Stress da caldo nelle ovaiole: un approccio integrato agli indicatori di risposta

Per valutare la risposta delle ovaiole al caldo, temperatura e umidità non bastano. Anche i parametri fisiologici, il comportamento e le prestazioni produttive forniscono informazioni utili, soprattutto quando vengono letti insieme.

Uno studio pubblicato su Animal Science Journal ha esaminato le relazioni tra questi indicatori confrontando due metodi statistici: la correlazione di Pearson, utilizzata per analizzare singole coppie di variabili, e l’analisi di correlazione canonica, che considera contemporaneamente gruppi diversi di parametri.

La ricerca è stata svolta in un allevamento sperimentale situato in una regione semi-arida del Brasile. Sono state coinvolte 270 ovaiole Hy-Line White di 58 settimane, allevate in gabbie convenzionali. Per le misurazioni termoregolatorie e comportamentali è stata selezionata una gallina per ciascuna delle 30 gabbie in ognuno dei tre cicli produttivi consecutivi di 28 giorni. Dalle 90 osservazioni ottenute, due sono state escluse perché considerate valori estremi: l’analisi finale ne ha quindi comprese 88.

Durante lo studio, la temperatura media nel ricovero è stata di 31,42 °C e l’umidità relativa del 49,28%. Oltre a questi due parametri ambientali, i ricercatori hanno considerato la temperatura cloacale, la temperatura superficiale delle regioni ricoperte da piume e la frequenza respiratoria. Sono stati inoltre osservati alcuni comportamenti – tra cui alimentazione, abbeverata, posizione seduta, becchettamento ed esplorazione delle penne – e registrati consumo di mangime, produzione di uova e indice di conversione per massa d’uovo.

L’associazione più elevata è emersa tra ambiente termico e risposte termoregolatorie, con un coefficiente di correlazione canonica pari a 0,7449. In questa relazione, la temperatura cloacale e quella superficiale delle zone ricoperte da piume sono risultate maggiormente rappresentate nella funzione canonica, mentre il contributo della frequenza respiratoria è stato più contenuto.

Sono risultate significative, ma più moderate, anche le associazioni tra ambiente termico e prestazioni produttive e tra risposte termoregolatorie e prestazioni. Non è stata invece rilevata un’associazione statisticamente significativa per i gruppi di variabili che comprendevano il comportamento.

Il dato più interessante non riguarda quindi un singolo indicatore, ma il modo in cui le informazioni vengono interpretate. L’analisi canonica ha consentito di esaminare le relazioni tra gruppi di parametri che il semplice confronto tra singole coppie di variabili non riesce a descrivere nello stesso modo. Questo tipo di lettura può offrire un quadro più articolato della risposta delle ovaiole alle condizioni di caldo.

Va però chiarito il campo di applicazione del lavoro. La ricerca presenta un metodo di analisi statistica applicato a dati sperimentali, non un sistema di monitoraggio già disponibile per gli allevamenti. Non propone inoltre nuove soglie di allarme per temperatura, umidità o parametri fisiologici.

I risultati si riferiscono a una specifica linea genetica, a ovaiole di una determinata età, allevate in gabbie convenzionali e in un preciso contesto climatico. Poiché derivano da condizioni sperimentali specifiche, saranno necessarie ulteriori verifiche in differenti contesti produttivi per valutarne una possibile applicazione operativa.

Fonte: Souza C.O.M. et al. (2026), “Relationship Between Thermal Environment and Welfare Indicators of Laying Hens: A Canonical Correlation Approach”, Animal Science Journal, 97, e70171. Articolo pubblicato con licenza CC BY.