026 in uno stercorario bruno trovato malato nel Parco Nazionale Cape Le Grand, 700 km da Perth. Il secondo caso, confermato il 22 giugno, riguarda una procellaria gigante settentrionale trovata su una spiaggia isolata vicino a Esperance, 570 km da Perth.
I due uccelli sono migratori marini trovati malati su spiagge isolate della costa meridionale dell’Australia Occidentale. Le analisi effettuati dal CSIRO (organizzazione scientifica nazionale australiana) hanno confermato la positività a entrambi per la variante H5N1.
Il significato storico
“Per la prima volta da molti anni l’Australia ha segnalato casi di HPAI [influenza aviaria ad alta patogenicità] sul continente”, ha confermato l’EFSA, sottolineando che fino a quest’anno l’Australia era l’unico continente senza un caso confermato sulla terraferma. Il virus era stato rilevato solo alla fine del 2025 sull’Isola Heard, territorio subantartico australiano situato circa 4.100 km dalla terraferma.
L’arrivo dell’H5N1 in Australia conferma che il virus ha raggiunto tutti i continenti, inclusi quelli precedentemente considerati “barriere naturali” contro la diffusione globale.
Misure di biosicurezza immediate
La ministra dell’Agricoltura Julie Collins ha annunciato un approccio preventivo aggressivo con un piano da oltre 100 milioni di dollari per prevenire un’epidemia negli allevamenti. Le misure includono rafforzamento della biosicurezza nelle aziende avicole, test aumentati sugli uccelli shorebird (migratori di costa), vaccinazione delle specie vulnerabili e simulazioni di risposta ai focolai.
“Lavoriamo molto strettamente con i sistemi e le industrie di pollo, carne e uova per fare tutto il possibile e migliorare la biosicurezza, per fermare l’ingresso nei sistemi di produzione”, ha dichiarato Collins.
Il settore avicolo australiano rimane libero dal virus
Nonostante i due casi confermati, la situazione nel settore avicolo è ancora sotto controllo. Non ci sono casi negli allevamenti di pollame commerciale e nessuna moria diffusa di animali selvatici nell’area.
Rischio per gli umani: ancora basso
Le infezioni umane rimangono rare, secondo Julie Collins. L’OMS ha ribadito che il rischio per la popolazione generale resta al momento “basso”, anche se l’allerta globale cresce con ogni nuovo caso. Un caso umano di H5N1 era già stato segnalato nello stato di Victoria, Australia, ma il rischio rimane controllato.
Cosa significa per il settore avicolo globale
L’arrivo dell’H5N1 in Australia rappresenta un segnale d’allarme importante per l’industria avicola mondiale, non solo per la fauna selvatica. Il ceppo H5N1 si è propagato attraverso il mondo dal 2020, causando la morte di milioni di uccelli e altri animali.
Per l’Italia e l’Europa, dove l’aviaria ha già causato focolai significativi negli ultimi anni, la situazione australiana conferma la necessità di mantenere sorveglianza elevata e misure di biosicurezza rigorose, specialmente in vista della prossima stagione influenzale.
Prossimi sviluppi: l’Australia concentrerà una sorveglianza rafforzata sulla costa sud del paese, monitorando specificamente i movimenti delle due specie di uccelli marini migratori alle quali appartengono le prime due vittime. La conferma del secondo caso non indica ancora un’epidemia negli allevamenti, ma rappresenta un punto critico nella storia della diffusione globale dell’H5N1.





