
Una scoping review di 38 studi sperimentali ha rilevato risultati favorevoli ricorrenti per timo, rosmarino e menta piperita su performance produttive e microbiota intestinale. L’eterogeneità dei protocolli e la scarsità di dati diretti sull’AMR non consentono però conclusioni definitive sulla sostituzione degli antibiotici.
In una scoping review pubblicata nel 2025, il timo è risultato di gran lunga la pianta medicinale più studiata in avicoltura. Diversi lavori hanno riportato effetti favorevoli su performance produttive, mortalità e microbiota intestinale, mentre rosmarino e menta piperita figurano anch’essi tra gli ingredienti valutati più frequentemente.
Il quadro complessivo è però meno uniforme di quanto questi risultati possano suggerire. Dosi, formulazioni e condizioni sperimentali variavano sensibilmente tra gli studi e diversi trial non hanno rilevato effetti significativi sulle performance. Inoltre, gran parte delle analisi microbiologiche ha misurato popolazioni batteriche, non l’antimicrobico-resistenza in quanto tale.
La review offre quindi una mappa utile della ricerca recente sui fitogenici, ma non dimostra che le piante medicinali possano già essere considerate sostituti comprovati degli antibiotici nella produzione avicola.
Il timo ha la base di evidenze più ampia
Gli autori hanno condotto, tra dicembre 2022 e febbraio 2023, una ricerca su PubMed, ScienceDirect e Google Scholar relativa a studi in lingua inglese pubblicati da gennaio 2019 a febbraio 2023. Dei 4.213 record inizialmente individuati, 38 studi sono stati inclusi dopo lo screening.
Erano ammessi trial randomizzati controllati o studi quasi-sperimentali condotti su galline, polli o pulcini. Gli outcome principali comprendevano consumo di mangime, indice di conversione alimentare, peso corporeo, incremento ponderale, mortalità e microbiota intestinale. Trattandosi di una scoping review, gli autori non hanno combinato gli effetti in una meta-analisi.
Diciassette dei 38 studi hanno valutato il timo. Tredici lo hanno testato da solo, sotto forma di polvere, estratto o olio essenziale, mentre quattro lo hanno utilizzato in combinazione con altri ingredienti. La review identifica 11 studi sul timo relativi alle performance di crescita, due sulla mortalità e quattro sul microbiota intestinale.
Alcuni esperimenti hanno prodotto risultati chiaramente favorevoli. In uno studio su 180 broiler, l’integrazione della dieta con 6 g/kg di polvere di foglie di timo ha ridotto significativamente la conta totale dei batteri aerobi e dei coliformi nel duodeno e nel cieco, mentre la popolazione di Lactobacillus è aumentata rispetto al controllo.
Un altro studio ha coinvolto 600 broiler Ross 308 e ha confrontato oli essenziali di menta, timo e cannella in forma libera o nano-incapsulata con chitosano. Gli oli essenziali e la nano-incapsulazione hanno migliorato l’incremento ponderale e l’FCR nella fase finale e nell’intero periodo sperimentale; la risposta più marcata è stata riportata con il timo ed è risultata maggiore dopo nano-incapsulazione.
La risposta non è stata però costante tra gli esperimenti. In uno studio su 108 ovaiole Hy-Line Brown non sono emerse differenze significative nel consumo di mangime, nella produzione giornaliera di uova, nel peso dell’uovo o nell’FCR con diete contenenti l’1% o il 2% di foglie di timo essiccate. In un altro esperimento su 400 broiler maschi Ross, gli oli essenziali di timo e rosmarino non hanno modificato significativamente peso corporeo, incremento ponderale o consumo di mangime.
Differenze di questo tipo ricorrono in tutta la review. Uno stesso ingrediente può dare risultati diversi in funzione di dose, preparazione, fase produttiva e condizioni sperimentali.
Risultati favorevoli anche per altre piante, ma i confronti restano difficili
Il rosmarino è stato studiato in cinque lavori, mentre la menta piperita è comparsa da sola in tre studi e in combinazione con altre piante in altri due. Entrambe hanno prodotto risultati favorevoli in alcuni trial, ma non sono mancati esiti nulli.
Uno degli studi su animali infettati ha coinvolto 80 broiler Cobb sottoposti a challenge con Escherichia coli O78 a una settimana di età. La mortalità ha raggiunto il 25% nel gruppo controllo infetto, rispetto al 10% nei polli alimentati con 5 g/kg di polvere di rosmarino e al 5% in quelli che ricevevano 5 g/kg di semi di fieno greco in polvere. Nello stesso studio, entrambi i gruppi supplementati hanno mostrato peso corporeo e incremento ponderale superiori rispetto ai controlli infetti.
Si tratta tuttavia di un singolo modello di infezione sperimentale e il risultato non permette di attribuire al fieno greco un vantaggio generale rispetto al rosmarino nelle condizioni commerciali.
Anche gli studi con un antibiotico come termine di confronto hanno dato risultati articolati. In un trial su 750 broiler Cobb, sia una combinazione di estratti di Origanum vulgare e Andrographis paniculata sia un trattamento con zinco bacitracina hanno determinato a 28 giorni un peso corporeo superiore rispetto al controllo non trattato. L’FCR è risultato migliore con la zinco bacitracina. Il gruppo trattato con estratti vegetali ha invece mostrato un diverso profilo del microbiota intestinale, con più Lactobacillus e Bacillus e meno isolati di E. coli e Salmonella.
