
Il monitoraggio delle matrici ambientali, la valutazione predittiva del rischio e l’integrazione delle attività di sorveglianza rappresentano alcuni dei punti centrali del modello One Health illustrato durante il webinar internazionale “The Three-Dimensional One Health Model in the Prevention of Avian Influenza”, organizzato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nell’ambito del progetto MSCC di EFSA, in collaborazione con il Ministero della Salute. L’incontro ha approfondito l’applicazione dell’approccio One Health alla prevenzione dell’influenza aviaria, evidenziando il ruolo della collaborazione tra salute animale, salute umana e ambiente.
Il modello presentato durante il webinar si basa su tre dimensioni: quella culturale ed educativa, dedicata alla formazione e all’armonizzazione delle competenze; la prevenzione proattiva, che punta ad anticipare il rischio attraverso il monitoraggio ambientale e strumenti di valutazione predittiva; e la dimensione dell’equità e della vulnerabilità, orientata a favorire un accesso più uniforme alle misure di prevenzione, con particolare attenzione alle comunità rurali e agli operatori della filiera. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo è integrare questi tre elementi in un unico protocollo d’azione, superando la frammentazione dei sistemi di sorveglianza.
Uno dei temi approfonditi nel corso della sessione tecnico-scientifica, coordinata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), riguarda l’evoluzione dell’approccio alla sorveglianza dell’influenza aviaria. In relazione alla plasticità genetica del virus H5N1 e alla sua capacità di riassortimento, è stata evidenziata la necessità di integrare competenze e dati provenienti da ambiti diversi per rafforzare la capacità di individuare precocemente le situazioni di rischio.
Tra gli elementi del modello rientra il campionamento sistematico delle matrici ambientali, comprese acque e suolo, come sistema di allerta precoce per individuare la presenza del virus prima della comparsa dei focolai clinici. A questo si affianca la valutazione predittiva del rischio, basata su modelli sviluppati per identificare anticipatamente le aree maggiormente esposte e consentire l’adozione mirata delle misure di biosicurezza.
La strategia comprende inoltre la mappatura delle vulnerabilità, con particolare attenzione alle difficoltà che i piccoli allevamenti rurali possono incontrare nell’applicazione delle misure di biosicurezza, così da orientare interventi di supporto mirati. Parallelamente, gli studi sulla percezione del rischio analizzano conoscenze e comportamenti di allevatori, veterinari e cittadini per sviluppare strategie di comunicazione finalizzate a favorire una maggiore adesione alle attività di sorveglianza e ai protocolli di biosicurezza.
Nel corso del webinar è stato inoltre richiamato il ruolo della cooperazione tra OMS, FAO, WOAH e UNEP nell’ambito dell’approccio One Health. Tra gli obiettivi indicati per il biennio 2025-2026 figurano il rafforzamento della sorveglianza integrata delle zoonosi, il monitoraggio ambientale mediante strumenti digitali, lo scambio dei dati tra i diversi settori coinvolti e il potenziamento delle competenze professionali attraverso programmi di formazione dedicati.
Fonte: www.salute.gov.it





