
Le farine di insetto vengono studiate da tempo come possibile fonte alternativa di proteine per l’alimentazione avicola. Pensare agli insetti come a un ingrediente unico, però, sarebbe fuorviante. Specie, substrato di allevamento, stadio di sviluppo e processo produttivo possono modificarne in modo rilevante la composizione e il valore nutrizionale.
Una recente revisione narrativa ha raccolto le conoscenze disponibili sulle specie più studiate, tra cui la mosca soldato nera (Hermetia illucens), la tarma della farina (Tenebrio molitor), il grillo domestico (Acheta domesticus) e il baco da seta (Bombyx mori). Gli studi esaminati riguardano farine integrali o sgrassate, lipidi, estratti e, in alcuni casi, larve intere. I risultati provengono quindi da prodotti e condizioni sperimentali molto diversi e non sono sempre direttamente confrontabili.
Non conta soltanto la proteina grezza
Gli ingredienti derivati dagli insetti possono fornire proteine, lipidi, minerali e vitamine. Il contenuto di proteina grezza, da solo, non è però sufficiente per valutarli. Occorre conoscere il profilo amminoacidico, la digeribilità e la disponibilità effettiva dei nutrienti.
Anche la lavorazione ha un ruolo importante. La sgrassatura può aumentare la concentrazione proteica e rendere il prodotto più uniforme, mentre un trattamento termico troppo intenso può ridurre la disponibilità di alcuni amminoacidi.
Un altro elemento da considerare è la chitina presente nell’esoscheletro. A concentrazioni moderate è stata associata a possibili effetti prebiotici e immunomodulanti; in quantità elevate può invece ridurre la digeribilità. Il suo contributo alla salute intestinale e alla risposta immunitaria resta comunque da chiarire meglio, soprattutto nelle condizioni dell’allevamento commerciale.
Le differenze interessano anche i lipidi. Le larve di mosca soldato nera sono generalmente ricche di acido laurico, mentre tarme della farina e grilli contengono percentuali più elevate di acidi grassi insaturi. La scelta dell’insetto può quindi incidere non solo sull’apporto energetico della dieta, ma anche sul profilo lipidico della carne e delle uova.
Risultati legati alla dieta
Nel complesso, le prove disponibili mostrano che gli ingredienti derivati dagli insetti possono sostituire una parte delle fonti proteiche convenzionali senza compromettere le prestazioni di broiler e ovaiole, a condizione che la dieta rimanga ben bilanciata. In alcuni studi sono stati osservati miglioramenti dell’accrescimento, dell’indice di conversione o di alcuni parametri intestinali e immunitari.
Non si tratta, però, di una risposta costante. I risultati cambiano con la specie di insetto, il tipo di prodotto, la quantità impiegata, l’età degli animali e la composizione complessiva del mangime. Alle inclusioni più elevate, la chitina e le modifiche della struttura, del colore o della composizione della dieta possono influire sulla digeribilità, sull’ingestione e sulle prestazioni.
Anche per carne e uova il quadro non è univoco. Le inclusioni moderate, in genere, non sembrano compromettere le principali caratteristiche qualitative, anche se in alcune prove sono cambiate la colorazione del tuorlo o quella della carne. Uno degli studi richiamati dalla review ha inoltre associato l’impiego di farina integrale di mosca soldato nera a una maggiore presenza di acidi grassi saturi e a una minore quota di polinsaturi nella carne. Anche la qualità del prodotto finale deve quindi essere considerata quando si valuta questo ingrediente.
Dalla ricerca all’impiego commerciale
Costi e disponibilità restano due ostacoli importanti. Per trovare uno spazio più ampio nella formulazione dei mangimi, la produzione di insetti dovrà raggiungere volumi adeguati e prezzi più competitivi rispetto alle fonti proteiche già disponibili.
C’è poi il tema della sicurezza. La qualità del substrato utilizzato per allevare gli insetti deve essere controllata, perché eventuali metalli pesanti, pesticidi o altri contaminanti possono accumularsi nei loro tessuti. Riscaldamento ed essiccazione possono ridurre la carica microbica, ma devono inserirsi in processi produttivi ben definiti e accompagnati da controlli regolari.
Rimane infine il problema della standardizzazione. Chi formula un mangime ha bisogno di ingredienti con caratteristiche prevedibili, mentre la composizione dei prodotti derivati dagli insetti può ancora variare molto.
Le farine di insetto possono dunque offrire nuove possibilità, sia come fonte di nutrienti sia per la presenza di composti potenzialmente funzionali. Non sono, però, sostituti già pronti e sempre convenienti della soia o della farina di pesce. Il loro valore dipende dal prodotto utilizzato, dal livello di inclusione e dal modo in cui viene formulata la dieta. Per definirne meglio il ruolo serviranno prodotti più uniformi e ulteriori prove di lunga durata in condizioni commerciali.
Fonte: Naeem M. (2026), “Insects in poultry nutrition: nutritional value, functional effects, challenges, and future perspectives”, Bulletin of the National Research Centre, 50:62. https://doi.org/10.1186/s42269-026-01449-0. Articolo pubblicato con licenza CC BY 4.0.





