
La transizione verso sistemi di allevamento alternativi e all’aperto ha determinato un rinnovato aumento della pressione infettiva da parassiti intestinali (elminti) nel settore avicolo. Tali parassiti provocano non solo danni diretti a carico del tratto gastroenterico, ma possono anche compromettere il sistema immunitario e le performance produttive, sottolineando la necessità di strumenti diagnostici accurati, di un monitoraggio sistematico e di strategie di controllo specifiche a livello di allevamento.
➤ Hilde Van Meirhaeghe1,2, Swati Karki1,3, Giuditta Tilli1, Maarten De Gussem1,2
1 Vetworks bvba, Knokstraat 38, Poeke B-9880, Belgio (hilde.vanmeirhaeghe@vetworks.eu; swati.karki@vetworks.eu; giuditta.tilli@vetworks.eu; maarten.degussem@vetworks.eu)
2 Facoltà di medicina veterinaria, Università di Ghent, Salisburylaan 133, 9820, Merelbeke, Belgio
3 Poulpharm bvba, Prins Albertlaan 112, 8870 Izegem, Belgio
Ri-emergenza delle infestazioni da elminti nella moderna produzione avicola
In passato, il passaggio da sistemi di allevamento estensivi a sistemi di allevamento intensivi (con stabulazione permanente e utilizzo di gabbie) ha portato a una drastica riduzione delle parassitosi da elminti¹. Tuttavia, in risposta alla crescente domanda dei consumatori per standard più elevati di benessere animale, questa tendenza si è progressivamente invertita: i polli trascorrono nuovamente parte del tempo all’aperto e, in seguito al divieto dell’Unione Europea sulle gabbie convenzionali, la prevalenza delle infezioni da elminti è aumentata nuovamente. Questo rischio più elevato non riguarda esclusivamente i sistemi free-range, ma interessa tutti i sistemi di allevamento in cui gli animali possono razzolare e beccare il suolo, entrando così in contatto con le feci. Secondo un recente studio sulla prevalenza di elminti in avicoltura a livello mondiale, tra oltre 30 specie di elminti identificate, le più diffuse risultano essere: nematodi intestinali (Ascaridia galli), nematodi ciecali (Heterakis gallinarum), nematodi filiformi (Capillaria spp.) e cestodi (Raillietina cesticillus)². Altre specie sono meno comuni negli allevamenti avicoli industriali, come il piccolo cestode (Davainea proglottina) e il verme della trachea (Syngamus trachea).
Cosa prendere in considerazione per un programma di sverminazione efficace
Per tenere sotto controllo le parassitosi intestinali, è fondamentale comprendere diversi aspetti chiave della loro biologia e della loro epidemiologia:
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Ciclo vitale
I vermi tondi (Ascaridia, Heterakis e Capillaria) hanno un ciclo vitale diretto: le uova degli elminti si sviluppano nell’ambiente esterno e, dopo 1–2 settimane, all’interno delle uova si formano le larve. Quando l’uovo infestante viene ingerito dal pollo, la larva viene rilasciata e inizia la propria migrazione attraverso i diversi stadi di sviluppo del parassita all’interno del tratto gastrointestinale. Alcuni stadi larvali si insediano nella parete intestinale, mentre i vermi adulti risiedono generalmente nel lume intestinale o tra le pliche della mucosa.
I vermi piatti (Raillietina, Davainea) hanno un ciclo vitale indiretto: le uova si sviluppano in larve (cisticercoidi) all’interno di un ospite intermedio, come insetti o mosche. I polli ingeriscono l’ospite intermedio infestato; dopodiché la larva ingerita viene liberata nell’intestino del pollo, si attacca alla parete intestinale e si sviluppa fino allo stadio adulto. Dopo 2–3 settimane, i segmenti maturi dell’adulto contenenti uova (proglottidi) vengono eliminati con le feci e possono essere nuovamente ingeriti dall’ospite intermedio.
