
I recenti programmi di selezione genetica per efficienza alimentare e caratteri produttivi hanno dimostrato di essere, da soli, vincenti nello sviluppo di linee commerciali con caratteristiche di elevata produttività per le galline ovaiole e per i broiler a crescita veloce. Nonostante ciò, questo potenziale genetico nella selezione dei soli tratti produttivi desiderati spesso non viene espresso al massimo delle capacità del gruppo di animali in quanto le condizioni d’allevamento commerciale possono essere stressanti e difficoltose, potenziali cause negative per le condizioni di salute fisiche e mentali degli animali.
Muovendosi verso la resilienza
I futuri progressi nel campo dell’efficienza alimentare, dall’ingestione fino all’utilizzo dei nutrienti, sono una necessità oggigiorno, a causa della pressione globale riguardo all’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse per una produzione sostenibile. Perciò, per ottenere questi risultati produttivi, gli animali devono essere in condizioni di salute ottimali (sia mentalmente che fisicamente) fino alla fine del loro ciclo produttivo. Anche se alcuni produttori riescono ad avvicinarsi agli obiettivi di produzione descritti dalle case di genetica, la realtà per molti di loro è differente per molte ragioni. Prima di tutto, le condizioni commerciali possono essere difficoltose e stressanti per gli animali, e ogni sistema produttivo fronteggia le proprie problematiche. Per esempio, i sistemi in gabbia per le galline ovaiole offrono opportunità limitate perché gli animali possano manifestare comportamenti specie-specifici ed esercizio fisico, col risultato di problemi di plumofagia, mentre gestire animali in sistemi a più livelli, liberi, richiede impegno nel prevenire fratture e deviazioni ossee. In secondo luogo, e parlando in generale, gestire gruppi numerosi e ad alte densità nei capannoni può diventare un problema dal punto di vista della biosicurezza per la prevenzione della trasmissione di patologie infettive e il contenimento di eventuali focolai. In terzo luogo, gli impianti di riproduzione in cui sono ospitate le linee parentali e granparentali rispecchiano poco le condizioni di allevamento presenti nei capannoni commerciali, a causa dei rigorosi protocolli e standard di biosicurezza, delle strutture ad alta tecnologia, della gestione specializzata volta a valutare le prestazioni durante l’intero ciclo di vita e delle dimensioni relativamente ridotte dei gruppi. Tutto ciò contribuisce a creare una discrepanza tra gli obiettivi attesi e le performance osservate in condizioni commerciali. Perciò, più le condizioni d’allevamento commerciali si avvicinano a quelle degli allevamenti di riproduzione, minore sarà la differenza tra gli obiettivi attesi e le performance effettive d’allevamento.
La natura stressante delle condizioni dell’allevamento commerciale è inevitabile, così come i rischi potenziali di un focolaio di malattia infettiva o un’esposizione a patogeni. Perciò, gli animali devono essere competenti per poter affrontare con successo i potenziali fattori stressanti e agenti biologici che possono minare la loro salute (mentale e fisica) e le loro performance. Questa abilità di rimanere costanti e poco influenzati da fattori negativi esterni è chiamata “resilienza”, e la selezione di questo tratto genetico può essere vantaggiosa per i produttori, che faticano a mantenere condizioni ambientali interne ben bilanciate, in termini di comfort-zone, esenti da stress, e protette da pericoli fisici e biologici. Per quanto riguarda le difese dell’organismo contro le malattie, gli uccelli devono sviluppare una risposta immunitaria efficiente per mantenere buone prestazioni nelle condizioni di allevamento commerciale, soprattutto quando vi è margine di miglioramento negli standard di igiene dei capannoni. Includere questi tratti immunologici negli schemi riproduttivi può aiutare a sviluppare linee avicole più resilienti e adatte a condizioni locali, diminuendo la severità di eventuali falle nella biosicurezza. In maniera simile, includere stress-marks nei programmi riproduttivi (ad esempio il numero rilevato di linee d’interruzione trasversali nelle penne) può aiutare a identificare come gli animali affrontino lo stress ambientale e quali selezionare in base alle capacità adattive mostrate. Pertanto, integrare nei programmi di selezione genetica indicatori relativi alla capacità degli animali di adattarsi alle condizioni di allevamento commerciale, oltre ai parametri di prestazione e di salute, può contribuire a sviluppare linee genetiche più resilienti e a colmare l’attuale divario tra potenziale genetico e prestazioni in azienda.
Cercando l’adattabilità
La globalizzazione del settore avicolo potrebbe alimentare l’idea che una sola razza di pollo possa essere impiegata in qualsiasi sistema di produzione, in qualunque Paese, e ottenere ovunque prestazioni ottimali, un’idea, questa, ben lontana dalla realtà. D’altra parte, pensare alla maniera in cui le linee genetiche si sono così ben adattate ai sistemi di produzione convenzionali può essere utile per l’industria avicola nel diventare maggiormente sostenibile. In questo contesto, l’interazione genotipo-ambiente guadagna importanza in 1) adeguare la gestione e i capannoni alle necessità di razze altamente produttive o 2) selezionare gli animali maggiormente produttivi che meglio si adeguino alle condizioni locali e ai sistemi produttivi (ad esempio voliere o gabbie arricchite). Questa prospettiva può essere d’aiuto ai produttori nella scelta della genetica che più si avvicini alle loro necessità e raggiunga risultati affidabili in termini di performance. Inoltre, dal punto di vista del benessere, questo approccio può contribuire a mitigare il numero di perdite e di animali scartati entro la fine del ciclo produttivo grazie a condizioni di fitness e competitività migliori. Ottimizzare questa interazione tra genotipo e ambiente consente inoltre alle aziende di selezione genetica di coprire un’ampia gamma di esigenze e nicchie di mercato, dalle razze moderne a quelle più tradizionali o autoctone, e di offrire soluzioni mirate ai bisogni dei produttori. In modo simile, oltre a rendere commercialmente disponibile questa variabilità genetica, i produttori devono essere consapevoli delle razze che più si addicono alla loro situazione in termini di gestione e cura anziché ricercare solo linee altamente produttive, dal momento che possono raggiungere risultati migliori scegliendo la genetica più adatta per le loro condizioni.
La ricerca in questo campo ha evidenziato come le linee genetiche rispondano in maniera differente sia ai sistemi d’allevamento sia alla gestione del gruppo. Per esempio, pratiche gestionali come l’alimentazione precoce e la transizione incubatoio-accasamento, mitigare stress durante il ciclo, mantenere una condizione corporea uniforme, eseguire la foto-stimolazione nella corretta finestra temporale e mantenere degli standard di biosicurezza elevati sono fattori chiave nel raggiungimento di un pieno potenziale genetico di linee genetiche ad alta produttività. Tuttavia, applicare quotidianamente in modo coerente queste conoscenze è impegnativo e, per i produttori che possono incontrare difficoltà in tal senso, razze alternative più facili da gestire e resilienti possono rappresentare una scelta migliore per ottenere prestazioni superiori e maggiore benessere animale.








