Come possiamo tenere sotto controllo l’influenza aviaria?

L’emergenza e il monitoraggio in laboratorio

Sempre più uccelli nei Paesi Bassi si ammalano a causa dell’influenza aviaria. In un allevamento di polli nel Drenthe, ad esempio, la scoperta del virus ha portato all’abbattimento di tutti i 71.000 polli. Poiché l’abbattimento da solo non è sufficiente (gli uccelli selvatici continuano a trasportare il virus dal Sud-est asiatico), i ricercatori lavorano in laboratori di massima sicurezza per trovare soluzioni. Tutti i campioni sospetti provenienti dai Paesi Bassi vengono inviati a Lelystad, presso il Wageningen Bioveterinary Research, all’interno della High Containment Unit (HCU). Questa unità è uno dei luoghi di ricerca più protetti del Paese, dove si manipolano virus altamente contagiosi come l’influenza aviaria. Per accedervi, il personale deve seguire protocolli rigorosi: lasciare fuori ogni oggetto personale (inclusi orologi e anelli), indossare abiti sterili e fare una doccia obbligatoria all’uscita per evitare di trasportare il virus all’esterno.

Diagnosi e analisi del virus

Per testare i campioni, i ricercatori utilizzano tamponi prelevati dalla trachea e dalla cloaca dei polli. Il virus viene estratto in un liquido e successivamente l’RNA viene isolato da appositi macchinari. Attraverso un test PCR, l’RNA viene moltiplicato per determinare se il campione è positivo e per identificare il sottotipo, come l’H5. Esistono varianti a bassa patogenicità, che causano sintomi lievi, e varianti ad alta patogenicità (derivate dai sottotipi H5 e H7), che sono molto più contagiose e letali. Grazie al sequenziamento dell’intero genoma, i ricercatori possono oggi stabilire se il virus proviene da un altro allevamento o se è stato introdotto da uccelli selvatici, monitorando anche eventuali mutazioni che potrebbero adattare il virus ai mammiferi o all’uomo.

Misure di contenimento e rischi ambientali

In caso di positività, l’autorità olandese (NVWA) interviene abbattendo gli animali, imponendo divieti di trasporto per prodotti come le uova e istituendo l’obbligo di confinamento. Quest’ultima misura serve a evitare il contatto tra i polli d’allevamento e gli uccelli selvatici infetti. Tuttavia, le infezioni si verificano ancora; sebbene la trasmissione via aerea sia considerata improbabile, il virus può essere trasportato dall’uomo tramite scarpe o mani. Per questo la biosicurezza (cambio di vestiti e calzature prima di entrare nelle stalle) è cruciale. Il paesaggio olandese, ricco di acqua e pascoli, attira molti uccelli acquatici selvatici, aumentando il rischio di infezione nelle aree costiere e lungo le rotte migratorie. Per allontanare questi uccelli, vengono testate anche tecnologie moderne come i laser.

La frontiera della vaccinazione

Per evitare l’abbattimento di centinaia di migliaia di animali ogni anno, la speranza è riposta nella vaccinazione. Esperimenti condotti nell’HCU hanno dimostrato che alcuni vaccini non solo impediscono ai polli di ammalarsi o morire, ma ne bloccano anche la trasmissione ad altri esemplari. Il rischio principale della vaccinazione è la “diffusione silente”: poiché i polli vaccinati non mostrano sintomi, il virus potrebbe diffondersi inosservato tra le stalle. È quindi fondamentale distinguere tra anticorpi derivati dal vaccino e quelli derivati da un’infezione naturale. Il vaccino contiene solo una piccola parte del virus, quindi un pollo vaccinato produrrà anticorpi solo contro quel frammento; un’infezione naturale, invece, genera anticorpi contro l’intero virus. Sulla base di queste ricerche, il ministero sta pianificando come implementare la vaccinazione su scala più ampia, mentre continua la ricerca per un controllo sempre più efficace delle malattie infettive.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=sDZCiSkQh58