Influenza aviaria, EFSA: in Francia la vaccinazione delle anatre ha probabilmente contribuito al calo dei focolai nel settore

Foto di Bicanski da Pixnio

Tra il 1° ottobre 2025 e il 28 agosto 2026 in Europa sono stati registrati 7.000 rilevamenti di influenza aviaria ad alta patogenicità negli uccelli selvatici. È il dato più alto almeno dal 2016: circa 1,8 e 1,7 volte quello delle precedenti stagioni record, il 2021–2022 e il 2022–2023. Tra i volatili domestici, pollame e altri uccelli detenuti, i focolai sono stati invece 1.081, contro i 2.805 e i 1.314 di quelle due stagioni. I dati sono nell’ultimo rapporto trimestrale di EFSA, ECDC e Laboratorio di referenza dell’UE per l’influenza aviaria, pubblicato il 22 settembre.

Nelle anatre domestiche il calo è netto. In Francia i focolai in anatre erano 848 nel 2021–2022 e 251 nel 2022–2023, il 60% e il 63% dei focolai registrati nel Paese. Nella stagione in corso, con dati al 28 agosto, sono stati 58 su 125. In Ungheria si è passati da 145 e 95 focolai in anatre, circa la metà di quelli registrati nel Paese, a 5 su 16.

Gli autori ritengono che biosicurezza rafforzata e misure preventive abbiano probabilmente contribuito al calo, nonostante gli elevati livelli di infezione nei selvatici. Per la Francia indicano in particolare la vaccinazione preventiva delle anatre, introdotta dopo quelle due stagioni. È obbligatoria dall’ottobre 2023 negli allevamenti con più di 250 anatre destinate alla commercializzazione ed è stata rinnovata nel 2024 e nel 2025. Secondo il rapporto, insieme a controlli di biosicurezza più rigorosi, sembra aver ridotto sia i focolai dovuti all’introduzione del virus dai selvatici sia la trasmissione tra allevamenti. Il piano francese riguarda solo le anatre: nella campagna 2025–2026 la vaccinazione di polli e galline ovaiole è vietata.

In Ungheria, nel 2025, il settore delle anatre è stato oggetto di misure per limitare la diffusione secondaria: restrizioni al ripopolamento, sorveglianza rafforzata degli allevamenti ad alto rischio, interventi sulla biosicurezza e incentivi a ridurre la densità degli allevamenti. Anche queste, secondo EFSA, sembrano aver contribuito alla riduzione dei focolai.

Sono valutazioni prudenti, basate sul confronto tra stagioni e non su studi controllati. In Italia il progetto pilota di vaccinazione avviato il 5 maggio 2026 riguarda invece tacchini da carne e galline ovaiole ed è limitato a cinque allevamenti: tre di tacchini nel Veronese e due di ovaiole nel Mantovano.

Nei prossimi mesi il rapporto prevede un aumento delle positività nei selvatici, con l’arrivo dei migratori e dei giovani uccelli privi di immunità pregressa. Il contatto, diretto o indiretto, con gli uccelli selvatici resta la principale via di introduzione del virus negli allevamenti.

Fonti: EFSA, ECDC, EURL, “Avian influenza overview June–August 2026”, EFSA Journal 2026;24(9):10369, doi: 10.2903/j.efsa.2026.10369; Ministère de l’Agriculture (Francia), Plan de vaccination officiel IAHP, campagne 2025-2026.