
La circolazione della Newcastle disease rimane attiva in diversi Paesi europei, mentre i casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) mostrano una tendenza al calo. È quanto emerge dal Radar Bulletin di maggio 2026 pubblicato dal Friedrich-Loeffler-Institut (FLI) e dal Bundesamt für Lebensmittelsicherheit und Veterinärwesen (BLV), che monitora l’evoluzione delle principali malattie animali in Europa.
Newcastle disease: nuovi casi in Germania, Polonia, Spagna e Repubblica Ceca
Nel periodo considerato, la Germania ha notificato quattro nuovi focolai di Newcastle disease. Tre hanno interessato grandi allevamenti di polli da carne, mentre il quarto è stato rilevato in un allevamento con diverse specie avicole. I casi sono stati registrati nei cluster già noti della Baviera e del Brandeburgo.
Particolare attenzione è stata rivolta a un nuovo focolaio individuato alla fine di maggio in un grande allevamento di broiler del Brandeburgo già colpito dalla malattia in passato. Le autorità veterinarie stanno ancora indagando sulle possibili cause della nuova infezione.
Sempre in Germania è stato inoltre confermato un caso in un allevamento di colombi nel nord della Sassonia-Anhalt causato dal Pigeon Paramyxovirus-1 (PPMV-1), un ceppo distinto da quello attualmente coinvolto nei focolai del pollame commerciale.
Anche la Polonia continua a registrare la presenza del virus. Nel mese considerato sono stati confermati tre focolai in allevamenti commerciali di grandi dimensioni, compreso un grande allevamento di galline ovaiole, oltre a 16 casi in piccoli allevamenti non commerciali.
La Spagna ha segnalato un focolaio in un allevamento di ovaiole, mentre la Repubblica Ceca ha notificato undici episodi in piccoli allevamenti familiari.
Secondo gli esperti del FLI, il numero complessivo dei focolai risulta inferiore rispetto ai mesi precedenti e non si osserva una significativa espansione geografica della malattia. Tuttavia, il quadro epidemiologico indica una persistente circolazione del virus della Newcastle disease negli allevamenti avicoli europei.
La malattia, causata da un paramyxovirus altamente contagioso, può diffondersi sia attraverso il contatto diretto tra animali sia indirettamente tramite persone, veicoli, attrezzature e materiali contaminati. Il rapporto sottolinea inoltre che i programmi vaccinali adottati in diversi Paesi europei contribuiscono a ridurre i sintomi clinici e l’escrezione virale, ma non impediscono completamente l’infezione e la successiva diffusione del virus.
Influenza aviaria: diminuiscono i casi
Il Radar Bulletin evidenzia anche un netto calo dei casi di influenza aviaria ad alta patogenicità rispetto al mese precedente. Nel periodo analizzato sono state registrate 95 notifiche complessive in Europa, contro le 276 del mese precedente.
Circa il 60% delle segnalazioni ha riguardato uccelli selvatici. La Germania è risultata il Paese con il maggior numero di casi nella fauna selvatica, mentre la Polonia è stata il Paese con il maggior numero di focolai nel pollame commerciale, con 29 episodi notificati.
Francia e Paesi Bassi hanno segnalato due focolai ciascuno negli allevamenti avicoli, mentre ulteriori casi sono stati registrati in uccelli tenuti in cattività.
Nonostante il miglioramento della situazione epidemiologica, le autorità veterinarie continuano a raccomandare il mantenimento delle misure di biosicurezza negli allevamenti. Particolare attenzione deve essere posta al controllo degli accessi, all’igiene del personale e alla prevenzione dei contatti tra pollame domestico e uccelli selvatici.
Le strategie di prevenzione
Negli ultimi anni l’influenza aviaria ha causato l’abbattimento di milioni di volatili in Europa, spingendo diversi Paesi a valutare nuove strategie di controllo.
Dopo la Francia, anche l’Italia ha avviato un programma pilota di vaccinazione contro i virus H5. Nei Paesi Bassi, invece, è stato elaborato insieme alla filiera un piano per introdurre la vaccinazione obbligatoria delle galline ovaiole.





