
Negli ultimi decenni si sono moltiplicati i tentativi di introdurre standard di benessere animale nei sistemi di produzione alimentare, con l’obiettivo di prevenire sofferenze non necessarie agli animali. In particolare, per quanto riguarda la produzione avicola – sia per la carne che per le uova – numerose campagne non governative hanno portato il benessere degli avicoli sotto i riflettori, con l’intento di migliorare le loro condizioni di vita. Queste campagne hanno inoltre aumentato la consapevolezza dei consumatori su alcune pratiche della produzione avicola, stimolando una maggiore domanda affinché vengano rispettati più elevati standard di benessere da parte di tutti gli operatori della filiera, dagli allevamenti ai macelli. Allo stesso tempo, garantire il benessere animale porta vantaggi anche per gli operatori del settore: non solo consente di soddisfare le richieste del mercato e gli obblighi normativi, ma assicura anche migliori performance animali e minori perdite, con conseguenti benefici economici significativi.
Benefici economici derivanti dall’implementazione del benessere animale: cosa sappiamo?
Nonostante l’ampio consenso sui ritorni economici derivanti dal miglioramento delle performance produttive e dalla riduzione delle perdite grazie all’applicazione di misure di benessere animale, la comunità scientifica non ha prodotto il numero di studi che ci si potrebbe attendere, considerando l’importanza dell’argomento, soprattutto per i produttori di broiler. Una ricerca sistematica della letteratura scientifica rilevante (1982-2022) ha evidenziato che, sebbene vi fosse un numero significativo e crescente di articoli dedicati al benessere animale, solo una parte limitata di essi si concentrava esclusivamente sulla produzione di pollo da carne, provenendo principalmente da Nord America, Europa e Australia. Solo sette articoli, pur valutando direttamente o indirettamente le variabili che influenzano il benessere dei broiler, consideravano l’impatto economico dell’applicazione o della mancata applicazione dei principi di benessere animale, senza tuttavia quantificare in modo specifico i ritorni economici derivanti da tali pratiche.
Garantire un ambiente confortevole per gli animali è fondamentale per ridurre la mortalità, nonché gli sprechi di mangime e acqua e, di conseguenza, aumentare la redditività per capo. Il comfort in un allevamento avicolo è influenzato da molti fattori strettamente interconnessi tra loro: densità di allevamento, qualità della lettiera e dell’aria, temperatura, illuminazione, nutrizione e pratiche gestionali complessive. Una lettiera di buona qualità, ad esempio, è condizionata da variabili quali ventilazione inadeguata, salute intestinale, composizione del mangime, densità di allevamento, stagione e peso vivo degli animali. Inoltre, un’ampia letteratura scientifica che ha indagato l’impatto della densità di allevamento sull’incremento ponderale, sull’indice di conversione e sulla mortalità, che tendono a peggiorare in presenza di un maggiore contenuto di umidità della lettiera, elevate concentrazioni di ammoniaca nell’aria, carica microbica ambientale e livelli di cortisolo associati allo stress. Sebbene principalmente correlata ad alti tassi di crescita, l’incidenza di zoppia sembra essere legata anche alla densità di allevamento, così come a patologie quali dermatite plantare e ustioni al garretto, carenze nutrizionali, qualità dell’aria, illuminazione e ritmi circadiani, età e pratiche gestionali, inclusa la genetica degli animali.
Il comfort animale deve essere mantenuto anche durante il trasporto al macello, comprese le fasi di movimentazione e carico. Strategie inadeguate di gestione in queste fasi, come il carico di animali provenienti da allevamenti diversi, rappresentano una forte fonte di stress per i soggetti, con conseguente aumento della mortalità. Gli animali che muoiono durante il trasporto sono definiti dead-on-arrival (DOA) e tali decessi sono attribuiti a fattori che agiscono appunto durante il processo di trasporto. Sia i DOA sia le altre cause di scarto in macello, più frequenti nei lotti con elevati tassi di DOA, comportano evidenti conseguenze economiche e possono essere dovuti a cause patologiche o non patologiche. La ricerca ha dimostrato che i tassi di DOA possono essere influenzati da condizioni climatiche estreme, come quelle estive e invernali, che rendono necessaria l’adozione di pratiche alternative di gestione del trasporto per mantenere gli animali all’interno della loro zona di termoneutralità. Tuttavia, lo stress subito dai soggetti durante la cattura e il trasporto rimane uno dei fattori più dannosi. Studi hanno riportato una maggiore incidenza di congestione polmonare e traumi negli animali DOA, condizioni direttamente correlabili a fasi di cattura e trasporto particolarmente stressanti. Tassi elevati di DOA possono tuttavia essere associati anche a malattie preesistenti, come ascite e osteomielite, e a una maggiore incidenza di sindromi da morte improvvisa.