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Periodo di prepatenza
Il periodo prepatente è l’intervallo di tempo che intercorre tra l’ingestione di un uovo infestante da parte del pollo e l’eliminazione delle uova del parassita da parte dello stesso animale. Questo parametro deve essere noto, poiché varia a seconda della specie di parassita intestinale e rappresenta un fattore critico nello sviluppo di un efficace piano di sverminazione.
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Meccanismi di sopravvivenza nell’ambiente
Le uova degli elminti sono altamente resistenti e, in presenza di condizioni ambientali favorevoli di temperatura, umidità relativa e disponibilità di ossigeno, possono rimanere infestanti per mesi o addirittura anni. Se il ciclo biologico prevede anche un ospite intermedio o di trasporto, come insetti, le possibilità di sopravvivenza del parassita aumentano ulteriormente. Un ospite paratenico funge da vettore protettivo per il parassita, ma non è essenziale per il completamento del ciclo biologico.
La Tabella 1 riassume le principali caratteristiche dei principali parassiti intestinali.

Principali problemi causati dai parassiti intestinali
I pulcini e gli animali giovani sono particolarmente suscettibili alle infestazioni da elminti; negli animali più anziani gli effetti sono spesso meno gravi, suggerendo lo sviluppo di un certo grado di immunità naturale nei confronti dei parassiti. L’impatto delle infestazioni dipende inoltre in larga misura dalla carica parassitaria e dal livello di pressione infettiva.
Danni diretti causati dai parassiti
- Ascaridia galli: provoca infiammazione e sanguinamento nella parete intestinale a causa della penetrazione della mucosa del piccolo intestino da parte delle larve. Ciò determina danni all’epitelio intestinale, che possono esitare in diarrea e ridotta capacità di assorbimento dei nutrienti. Nei casi di infestazione massiva, può verificarsi un’occlusione intestinale dovuta alla presenza dei nematodi nel lume intestinale. Nelle galline ovaiole o nei riproduttori, possono essere osservati cali improvvisi della produzione di uova. In casi molto rari, ma occasionalmente segnalati, i vermi possono raggiungere l’uovo tramite migrazione attraverso la cavità addominale fino all’ovidotto o attraverso la cloaca. Sebbene ciò non rappresenti un rischio significativo per la salute pubblica, può comunque destare preoccupazione nei consumatori.
- Heterakis gallinarum: generalmente provoca danni diretti limitati, poiché i vermi risiedono principalmente nel lume cecale e le larve rimangono nella parete del cieco solo per brevi periodi. Tuttavia, i ciechi possono presentare infiammazione localizzata e ispessimento della mucosa. È importante sottolineare che l’Heterakis gallinarum funge da ospite intermedio per l’Histomonas meleagridis, un protozoo flagellato responsabile della cosiddetta malattia della testa nera (istomoniasi). L’Histomonas rappresenta un esempio di “superparassita”: non solo necessita di un ospite intermedio (Heterakis gallinarum), ma può anche persistere per lunghi periodi in un ospite di trasporto, come i lombrichi, aumentando notevolmente la sua diffusione. La malattia della testa nera, ben nota nei tacchini, può provocare anche gravi patologie in galline ovaiole o riproduttori, principalmente attraverso l’infiammazione del cieco.
- Capillaria spp.: possono essere rinvenuti nel gozzo e nell’esofago, ma principalmente nel piccolo intestino. Le infestazioni lievi causano ispessimento e infiammazione del gozzo e dell’esofago. In caso di infestazioni gravi del piccolo intestino, si possono osservare diarrea emorragica, perdita di peso e anemia. Negli allevamenti all’aperto o su lettiera, il numero di uova di Capillaria può aumentare significativamente, portando a infestazioni massicce. Nelle galline ovaiole ciò può determinare riduzione della produzione di uova e deficit di vitamina A, mentre negli animali riproduttori può compromettere la fertilità e la schiusa.
- Raillietina cesticillus: può determinare perdita di peso, debolezza, rallentamento della crescita e riduzione della produzione di uova. Questo cestode risiede nel lume intestinale e i danni principali derivano dalla competizione per i nutrienti con l’ospite. Le uova vengono eliminate con le feci circa due settimane dopo l’ingestione di un ospite intermedio infetto e, se è presente un ospite intermedio nell’ambiente, esso può facilitare nuove infestazioni. In condizioni ambientali favorevoli, la pressione infettiva può aumentare rapidamente e le uova possono sopravvivere per periodi prolungati all’interno dell’ospite intermedio.