Risultati di questo tipo rendono difficile applicare in modo generale l’etichetta di “alternativa agli antibiotici”. Un intervento può migliorare un parametro senza eguagliare l’antibiotico su un altro.
I dati sul microbiota sono più numerosi di quelli sull’AMR
La review è impostata in parte sul tema dell’antimicrobico-resistenza e dell’approccio One Health, ma la maggioranza degli outcome microbiologici inclusi riguarda l’abbondanza batterica o la composizione del microbiota.
Diversi studi hanno riportato conte inferiori di E. coli, Salmonella o altri batteri potenzialmente indesiderati e valori maggiori di Lactobacillus. Questi risultati descrivono modificazioni della popolazione microbica intestinale. Da soli, non dimostrano una riduzione dell’antimicrobico-resistenza.
Gli studi condotti direttamente su batteri resistenti sono molto meno numerosi. Un trial pilota ha incluso broiler infettati sia con un ceppo multiresistente di Salmonella Enteritidis sia con un ceppo sensibile a sulfa-trimetoprim. Secondo la review, olio di timolo allo 0,1% e una microemulsione allo 0,01% hanno ridotto la conta di Salmonella nel contenuto ciecale e nelle deiezioni e diminuito la mortalità dopo cinque giorni di trattamento.
Questo esperimento è più vicino al tema dell’AMR rispetto alla maggior parte degli studi inclusi, ma resta un singolo trial pilota all’interno di un insieme di interventi molto eterogeneo. Gli stessi autori indicano la necessità di ulteriori prove che confrontino il timo con gli antibiotici in polli infettati da batteri multiresistenti.
Nel paper, quindi, la prospettiva One Health indica soprattutto una direzione di ricerca futura, più che un effetto già dimostrato in modo consistente nell’insieme delle evidenze disponibili.
La questione della dose resta aperta
Gli autori indicano 5–6 g/kg di polvere di timo come intervallo meritevole di ulteriori studi e, nelle conclusioni, raccomandano nuove prove con 5–6 g/kg di timo, 5–10 g/kg di rosmarino e 5–10 g/kg di miscele timo-rosmarino.
Questi valori non devono essere interpretati come raccomandazioni commerciali già consolidate. La review non comprende un’analisi dose-risposta aggregata e gli esperimenti differivano per tipologia ed età degli animali, formulazione, presenza o meno di challenge e durata.
Nel paper compaiono inoltre due incongruenze interne rilevanti per le evidenze sul timo. Una delle citazioni utilizzate a sostegno dell’intervallo di 5–6 g/kg rimanda in realtà a uno studio sui costi dell’asma nell’uomo. In un altro punto, il testo afferma che la nebulizzazione di olio essenziale di timo ha migliorato l’FCR, mentre la relativa voce della Tabella 1 riporta per il gruppo trattato con timo l’FCR più elevato, con P > 0,05.
Le due incongruenze riguardano specifici passaggi del paper e rendono necessario trattare con particolare cautela le relative affermazioni sul dosaggio e sull’FCR.
Gli autori riconoscono anche limiti più generali. La ricerca bibliografica ha interessato soltanto tre database, ha incluso esclusivamente pubblicazioni in inglese e ha raccolto studi con metodologie molto eterogenee. Tre trial hanno utilizzato miscele di piante medicinali, rendendo impossibile isolare il contributo dei singoli ingredienti. Inoltre, la ricerca si è conclusa nel febbraio 2023, oltre due anni prima della pubblicazione del paper.
La qualità degli studi è stata valutata da un revisore sulla base della metodologia e della qualità della rivista, con il coinvolgimento di altri autori in caso di necessità; il paper non riferisce l’impiego di uno strumento standardizzato per la valutazione del rischio di bias. In quanto scoping review, il lavoro non fornisce neppure una stima aggregata dell’effetto medio dei trattamenti.
Per la ricerca sulla nutrizione avicola, la conclusione più solida resta quindi più circoscritta rispetto all’idea di sostituire gli antibiotici. Il timo dispone della base di evidenze più ampia tra le piante considerate nella review, mentre rosmarino, menta piperita, fieno greco, aglio e altri ingredienti hanno prodotto risultati incoraggianti in specifiche condizioni sperimentali. Servono però studi più standardizzati per definire dose, formulazione, valore economico ed effetti sull’antimicrobico-resistenza.
Fonte
Dardouri M, Mtibaa MM, Azaiez S, Mahjoub Khachroub A, Mansour W. Herbs impact on poultry health and antimicrobial resistance: a scoping review with one health perspective. BMC Veterinary Research. 2025;21:499. doi:10.1186/s12917-025-04760-6.
L’articolo originale è pubblicato con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0).
Lo studio è stato finanziato dall’International Center for Antimicrobial Resistance Solutions (ICARS), Project ID 200005, e dal progetto ENVIRE nell’ambito di JPIAMR-ACTION. Gli autori hanno dichiarato l’assenza di conflitti di interesse.
Articolo scritto autonomamente dalla redazione di Zootecnica – Rivista Avicola sulla base dello studio citato.





