
L’avicoltura moderna è uno dei settori zootecnici più efficienti in termini di conversione alimentare e produzione di proteine animali. Negli ultimi decenni, la selezione genetica e l’ottimizzazione dei mangimi hanno permesso di ottenere polli sempre più performanti, in grado di raggiungere rapidamente il peso di macellazione con un consumo di mangime contenuto. Tuttavia, questa elevata efficienza produttiva è stata accompagnata da una crescente pressione sul benessere animale e sull’ambiente, rendendo evidente la necessità di un approccio più sostenibile. Dal divieto dell’uso degli antibiotici come promotori di crescita, la nutrizione ha assunto un ruolo centrale non solo nel sostenere la crescita, ma anche nel garantire la salute intestinale, la resilienza degli animali e la riduzione delle emissioni inquinanti. In questo contesto, stanno emergendo sostanze innovative, capaci di rispondere simultaneamente a esigenze produttive e ambientali.
La salute intestinale
L’intestino dei polli è considerato a tutti gli effetti un organo metabolico complesso. Il microbiota intestinale, in particolare quello localizzato nei ciechi, svolge un ruolo determinante nel metabolismo dei nutrienti, nella modulazione della risposta immunitaria e nella protezione contro i patogeni. È in grado di fermentare carboidrati non digeribili, portando alla produzione di acidi grassi a corta catena, come acetato, propionato e butirrato, che forniscono energia alle cellule intestinali, migliorando l’integrità della mucosa e contribuendo a mantenere un pH sfavorevole alla crescita dei microrganismi patogeni. Un microbiota equilibrato consente un miglior utilizzo dell’azoto, riducendone le emissioni, e permette una minore formazione di metaboliti secondari. Quando questo equilibrio viene alterato, a causa di stress, alte densità di allevamento, cattiva gestione della lettiera o per squilibri nutrizionali, si instaura una condizione di disbiosi, che può tradursi in peggiori performance produttive, maggiore incidenza di patologie enteriche e aumento dell’impatto ambientale.
Prebiotici
I prebiotici sono carboidrati non digeribili dall’animale che vengono selettivamente utilizzati dai microrganismi benefici presenti nell’intestino. A differenza dei probiotici, non introducono batteri dall’esterno, ma favoriscono lo sviluppo di quelli già adattati all’ambiente intestinale dei broiler. L’azione dei prebiotici si traduce in una proliferazione di specie batteriche benefiche per l’intestino, in un miglioramento della morfologia intestinale, con villi più lunghi e una maggiore superficie di assorbimento, in una maggiore produzione di muco e in una stimolazione del sistema immunitario locale. Questi effetti risultano particolarmente evidenti nelle prime fasi di vita, quando il microbiota è ancora in formazione e l’intestino è più sensibile agli stimoli nutrizionali. Dal punto di vista produttivo, l’effetto dei prebiotici sulle performance non è sempre uniforme. In molti studi si osservano miglioramenti del peso vivo e dell’indice di conversione, soprattutto in condizioni di stress ambientale o sanitario. In altri casi, i benefici sono più evidenti sul piano della salute intestinale e dell’immunità, senza tradursi in un incremento delle performance. Sono strumenti efficaci se integrati in un sistema di gestione d’allevamento corretto.
Tra i prebiotici più utilizzati, si annoverano i derivati della parete cellulare del lievito, come mannanoligosaccaridi (MOS) e β-glucani, particolarmente noti per la loro capacità di sostenere la risposta immunitaria. Questi composti favoriscono la crescita di batteri benefici, riducono l’adesione dei patogeni alla mucosa intestinale e stimolano il sistema immunitario innato. Numerosi studi indicano che l’impiego di MOS e β-glucani può migliorare le performance, soprattutto nella fase starter e in situazioni di stress, aumentando la resilienza degli animali.

ICA = indice di conversione alimentare
BW = body weight = peso corporeo
Inoltre, sul mercato, sono presenti gli xylo-oligosaccaridi (XOS), che rappresentano un interessante punto di incontro tra nutrizione e gestione ambientale. Derivati dalla degradazione delle pareti cellulari dei cereali, gli XOS vengono fermentati nel cieco con produzione di acidi organici che abbassano il pH intestinale e influenzano positivamente la qualità della lettiera. Una lettiera più acida e stabile riduce la volatilizzazione dell’ammoniaca, migliorando la qualità dell’aria all’interno del capannone. Questo ha effetti diretti sul benessere animale, riducendo l’incidenza di dermatiti plantari e problemi respiratori, ma anche effetti indiretti sull’ambiente, limitando le emissioni di azoto. Anche in questo senso, l’azione degli XOS può dipendere dalla gestione dell’allevamento, che ne influenza l’efficacia.
Un altro prebiotico utilizzato è l’inulina, ossia un frutto-oligosaccaride di origine vegetale che, oltre a modulare la composizione del microbiota, influenza specifiche vie metaboliche, in particolare quelle legate alla produzione di butirrato. Alcuni studi mostrano che l’inulina può migliorare alcuni parametri immunitari e, in determinate condizioni, migliorare la resa della carcassa. Tuttavia, gli effetti dipendono fortemente dal dosaggio, dalla fonte, dalla durata della somministrazione e dalla gestione dell’allevamento.
Precision biotics
I precision biotics rappresentano una delle evoluzioni più recenti della nutrizione in avicoltura. A differenza dei prebiotici tradizionali, che agiscono prevalentemente sulla composizione del microbiota, questi additivi sono progettati per modulare specifiche vie metaboliche microbiche. Infatti, sono in grado di indirizzare il metabolismo intestinale verso una maggiore produzione di metaboliti benefici e una riduzione dei processi putrefattivi legati alla degradazione proteica. Questo consente un miglior recupero dell’azoto a livello intestinale e una minore escrezione di composti azotati, con una conseguente riduzione delle emissioni di ammoniaca.
Gli studi più recenti dimostrano che l’impiego dei precision biotics è in grado di migliorare in modo consistente le performance produttive, con incrementi del peso vivo e un miglioramento dell’indice di conversione. Recentemente, è stata osservata anche una maggiore persistenza della deposizione nelle galline ovaiole. Parallelamente, la riduzione dell’ammoniaca in lettiera si traduce in una migliore qualità dell’ambiente di allevamento, con effetti positivi sulla salute respiratoria e dei cuscinetti plantari. Inoltre, in condizioni di sfida enterica, i precision biotics hanno mostrato una buona capacità di mantenere l’integrità della mucosa intestinale e di sostenere la risposta immunitaria, evitando cali di performance.
Considerazioni finali
Le evidenze scientifiche indicano che prebiotici e precision biotics non devono essere considerati semplici additivi, ma elementi strategici di un approccio nutrizionale integrato. I prebiotici tradizionali rappresentano un valido supporto alla salute intestinale, soprattutto nelle prime fasi di vita. I precision biotics, invece, aprono nuove prospettive nella riduzione dell’emissione di azoto in ambiente e nel miglioramento del benessere animale, grazie alla loro capacità di modulare direttamente il metabolismo del microbiota. Tuttavia, è sempre necessaria una buona gestione dell’allevamento.