Danni indiretti causati dai parassiti
Oltre ai danni diretti (principalmente a carico del tratto gastrointestinale), le infestazioni da parassiti intestinali influenzano anche lo stato di salute generale degli avicoli. Tipicamente si osservano sintomi cronici più che acuti. Gli elminti competono con l’ospite per i nutrienti, causando carenze che possono determinare rallentamento della crescita, riduzione della produzione e diminuzione della risposta immunitaria. In generale, i polli infestati risultano meno attivi; tuttavia, possono manifestare comportamenti più aggressivi e un aumento dei bagni di sabbia.
Poiché i polli infestati da vermi presentano una resistenza ridotta, risultano più suscettibili ad altri patogeni, inclusi batteri e virus. I danni locali alla mucosa intestinale causati dai vermi facilitano la penetrazione di microrganismi attraverso la parete intestinale, aumentando il loro potenziale patogeno. Inoltre, batteri o virus possono essere presenti sulla superficie o all’interno delle uova degli elminti, contribuendo alla loro diffusione. Questo fenomeno è stato segnalato, ad esempio, per Salmonella, adenovirus e reovirus.
Esiste un’immunità naturale nei confronti dei parassiti?
Le infestazioni da elminti inducono una vasta gamma di risposte immunitarie. Ciò è dovuto non solo alla complessa struttura antigenica del parassita, ma anche alla presenza di diversi stadi di sviluppo (larve e vermi adulti) localizzati in tessuti differenti.
I polli possono sviluppare un’immunità protettiva contro gli elminti, che contribuisce a mantenere l’infezione a livelli ridotti. Tale immunità riduce la produzione di uova da parte dei vermi, prolunga il periodo di prepatenza e limita la crescita del parassita. Tuttavia, in presenza di elevata pressione infettiva, l’immunità naturale può risultare insufficiente a garantire protezione. L’immunità naturale dipende da diversi fattori, tra cui età, predisposizione genetica, stato ormonale (ad esempio l’inizio della produzione di uova), stress e alimentazione.
Diagnosi e monitoraggio: strumenti tradizionali e innovativi
Per determinare quando un allevamento deve essere sottoposto a sverminazione e valutare la risposta alla terapia, è fondamentale utilizzare metodi affidabili di diagnosi e monitoraggio. L’obiettivo è identificare le specie di parassiti intestinali presenti e valutare la gravità dell’infestazione. Insieme alle metodologie tradizionali, attualmente vengono impiegati nuovi strumenti diagnostici e di sorveglianza, volti alla rilevazione precoce delle infestazioni da nematodi intestinali. Una panoramica completa di tutti gli strumenti è riportata nella Tabella 2.

Prima di decidere di iniziare il trattamento, è opportuno considerare non solo i risultati degli esami delle feci e della valutazione post-mortem, ma anche lo stato sanitario complessivo del gruppo.
Opzioni di trattamento
Un buon antielmintico dovrebbe essere efficace contro i vermi adulti, gli stadi larvali e le uova, e coprire le diverse specie di elminti comunemente presenti nei polli. Tutti i soggetti del gruppo devono ingerire una quantità adeguata del prodotto. Per questo motivo il trattamento viene somministrato per diversi giorni consecutivi.
Attualmente in Europa sono approvate solo due sostanze attive per la sverminazione nei polli: flubendazolo e fenbendazolo. Entrambe possono essere somministrate attraverso il mangime (formulazione in polvere) oppure tramite l’acqua di bevanda (sospensione/emulsione orale). Non è previsto un tempo di sospensione per le uova.
Ulteriori sostanze attive che possono essere utilizzate al di fuori dell’Europa sono albendazolo, piperazina e levamisolo. La maggior parte delle specie di elminti diventa clinicamente rilevante solo quando presente in numero elevato. È inoltre importante considerare la specie di verme identificata, poiché la loro patogenicità varia e il periodo di prepatenza differisce tra le diverse specie.