La piattaforma Poultry Chain Management per una filiera avicola più efficiente e sostenibile
Indipendentemente dal fatto che la mortalità venga registrata in allevamento o all’arrivo al macello, tutte le cause di morte rappresentano una perdita economica che deve essere affrontata. Consapevoli della grande rilevanza del tema, i ricercatori hanno sviluppato la piattaforma Poultry Chain Management – uno strumento di monitoraggio automatizzato che raccoglie dati lungo l’intera filiera della produzione avicola, dall’arrivo degli animali in allevamento fino al macello. I dati vengono quindi suddivisi in quattro fasi produttive:
- Fase di allevamento: vengono registrati temperatura, umidità, luminosità, livelli di CO₂ e ammoniaca ogni 30 secondi;
- Carico: monitoraggio del caricamento dei lotti nelle gabbie e sui camion in base ai movimenti delle braccia degli operatori, rilevati tramite braccialetti elettronici;
- Trasporto: mortalità, durata del trasporto, temperatura, umidità, accelerazione, livelli di ammoniaca e CO₂;
- Macello: numero di animali abbattuti e loro condizioni fisiche (ali rotte, contusioni, ematomi, altre fratture ossee), procedure di lavorazione e confezionamento (percentuale di eviscerazione e lavaggio inadeguati), qualità della carne (classificata come “A” se la maggior parte della carne finale è di alta qualità e “B” in caso contrario).
Grazie a questa raccolta integrata di dati, è stato possibile identificare e analizzare gli indicatori chiave delle performance (Key Performance Indicators, KPI) per evidenziare i problemi critici in ciascuna fase e migliorare così la gestione complessiva della filiera.
Prospettive dei consumatori
È interessante notare che, sebbene le preoccupazioni sul benessere animale siano oggi una realtà consolidata sia tra gli stakeholder del settore sia nel pubblico generale, non esiste un consenso definitivo tra i consumatori su cosa sia esattamente il benessere animale e quali condizioni garantiscano una vita etica per gli animali. Uno studio ha suddiviso i consumatori in tre categorie principali in base alle loro percezioni del benessere animale nei sistemi di produzione di broiler. Un primo gruppo (39% degli intervistati) si è concentrato sullo «spazio» come fattore principale di benessere, considerando elementi come l’accesso all’aria aperta e una bassa densità di allevamento cruciali per il benessere dei polli. Una seconda categoria di individui (14%) si è focalizzata sul «metodo di abbattimento» e, in particolare, sull’uso o meno dello stordimento. Questi primi due profili di consumatori avevano una visione più speculativa dei sistemi di allevamento avicolo e, probabilmente, una prospettiva «unidimensionale» sugli animali. Solo circa la metà (47%) degli intervistati si è concentrata su «molteplici fattori», dimostrando una prospettiva equilibrata e completa sul concetto complesso di benessere animale. Essi sembravano possedere una percezione più sfumata delle diverse modalità di produzione di broiler e, di conseguenza, essere consapevoli che il benessere animale debba essere garantito attraverso un’ampia gamma di standard diversi.
Considerazioni finali
Soprattutto alla luce dell’attesa crescita della popolazione mondiale e, di conseguenza, della domanda di alimenti di origine animale, la produzione avicola, e in particolare quella di broiler, è destinata a svolgere un ruolo cruciale nella sicurezza alimentare globale e nell’approvvigionamento proteico, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Garantire il benessere animale deve quindi procedere di pari passo con l’espansione del settore, non solo per considerazioni etiche, ma anche per le implicazioni economiche associate a pratiche di benessere inadeguate, quali ridotte performance in allevamento e accettazione da parte dei consumatori, oltre a maggiori scarti in macello. Tuttavia, la ricerca dovrebbe approfondire l’analisi dell’impatto finanziario dei problemi di benessere, specialmente per gli allevatori, al fine di sensibilizzarli sui benefici derivanti da una corretta e sostenibile implementazione del benessere animale e aiutarli a orientarsi tra le possibili soluzioni per modificare le strategie gestionali o, eventualmente, le strutture degli allevamenti. Va infatti riconosciuto che assicurare standard di benessere più elevati comporta generalmente maggiori costi produttivi, che gli allevatori potrebbero non essere disposti ad accettare, soprattutto in un settore altamente competitivo come quello avicolo, a meno che non siano compensati da meccanismi di mercato quali premi di prezzo sui prodotti finiti.
Barbosa D.K. et al., Relationship Between Animal Welfare Metrics, Production, Slaughter, and Economic Gain in Poultry Farming, Poultry, 2025, 4(1), 48. https://doi.org/10.3390/poultry4040048.
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Testo riassunto e adattato editorialmente dal team redazionale di Zootecnica.








