
Le alte temperature registrate a giugno hanno colpito gli allevamenti di galline ovaiole in Francia, determinando una perdita stimata tra l’1,5 e il 2% della produzione nazionale, secondo il Comitato nazionale per la promozione dell’uovo (CNPO).
Le diverse stime diffuse dal CNPO indicano una perdita compresa tra 500.000 e 700.000 galline ovaiole durante l’ondata di caldo di giugno. Alice Richard, direttrice del CNPO, ha spiegato a Franceinfo che l’impatto è rimasto relativamente limitato su scala nazionale, anche se alcuni allevamenti sono stati colpiti duramente.
La Bretagna e i Paesi della Loira figurano tra le regioni che a giugno hanno affrontato episodi di caldo e siccità particolarmente intensi. Le condizioni sono state meno severe nei mesi di luglio e agosto.
Le alte temperature hanno influito anche sulla produzione. Secondo Richard, con il caldo le galline consumano meno mangime e, di conseguenza, producono meno uova e di calibro inferiore. La riduzione del peso è stata limitata a uno o due grammi per uovo e il fenomeno è considerato reversibile.
Il ritorno di temperature più fresche dovrebbe favorire una ripresa della produzione e consentire di ritrovare i calibri abitualmente disponibili sul mercato.
Nonostante le recenti difficoltà produttive, il CNPO non prevede problemi di approvvigionamento nelle prossime settimane. La domanda rimane comunque sostenuta: negli ultimi tre anni il consumo di uova in Francia è aumentato di circa il 5% all’anno e la produzione nazionale ha incontrato difficoltà nel tenere il passo.
Le tensioni si sono parzialmente attenuate durante l’estate, periodo in cui il consumo di uova è generalmente più basso.
Gli effetti dell’ondata di caldo di giugno sono variati sensibilmente tra allevamenti e regioni, in funzione della loro ubicazione e delle attrezzature disponibili. Secondo Richard, i produttori del Sud-Ovest della Francia sono più abituati alle alte temperature e dispongono spesso di sistemi di ventilazione e nebulizzazione più efficienti.
La situazione registrata in Bretagna a giugno è stata invece del tutto insolita e la regione non dispone ancora di attrezzature sufficienti per affrontare adeguatamente future ondate di caldo. Secondo Richard, saranno quindi necessari ulteriori valutazioni e investimenti.
La direttrice del CNPO ha citato anche Italia e Spagna, dove gli allevamenti sono generalmente meglio attrezzati per gestire le alte temperature, trattandosi di condizioni climatiche con cui i produttori hanno maggiore familiarità.