Varie strategie di sverminazione
L’obiettivo di un efficace programma di controllo delle infezioni da vermi è mantenere la pressione infettiva in allevamento il più bassa possibile. Anche dopo la sverminazione, la lettiera o le aree esterne rimangono contaminate da uova di vermi e, in alcuni casi, da ospiti intermedi o di trasporto, determinando una reinfezione continua.
Per la sverminazione si possono seguire due programmi: uno “monitorato” oppure uno “strategico”.
- Approccio monitorato: prevede un monitoraggio regolare e l’intervento solo quando l’infestazione viene rilevata. Questo approccio comporta il rischio che, al momento del trattamento, possano essersi già verificati danni significativi nel gruppo.
- Approccio strategico: prevede la sverminazione a intervalli regolari prima che le uova possano svilupparsi in nuovi vermi (cioè entro il periodo di prepatenza). In teoria ciò significa:
- Ascaridia: ogni 6 settimane
- Heterakis: ogni 4 settimane
- Capillaria: ogni 3 settimane
In genere si raccomanda di sverminare i giovani animali ogni 6–8 settimane. Con l’avanzare dell’età delle galline è possibile adottare intervalli più lunghi, poiché il periodo di prepatenza tende ad aumentare. Le pollastre destinate alla produzione dovrebbero idealmente essere sverminate prima dell’inizio della deposizione. Ciò permette di prevenire gli effetti negativi dei vermi durante il periodo in cui le galline sono più sensibili, cioè all’inizio della fase di deposizione.
Prevenzione da infestazioni
Come per qualsiasi infezione, prevenire l’introduzione è essenziale per il controllo delle infestazioni da vermi. Le uova dei vermi sono altamente resistenti e possono sopravvivere per lunghi periodi in condizioni favorevoli, ad esempio nelle aree esterne. La disinfezione completa delle aree esterne è praticamente impossibile, ma la rotazione delle aree di pascolo e un adeguato drenaggio possono ridurre il rischio di infestazione.
La pulizia e la disinfezione del capannone durante il periodo di vuoto, insieme all’aggiunta di una nuova lettiera per ogni ciclo produttivo, rappresentano misure fondamentali.
Feci o lettiera provenienti da allevamenti infestati possono essere introdotte tramite camion, visitatori o altri fomiti. Per questo motivo, devono essere rigorosamente applicate le misure di decontaminazione prima di entrare in contatto con gli animali (ad esempio l’utilizzo di zone filtro). Un altro punto critico è il controllo di parassiti, insetti e uccelli selvatici, che risulta particolarmente difficile nei sistemi di allevamento all’aperto.
Messaggi da portare a casa
Quasi tutti gli allevamenti avicoli con animali allevati a terra sono interessati da infezioni da elminti e la crescente diffusione dei sistemi alternativi e all’aperto è destinata ad aumentare ulteriormente. Oltre ai danni a livello gastrointestinale, gli elminti compromettono lo stato di salute generale e la competenza immunitaria, contribuendo a perdite produttive attraverso la competizione per i nutrienti e l’interazione con altri patogeni.
Un controllo efficace richiede una strategia di sverminazione specifica per il gruppo, basata su evidenze e integrata nella gestione complessiva dell’allevamento, guidata da una diagnosi accurata e da un monitoraggio costante. Considerata la rinnovata rilevanza delle infezioni da elminti nelle moderne condizioni di allevamento, ulteriori ricerche su resistenze, misure di controllo alternative, vaccinazione e gestione ambientale sono essenziali per un controllo sostenibile nel lungo periodo.
Bibliografia
1 Janssens, P. G., Vercruysse, J., & Jansen, J. (1989). Worms and worm diseases in humans and domestic animals.
2 Shifaw, A., Feyera, T., Walkden-Brown, S. W., Sharpe, B., Elliott, T., & Ruhnke, I. (2021). Global and regional prevalence of helminth infection in chickens over time: A systematic review and meta-analysis. Poultry Science, 100(5), Article 101082. https://doi.org/10.1016/j.psj.2021.101082





