Nel 2022 è scesa la produzione di carne di pollo in Italia: cosa aspettarci per il futuro?

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Nel corso dello scorso anno, la produzione di carne di pollo in Italia ha subito una decisa riduzione, segnando il calo più significativo mai registrato. Nel 2022, si è attestata a soli 1,21 milioni di tonnellate, una diminuzione quasi del 12% (-11,8% dato ISMEA) rispetto all’anno precedente, il livello più basso degli ultimi dieci anni.

Diversi fattori hanno contribuito a questa contrazione. L’aumento sostanziale dei costi di produzione e le complesse dinamiche geopolitiche hanno certamente giocato un ruolo importante, ma la principale causa è stata l’epidemia di influenza aviaria altamente patogena (HPAI), la peggiore mai registrata in Europa.

Secondo un rapporto pubblicato dall’istituto agroalimentare ISMEA lo scorso aprile, l’Italia è passata da un surplus di carne di pollo pari al 107,8% a una situazione di autosufficienza al 100% (-7,8% rispetto al 2021). Questa riduzione dell’offerta ha spinto le esportazioni a diminuire del 24%, concentrandosi maggiormente sul mercato interno, dove i prezzi elevati hanno reso più vantaggiosa la vendita locale. Anche gli importatori hanno cercato di soddisfare la domanda di carne di pollo nel Paese, con un aumento delle importazioni.

Tuttavia, non solo la scarsità dell’offerta ha influito sull’aumento dei prezzi, ma anche i costi di produzione che hanno subito un significativo incremento. L’ISMEA rileva che i costi, in particolare quelli relativi ai mangimi, hanno registrato aumenti a due cifre.

Tra ottobre 2021 e marzo 2022, i prezzi all’ingrosso della carne di pollo e di tacchino sono saliti di oltre il 50%, raggiungendo un picco record in aprile. Successivamente, si è verificato un periodo di stabilizzazione dei prezzi, pur rimanendo su livelli elevati. Anche nel 2023, i prezzi hanno mantenuto una tendenza positiva, sebbene con aumenti inferiori rispetto a febbraio e marzo.

Il ritorno ai livelli pre-pandemici sembra essere all’orizzonte, come previsto da Unaitalia lo scorso aprile. Questa previsione si basa sulle attuali prospettive economiche e con la prospettiva di un aumento dei consumi.

Secondo Unaitalia, il settore sta attraversando un periodo di normalizzazione dopo due anni difficili, con l’ulteriore notizia che i costi di produzione si sono in parte stabilizzati.
Guardando ai primi mesi del 2023 la domanda di carne avicola è cresciuta del 12%.