
Le previsioni FAS di settembre indicano un’ulteriore crescita della produzione e dei consumi di carne di pollo nell’Unione europea. La prevista riduzione delle importazioni si basa però sull’ipotesi che le restrizioni alle forniture brasiliane restino in vigore per tutto il 2027, anche se il rapporto finale di un audit UE sui controlli brasiliani, reso noto il 28 settembre, ha da allora avvicinato la possibile riapertura del mercato.
La produzione di carne di pollo nell’UE dovrebbe aumentare di circa il 2%, raggiungendo i 13 milioni di tonnellate nel 2027, dopo una crescita stimata del 3,4% nel 2026. Il Poultry and Products Annual, pubblicato il 14 settembre 2026 dal Foreign Agricultural Service (FAS) dell’USDA a Parigi, attribuisce l’incremento alla domanda interna sostenuta e alla minore concorrenza delle importazioni brasiliane.
Per i consumi, la previsione è di 11,89 milioni di tonnellate nel 2027, l’1,6% in più rispetto al 2026. La crescita è legata soprattutto all’andamento demografico, mentre è atteso anche un lieve aumento dei consumi pro capite. Il pollo rimane una fonte di proteine animali relativamente conveniente e beneficia dello spostamento di parte dei consumi dalle carni bovine e suine. Aumentano anche le vendite dei tagli meno costosi, tra cui cosce e ali. Solo in Francia, le catene di fast food specializzate nel pollo rappresentano oggi un mercato da 1,2 miliardi di euro, cresciuto dell’8% in un anno.
Andamenti diversi tra gli Stati membri
La Polonia dovrebbe confermarsi il principale produttore di carne di pollo dell’UE, con oltre il 21% della produzione complessiva. Una parte consistente viene venduta fuori dal mercato nazionale: circa il 44% negli altri Stati membri e il 26% nei Paesi extra-UE.
In Spagna la produzione è prevista in crescita, sostenuta da margini positivi e da una domanda interna stabile. Anche in Italia è atteso un aumento nel 2026 e nel 2027, fino a tornare a livelli che non si registravano da prima dei focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) del 2020.
La crescita dovrebbe essere più contenuta in Germania, dove FAS prevede un incremento inferiore all’1,5% annuo nello stesso periodo. Le difficoltà nell’ottenere le autorizzazioni per nuovi capannoni avicoli limitano le possibilità di espansione.
Nei Paesi Bassi, invece, la produzione dovrebbe stabilizzarsi o diminuire leggermente nel 2026 e nel 2027. Pesano la concorrenza dei produttori polacchi e dei fornitori extra-UE, in particolare della Thailandia, e i programmi per la riduzione delle emissioni di azoto. Il rapporto precisa che non sono ancora chiari gli effetti di questi programmi sugli allevatori.
Costi dei mangimi in aumento
La siccità e le ondate di calore che hanno interessato l’Europa occidentale e centrale nel 2026 hanno ridotto la disponibilità di cereali e potrebbero far aumentare i costi dei mangimi. Secondo FAS, i produttori di pollo dovrebbero riuscire a trasferire questi aumenti alla distribuzione, come già avvenuto in precedenti periodi di elevati costi dell’alimentazione.
I prezzi della carne di pollo erano già in crescita nella prima metà del 2026, sostenuti da una domanda elevata. Il rincaro dei mangimi potrebbe contribuire a nuovi aumenti nel 2027, soprattutto se le restrizioni alle importazioni dal Brasile resteranno in vigore.
Le malattie avicole restano un rischio per la produzione, anche se FAS considera limitato l’impatto dell’HPAI sul settore della carne di pollo nell’UE, perché la maggior parte dei casi ha riguardato galline ovaiole, tacchini e anatre. In Polonia, nella prima metà del 2026, la maggior parte dei focolai ha interessato allevamenti di tacchini e galline ovaiole, mentre la malattia di Newcastle ha colpito anche allevamenti avicoli commerciali.
Le importazioni dipendono dal ritorno del Brasile sul mercato UE
FAS prevede che le importazioni UE di carne di pollo scendano a 640.000 tonnellate nel 2027, dalle 740.000 tonnellate del 2026. La stima presuppone che le restrizioni sulle carni avicole brasiliane introdotte il 3 settembre 2026 rimangano in vigore per tutto il 2027.
In base alla normativa UE di riferimento, il Brasile è stato rimosso dall’elenco dei Paesi autorizzati per il pollame perché la Commissione europea non aveva ricevuto informazioni sufficienti a garantire che il Paese avrebbe avuto in vigore, entro il 3 settembre 2026, le misure necessarie per rispettare i requisiti dell’Unione sull’uso di determinati antimicrobici.
Se questa situazione dovesse proseguire, la Thailandia diventerebbe il principale fornitore dell’UE. Le sue esportazioni consistono soprattutto in carne di pollo cotta e in preparazioni lavorate o salate, richieste in particolare dal settore alberghiero, della ristorazione e istituzionale. Le maggiori forniture da altri Paesi non dovrebbero compensare completamente i volumi brasiliani, mentre le importazioni dall’Ucraina sono previste sostanzialmente stabili.
La situazione potrebbe però cambiare. Dopo la pubblicazione del rapporto FAS, il 28 settembre il Ministero dell’Agricoltura brasiliano ha reso noto il rapporto finale dell’audit condotto in Brasile dalla Direzione generale Salute e sicurezza alimentare (DG SANTE) della Commissione europea. Secondo il ministero, la valutazione ha concluso che il sistema di controlli brasiliano per la carne avicola e il miele è in grado di fornire le garanzie richieste dalla normativa europea sull’uso degli antimicrobici.
Questo non significa che le esportazioni possano riprendere immediatamente. Il Brasile deve ancora essere formalmente reinserito nell’elenco dei Paesi autorizzati. Le previsioni commerciali FAS riportate nell’articolo si riferiscono quindi allo scenario delineato il 14 settembre, prima di questi sviluppi.
Maggiore concorrenza sui mercati di esportazione
Le esportazioni UE di carne di pollo sono previste in calo dell’1,3%, a 1,75 milioni di tonnellate nel 2027. FAS si attende una maggiore concorrenza se il Brasile reindirizzerà parte delle proprie forniture verso mercati alternativi, compresi alcuni serviti dagli esportatori europei. A incidere sulla competitività sono anche l’aumento dei prezzi del pollo nell’UE e il rafforzamento dell’euro.
Il Regno Unito rimane la principale destinazione, con il 35% delle esportazioni UE di carne di pollo. L’Africa subsahariana è invece un mercato importante per i tagli congelati a basso prezzo, in particolare la carne scura, e per la carne di pollo separata meccanicamente. FAS prevede una diminuzione delle spedizioni di questi prodotti verso la regione.
Fonte: USDA Foreign Agricultural Service (FAS). 2026. Poultry and Products Annual – European Union. Report E42026-0072, a cura di Xavier Audran, FAS Paris, 14 settembre 2026. I dati relativi a produzione, consumi e commercio sono stime e previsioni del FAS Post contenute nel rapporto.
Fonti aggiuntive: Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189 della Commissione del 4 giugno 2026; Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento del Brasile, comunicato sulla pubblicazione del rapporto finale dell’audit della Commissione europea relativo alla produzione di carne avicola e miele, 28 settembre 2026.





