
Le proiezioni globali indicano che la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi entro il 2050 e che, di conseguenza, la domanda di proteine animali aumenterà del 14% e il consumo di uova del 39%. Questo enorme incremento della domanda sta accentuando ulteriormente la dipendenza da materie prime chiave per i mangimi, come mais e soia. Per questo motivo, la qualità della farina di soia nei mangimi per animali è una questione fondamentale (Ravindran et al., 2014).
Statistiche sulla produzione di soia
La Figura 1 mostra un andamento costantemente crescente della produzione mondiale di soia. In base ai dati FAOSTAT, nel 2024 è stato raggiunto il massimo storico di produzione. Questa tendenza è proseguita nel 2025, quando i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti indicano che la produzione globale ha toccato un nuovo record di 428,15 milioni di tonnellate. Spinta dalla domanda di mercato in costante aumento, questa crescita annuale è destinata a proseguire.

L’importanza della soia nei mangimi
La caratteristica più importante della soia è che fornisce più proteine per unità di superficie e a un costo inferiore rispetto ad altre fonti vegetali e animali destinate all’alimentazione zootecnica. La proteina della soia è quella più vicina alla proteina animale e ha un valore biologico molto elevato. Per questo motivo, i prodotti derivati dalla soia, soprattutto la farina di soia, vengono utilizzati come fonte proteica nelle razioni per pollame e piccoli ruminanti, oltre che per bovini da latte e da carne (Anonimo, 2019; Tüfekçi, 2019).
Il contenuto proteico della farina di soia è influenzato da diversi fattori, tra cui varietà della soia, lavorazioni del terreno, caratteristiche del suolo, clima, raccolta e condizioni di trasformazione (Grieshop et al., 2003; Thakur and Hurburgh, 2007; de Coca-Sinova et al., 2008; Frikha et al., 2012; Ravindran et al., 2014; García-Rebollar et al., 2016; Lagos and Stein, 2017). Il contenuto proteico delle materie prime è uno dei parametri controllati di routine dall’industria mangimistica ed è fondamentale per garantire la corretta composizione della matrice nelle formulazioni dei mangimi.
Da questo punto di vista, anche variazioni dell’1% nell’impiego di fonti proteiche durante la formulazione della razione possono tradursi in importanti conseguenze economiche. I fattori che determinano il valore economico non sono solo la quantità di proteina grezza, ma soprattutto le analisi biochimiche precise degli amminoacidi digeribili e dell’energia metabolizzabile inclusi nella matrice della razione.
Analisi di laboratorio
L’obiettivo di questo progetto è determinare le differenze nella composizione nutrizionale, nel profilo amminoacidico e nella qualità proteica della farina di soia importata da diversi Paesi e impiegata nella produzione di mangimi per l’alimentazione animale. Come materiale di studio è stata utilizzata farina di soia importata da cinque Paesi diversi: Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay. In queste farine sono stati determinati i livelli di sostanza secca, ceneri grezze, grassi grezzi, proteina grezza, amido, zuccheri, fibra grezza e proteina grezza digeribile, e il valore dell’energia metabolizzabile per il pollame è stato calcolato sulla base dei dati ottenuti. Per valutare la qualità proteica sono state effettuate analisi sul profilo amminoacidico, sull’attività dell’ureasi, sull’indice di distribuzione della proteina, sulla solubilità della proteina in idrossido di potassio e sull’attività degli inibitori della tripsina.
In questo studio, la farina di soia è stata utilizzata come materiale di analisi, e sono state impiegate farine importate da cinque diversi Paesi. Come mostrato nella Figura 2, le farine provenienti da varie origini (tra cui Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay) sono state acquistate da un fornitore privato.

