
Le prospettive del settore avicolo globale restano positive nel secondo trimestre 2026, con una crescita dei consumi stimata tra il 2,5% e il 3%. La domanda continua a essere sostenuta dal posizionamento competitivo della carne avicola rispetto ad altre proteine animali, da condizioni economiche favorevoli, dalle preferenze culturali e dal continuo sviluppo di prodotti e mercati. A questi fattori si aggiunge una maggiore disponibilità di prodotto, legata a nuovi investimenti greenfield.
La crescita si presenta tuttavia disomogenea tra le diverse aree geografiche. L’Asia-Pacifico e l’Asia meridionale continuano a trainare l’espansione, mentre l’Europa registra uno degli aumenti dei consumi più significativi degli ultimi anni, nell’ordine del 3-4%. Tra le aree con le migliori performance si segnalano anche il Sud-est asiatico e il Sudafrica. Al contrario, mercati come Stati Uniti, Messico e Brasile sono caratterizzati da eccesso di offerta e prezzi bassi, evidenziando la necessità di una maggiore disciplina dell’offerta.
Sul fronte degli scambi internazionali, la crescita resta limitata, con un incremento previsto tra l’1% e l’1,5%. Molti Paesi, tra cui diversi mercati dell’area Medio Oriente e Africa, la Cina e parte dell’Asia, stanno infatti dando priorità alla produzione locale. A ciò si aggiungono elementi di instabilità, come i dazi reciproci introdotti dagli Stati Uniti e il blocco temporaneo delle esportazioni dalla Turchia.
Il principale elemento di incertezza resta il contesto geopolitico, in particolare il conflitto in Medio Oriente. Le possibili ripercussioni sull’economia globale sono rilevanti, soprattutto per l’area Asia-Pacifico, fortemente dipendente dalle importazioni di energia. Il conflitto può incidere sui prezzi dei mangimi attraverso l’aumento dei costi dei fertilizzanti e le interruzioni degli scambi commerciali. Inoltre, il Medio Oriente rappresenta un mercato di importazione strategico per diversi esportatori, tra cui Brasile, Unione Europea, Ucraina e Russia.
Un ulteriore punto critico riguarda la sicurezza alimentare nei Paesi del Golfo, fortemente dipendenti dalle importazioni che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni in questa rotta possono influenzare sia le importazioni di carne avicola sia il commercio di input per la produzione locale, come mangimi e materiale genetico. In questo contesto, rotte alternative o sistemi di navigazione assistita possono diventare rilevanti per garantire la continuità degli approvvigionamenti.
Dal punto di vista sanitario, l’influenza aviaria continua a rappresentare il principale rischio biologico per il settore, con focolai ancora presenti nei Paesi dell’emisfero nord e un rischio in progressivo spostamento verso sud.
Infine, i prezzi dei mangimi sono attesi relativamente stabili nel breve periodo. Tuttavia, le tensioni legate al contesto mediorientale, incluso il fronte iraniano, e l’incertezza legata agli acquisti cinesi di mais e soia dagli Stati Uniti introducono rischi di volatilità al rialzo.
Fonte: RaboResearch