I valori medi di solubilità proteica in KOH (idrossido di potassio) delle farine di soia provenienti da diversi Paesi sono riportati nella Tabella 1. In base a questo parametro, è stato determinato che il valore KOH della farina ucraina era il più elevato (79,02%), mentre quello della farina brasiliana era il più basso (70,27%) (P <0,001).
Sulla base dei risultati, i valori relativamente bassi di solubilità proteica in KOH osservati nei campioni provenienti da Brasile (70,27%) e Uruguay (72,56%) sono stati attribuiti a caratteristiche strutturali legate all’origine, più che all’intensità dei trattamenti industriali di calore, come tostatura o cottura. Questa variazione deriva da fattori agroecologici, genetici e geografici.

In primo luogo, la composizione delle subunità proteiche e il livello di idrofobicità dei genotipi coltivati in Sud America presentano differenze strutturali. Questa variabilità genetica è il principale fattore che determina la capacità naturale di solubilità in solventi alcalini, indipendentemente dalle condizioni di processo. In secondo luogo, le condizioni agroecologiche, come temperatura, regime delle precipitazioni e composizione del suolo, a cui la pianta è esposta durante le fasi di crescita, influenzano direttamente la stabilità termica e la conformazione naturale delle proteine, limitandone così il livello di solubilità di base. Inoltre, anche le dinamiche di raccolta e stoccaggio specifiche delle diverse aree possono causare modifiche permanenti nella stabilità della matrice proteica.
I dati relativi ai profili amminoacidici della farina di soia sono riportati nella Tabella 1. È emerso che il contenuto di alanina e arginina nella farina di soia nigeriana era più elevato rispetto alle altre, rispettivamente 2,28% e 3,29% (P <0,05). È stato inoltre osservato che i campioni brasiliani e nigeriani contenevano quantità maggiori di acido aspartico e acido glutammico rispetto agli altri campioni (P <0,05). Nell’analisi del contenuto di metionina, la farina brasiliana ha mostrato un valore più alto (0,31%), mentre quella uruguaiana un valore più basso (0,19%) (P <0,001). La farina nigeriana è risultata inoltre più ricca di ornitina, fenilalanina, prolina e tirosina (P <0,05).

SEM = errore standard della media.
Il profilo amminoacidico della farina di soia osservato in questo studio è simile ai risultati riportati da Goldflus et al. (2006), Thakur e Hurburgh (2007), Medic et al. (2014) e Lagos e Stein (2017), e le caratteristiche geografiche dell’area di coltivazione e le condizioni agronomiche rientrano tra i fattori che determinano il contenuto amminoacidico della farina. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che anche il livello proteico della farina influisca sul profilo degli amminoacidi (Medic et al., 2014; Mourtzinis et al., 2017; Pfarr et al., 2018).
Conclusione
In conclusione, è stato dimostrato che il paese di origine della farina di soia influisce sulla sua qualità proteica attraverso il contenuto di nutrienti e il profilo amminoacidico. Tra le farine di soia esaminate, quella brasiliana ha mostrato il più alto contenuto di proteina grezza e di energia metabolizzabile. Inoltre, per quanto riguarda la metionina, la farina di soia proveniente dal Brasile ha evidenziato un contenuto più elevato. Quella proveniente dalla Nigeria ha mostrato la digeribilità più alta, mentre l’attività ureasica è risultata al livello più basso nelle farine di soia provenienti dagli Stati Uniti e dall’Ucraina. Alla luce di tutti questi risultati, è stato stabilito che la farina di soia di origine brasiliana è più vantaggiosa in termini di contenuto proteico e di metionina, mentre la farina di soia di origine ucraina è più vantaggiosa in termini di qualità proteica (attività ureasica, indice di distribuzione proteica, solubilità proteica in idrossido di potassio e attività dell’inibitore della tripsina). Pertanto, è stato concluso che, quando si utilizza farina di soia di diversa origine nella produzione di mangimi commerciali, dovrebbero essere impiegate matrici nutrizionali diverse in base a questi criteri.
Autore

Güner Gövenç
Bursa Uludağ University, Institute of Science, Department of Feeds and Animal Nutrition, Nilüfer, Bursa, Turkey
guner.govenc@hotmail.com





